Nuovo Cda, vecchia Rai. Il mercato è quello politico, non quello televisivo

di CARMELO PALMA – Chissà se tra poche ore il conclave della Vigilanza eleggerà i papi di Viale Mazzini o per la quarta o quinta volta ci sarà una fumata nera e le trattative continueranno e i voti in libertà ed in vendita dei cardinali troveranno nuove occasioni e nuove posizioni di rendita. L’intera vicenda – che ruota attorno al tentativo del PdL di portare 4 dei “suoi” nel Cda (anche coi voti della Lega) e che al momento è fallito per il non voto di un solo renitente e per la regola che impone la ripetizione dell’intera votazione in caso di ex aequo – si presta ovviamente ad una lettura malevola e “antiberlusconiana”.

Il teatrino dei voti sbagliati per errore o per forza – Verro è diventato ad un certo punto Verri, così i berlusconiani hanno potuto chiedere di annullare il voto di un berlusconiano per salvarne un altro, Pilati e ripetere l’intera votazione; poi il voto coperto-scoperto dei leghisti che hanno giurato di non fare quello che chiunque sapeva avrebbero fatto, votare la Todini; e ancora il latinorum regolamentare che ha incasinato e intimidito un Presidente incerto, che vorrebbe gestire col consensus una commissione politicamente randagia… Tutto questo è di marca molto berlusconiana, perfino nello stile.

Ma è soprattutto di “marca Rai” perché la matrice di questa logica del “che me dai – che te vendi” è nella costituzione materiale e politica del servizio pubblico, che il governo prova a contenere dall’esterno con una gestione para-commissariale, non potendola bonificare dall’interno e dissolverne la natura più intima e vera di macchina del consenso – e c’è un solo modo, per altro: venderla perché diventi, se il padrone ne è capace, una macchina da soldi.

Monti si è dovuto limitare a fare le nomine giuste (a partire da quella della Tarantola con la contestuale designazione di Gubitosi a direttore generale) per bilanciare quelle necessariamente sbagliate – con alcune eccezioni a confermare la regola – che il mercato parlamentare avrebbe prodotto, a propria immagine e somiglianza. Per commissariare la Rai, Monti avrebbe avuto bisogno dei voti dei commissariati, e non li avrebbe avuti. Ora (perché prima o poi dalla Vigilanza i nomi dei magnifici sette usciranno), dovrà comunque chiedere loro, per interposto cda Rai, di negoziare una tregua, ma anche (inevitabilmente) uno scambio, da cui se va bene uscirà una Rai altrettanto “politica”, ma meno sciupona.

Per il resto, tutto uguale. Il canone e il tetto pubblicitario continuerà a sussidiare le entrate Mediaset, la retorica del “servizio pubblico” continuerà a consolidare l’assetto oligopolistico della televisione generalista, i martiri e gli eroi della libertà di informazione continueranno a celebrare la propria “passione” dagli schermi della TV di Stato.

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Twitter @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Nuovo Cda, vecchia Rai. Il mercato è quello politico, non quello televisivo”

  1. marcello scrive:

    Non si sente parlare mai dell’amministratore delegato. Nella Rai non conta nulla, o esistono delle società per azioni che possono non averlo, o nelle aziende (anche giornalistiche) di solito c’è solo il direttore?

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  1. […] on 05 luglio 2012. Tag: Berlusconi, cda Rai, Mediaset, Rai, Schifani – Ieri dicevamo che sulla nomina del Cda della Rai da parte della Commissione di Vigilanza si sarebbe consumato (ce […]

  2. […] Monti si è dovuto limitare a fare le nomine giuste (a partire da quella della Tarantola con la contestuale designazione di Gubitosi a direttore generale) per bilanciare quelle necessariamente sbagliate – con alcune eccezioni a confermare la regola – che il mercato parlamentare avrebbe prodotto, a propria immagine e somiglianza. Per commissariare la Rai, Monti avrebbe avuto bisogno dei voti dei commissariati, e non li avrebbe avuti. Ora (perché prima o poi dalla Vigilanza i nomi dei magnifici sette usciranno), dovrà comunque chiedere loro, per interposto cda Rai, di negoziare una tregua, ma anche (inevitabilmente) uno scambio, da cui se va bene uscirà una Rai altrettanto “politica”, ma meno sciupona…(leggi su libertiamo.it) […]