Della Spending Review e dell’insostenibile arroganza dei sindacati

di SIMONA BONFANTE – I più solerti a proclamare guerra – preventiva – al governo che si accinge a varare la Spending Review sono stati i sindacatiI dipendenti pubblici non si toccano – strepitano. Che si taglino gli sprechi e si riorganizzi la macchina, piuttosto. Bene, quanti tagli agli sprechi e quante riorganizzazioni altrimenti chiamate riforme della Pubblica Amministrazione sono state fatte, negli anni? Ecco, cambiato qualcosa? Cambiato niente. Difficilmente d’altronde, si potrà fare un prodotto nuovo da un concept vecchio.  Il concept ‘nuovo’ è – chiaramente – la funzione dello Stato. L’idea che lo Stato debba essere un datore di lavoro di ultima istanza è all’origine delle disfunzioni sociali del nostro paese (come lo è in Grecia): un paese – non a caso – con disuguaglianze all’arrivo, e blocchi alla partenza, degni di un regime castale.

Lo Stato, in paesi come il nostro, è un dominio di scambio di tipo privatistico: i partiti, gli amministratori, i sindacati, i ranghi apicali dell’amministrazione, ma anche gli snodi mediani, usano lo Stato, ovvero la funzione in sua vece ricoperta, come strumento di potere utilitaristicamente proprio. Chi ha interesse a preservare un sistema così socialmente distorsivo, democraticamente parassitario, economicamente claustrofobico?

Monticonstata il socialista Massimo D’Alema è una personalità liberale che con la sua azione può mitigare positivamente le resistenze stataliste che ci sono ancora tra i socialisti.”
Affermazione suggestiva, quella del pezzo grosso del Pd. Poi, certo, uno si chiede: ma non è stato proprio il suo partito, dopo i sindacati, ad issare vessilli di battaglia contro i tagli alla Pa?
Dire ego sum liberale costa poco e fa fico: è esserlo davvero che ha un prezzo che nessuno a quanto pare si sente disposto a pagare. Ché se poi tu di Stato vivi, ovvero della sua proliferazione, dunque dell’estensione delle sacche della sua discrezionalità, ebbene come fai a volerlo davvero amputare?

Ci spiegheranno che non è così che si taglia, che i dipendenti pubblici non vanno rimossi ma ‘ri-organizzati’ e che per farlo ci vuole pazienza, tempo e pure incentivi. Ci daranno pure soluzioni alternative – tagliare questo invece che quelloed a ciascuna di queste soluzioni contrapporranno quella contraria – tagliare quello invece che questo. Ecco, lasciate perdere, non stateci dietro. Piuttosto mettetevi un attimo a pensare – laicamente – al vostro personale rapporto con la Pubblica amministrazione. Alla vostra esperienza di cittadini, ma anche di familiari, amici, conoscenti di dipendenti pubblici. Pensate agli episodi cui vi è capitato di assistere, da stakeholder della Pa o a quegli altri di cui vi è stata trasmessa testimonianza. E poi chiedetevi: ma con quale faccia?

La Pa è la mensa del famelico, sguaiato, corrotto opportunismo di sindacati e partiti. Il colore, la cultura politica non c’entrano niente. Seguitela con attenzione questa vicenda della Spending Review. Segnatevi chi porrà veti alla revisione del governo sulla spesa pubblica. E ricordatevene alle prossime elezioni.

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Twitter @kuliscioff

 

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

4 Responses to “Della Spending Review e dell’insostenibile arroganza dei sindacati”

  1. lucab scrive:

    Io penso che i nostri dipendenti pubblici siano troppi, ma prima di tagliare persone con stipendi da fame ci sarebbe altro che questo governo potrebbe fare, per equita’.

    Per poter dire: “vedete? stiamo rasciando il barile, ora dobbiamo purtroppo colpire i poveri”

    Tagli alla casta, province, generali ed alti papaveri di stato per citarne alcuni. Questo non migliora la nostra PA e non rende meno superflui molti dipendenti, ma almeno da’ un senso di equita e soprattutto puo’ comprare tempo per una riduzione dei dipendenti pubblici piu’ graduale

    http://www.tzetze.it/tzetze_news.php?url=http%3A%2F%2Fgek60.altervista.org%2F2012%2F07%2Fvietato-toccare-i-ricchi-ministri-generali-e-papaveri-di-stato%2F&key=81225093b850a0c56ba99ee9c8bf717fb43c898b

  2. Roberto scrive:

    è giusto! non togliamo un euro alla spesa militare, non tagliamo un euro al finanziamento ai partiti, la riduzione dei loro emolumenti e del loro numero è solo una favola, non si toccanio i finanziamenti ai giornali, ai carrozzoni inuti, non si toccano le pensioni d’oro di generali ministri etc. ma qualche migliaio di calci nel sedere ai dipendenti p.a. fanno sempre bene ma la cosa che mi chiedo io serve a risolvere la situazione?

  3. Ciran scrive:

    “Seguitela con attenzione questa vicenda della Spending Review. Segnatevi chi porrà veti alla revisione del governo sulla spesa pubblica. E ricordatevene alle prossime elezioni.”…

    il problema è che chi porrà veti lo farà in modo vigliacco…nascosto in qualche piega legislativa, tatticismo da commissione, scambi “privatistici” e clientelari: il tutto a tirare il solito attacco alla diligenza in perfetto stile italiota. Tanto paga “Badoglio”.

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