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Eurovertice, un grande passo avanti

– Lontano dai tatticismi politici dei partiti nostrani Mario Monti si muove indubbiamente meglio.
Oltre confine, in Europa e non solo, il suo prestigio e la considerazione conquistata con il percorso accademico e negli anni in cui fu commissario europeo gli consegnano indubbiamente territori nei quali muoversi con maggior dimestichezza e aggressività. Monti è tornato dall’eurovertice con una vittoria significativa, fortemente voluta, nella direzione di una costruzione europea più organica, più consapevole e con meno incertezze.

Convinto che solo l’integrazione politico-finanziaria fra i Paesi aderenti avrebbe potuto dare una chance alla fragile moneta comunitaria, ha messo in minoranza la Germania di frau Merkel che fino al giorno prima dettava tempi e strategie. Segnali che il rigore della cancelliera cominciasse a mostrare le prime crepe erano venuti nelle scorse settimane da Schauble e dalla Bundesbank. Il nuovo asse italo-franco-spagnolo ha fatto il resto.

Dunque, l’euro avrà il suo firewall. Non è ancora la definitiva messa in sicurezza dei debiti sovrani, ma un passo avanti verso la stabilizzazione economica e monetaria dell’area. Il nuovo Meccanismo Europeo di Stabilità rende strutturali gli interventi a difesa dei debiti contro l’eccesso di interessi e tranquillizza gli operatori di mercato, “costretti” finora al flight to quality. L’Esm potrà acquistare titoli di debito tanto sul mercato primario quanto su quello secondario – cosa non nuova visto che a ciò provvedeva già il meccanismo transitorio Efsf – per il tramite della BCE su indicazione delle Banche centrali. Una unione tecnico operativa fra le banche che era finora colpevolmente mancata.

Il successo maggiore sta nell’aver fatto accettare al partner tedesco e a quello olandese che l’eventuale ricorso (su richiesta) al fondo di dotazione non imponga ulteriori rigidità di bilancio oltre alle misure già intraprese. Un enorme passo avanti rispetto alle esperienze recenti che hanno visto la Grecia prima vittima della sciaguratezza dei propri governanti e poi ostaggio di “raccomandazioni” che non sarebbe stata in grado di seguire.
Giudichiamo quindi pretenziosi gli allarmi circa la perdita di sovranità che arrivano dalla sinistra antagonista e da larghe fasce di elettori del PDL. Aggiungiamo che data la beata allegria con cui sono state condotte dai nostri governi le politiche di bilancio, una parziale delega ad organismi sovranazionali potrebbe essere benedetta.

I punti ancora oscuri, cui evidentemente i soggetti interessati devono porre rimedio, riguardano i tempi di ratifica da parte stati membri e la sufficienza della dotazione del fondo.
Con il fondo salva-stati Monti compie inoltre quella che doveva essere la sua (principale) missione sin da quando si è insediato a Palazzo Chigi: fermare la spirale degli interessi sul debito che metteva a rischio ogni ipotesi di messa in sicurezza dei conti pubblici. A novembre la durissima manovra salva Italia, ampiamente criticata da chi scrive perché troppo orientata sulle entrate fiscali, aveva fatto scendere lo spread dal picco dei 575 punti a 370. Ieri, contemporaneamente all’euforia di borsa, sono stati persi (ergo guadagnati) 42 bps, con chiusura a 426.

E’ auspicabile ora che le pericolose fughe in avanti sull’abbandono della valuta europea e sul ritorno alla nostra vecchia liretta si plachino. Per un decennio abbiamo usufruito di tassi d’interesse che non ci saremmo potuti permettere date le condizioni della nostra politica di bilancio. Ancora alla fine del 1996, un anno prima quindi dell’inizio della circolazione dell’euro, la media ponderata degli interessi sui nostri bond era dell’8,64%. Ad inizio 1998 era scesa di oltre 4 punti. Sarebbe opportuno non dimenticarlo. Sarebbe inoltre opportuno che i partiti, quando torneranno ad occuparsi di faccende economiche, non dimentichino il fondo del burrone verso il quale ci avevano spinto.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

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