Balotelli non salverà l’euro, Monti non segnerà nella finale

di MARIANNA MASCIOLETTI – Balotelli segna, e ‘l bel tempo rimena.

Anche quest’anno, infatti, la Nazionale di calcio era partita come al solito: bruttarella, incolore, non seguita o esplicitamente insultata da molti italiani a causa del coinvolgimento di alcuni giocatori nel calcioscommesse. E’ andata avanti con un po’ di fortuna, un po’ di abilità e un bravo portiere*, ha cominciato a farsi apprezzare man mano; ora è arrivata in finale contro ogni pronostico, giocando contro la Germania una partita quasi perfetta.

L’entusiasmo degli italiani è esploso: lasciati da parte, almeno per un po’, l’IMU, la benzina sempre più cara, il complotto demoplutomassonicogiudaico contro la Grande Proletaria, quasi tutti abbiamo esultato sul primo e più sul secondo gol di Balotelli, abbiamo sofferto per quel rigore verso la fine, l’unica cosa che Buffon non ha parato; abbiamo gioito al fischio finale che ha confermato la vittoria, abbiamo, con un sorriso indulgente, guardato dalla finestra (e, più intraprendenti della sottoscritta, molti si sono aggiunti a) l’esultanza di tanti italiani e di tanti stranieri che in Italia vivono.

Un quadretto edificante, e se fossimo americani ci avremmo già fatto un film: un Paese allo stremo, lacerato e disunito da una tensione sociale che si taglia col coltello, si riunisce davanti alla partita e riscopre la fratellanza, l’amicizia, l’amor di patria, il rispetto verso i cittadini di colore festeggiando la Nazionale. Non è la prima volta che succede, d’altronde, e non sarà probabilmente l’ultima.

A questo giro, però, il “buttarla in politica” ha decisamente preso il sopravvento su tutto il resto, complice il fatto che, in concomitanza con la partita, si stava svolgendo a Bruxelles l’ennesimo vertice per cercare di salvare le incerte sorti europee. Anche il fatto che Balotelli e Monti si chiamino entrambi Mario ha aiutato i commentatori nostrani a trovare delle analogie tra i due eventi (e i complottisti nostrani a darci nuove, inquietanti rivelazioni, ça va sans dire).

E dunque, via libera agli infiniti doppi sensi calcistico-economici sulla parola “rigore”, alle esultanze per i due “Super Mario” salvatori dell’Italia, alle prime pagine di grande eleganza che alcuni quotidiani nazionali, altrimenti noti per la loro ammirevole finezza, hanno scelto di dedicare alla vittoria della partita.

Come se, a non parare i due formidabili tiri di Balotelli, fosse stata Angela Merkel e non Manuel Neuer, come se, a discutere all’eurovertice di spread, crescita ed Eurobond, ottenendo risultati positivi per l’Italia, fosse andato Cassano e non Monti.

Certo, facile illudersi che basti un gol a risollevare un Paese: l’occasione è ancora più ghiotta del solito per trasformare le tifoserie in parti politiche. Facile esultare contro la Germania sconfitta a calcio, credendo che questo serva ad allontanare definitivamente lo spauracchio dello spread, facile pensare di riscattarsi contro la perfida culona solo grazie al proprio tifo per la Nazionale.

E’ un tempo difficile, questo: un tempo in cui le semplificazioni hanno, più del solito, la meglio sul ragionamento, in cui il vizio italico di dare sempre la colpa agli altri e mai la responsabilità a se stessi sembra aver permeato tutti i settori della vita civile e incivile (compreso, appunto, il calcio), in cui, insomma, il buon senso non solo “se ne sta nascosto per paura del senso comune, ma, nella sua clandestinità forzata di cui non si vede la fine, sta anche pensando seriamente di ricorrere all’eutanasia.

Per questo da queste pagine scegliamo di ripetere un concetto che a noi sembra la più banale delle ovvietà, ma che evidentemente, nelle menti di molti italiani, è stato cancellato dal prevalente clima di antiragionamento militante: la politica non è una partita di calcio, né da questa dovrebbe prendere ispirazione.

Lasciamo che Balotelli segni i suoi gol senza buttargli addosso la responsabilità di salvare l’euro, lasciamo che Monti riporti il suo trionfo all’eurovertice senza togliersi la camicia per esultare: non dico che così recupereremo (o meglio, che impareremo una buona volta ad usare) il buon senso perduto, ma almeno daremo prova di sapere cosa sia il senso del ridicolo, e di averne un barlume.

Che, vista la nostra storia, non è un traguardo da poco.

 

*L’autrice, interista per motivi familiari e per vocazione, desidera che i lettori abbiano una seppur vaga idea del dolore che le costa questa lode allo juventino Gianluigi Buffon; ma, come ricorda il saggio Brachamutanda, fondatore della scuola tautologica, quel che è giusto è giusto.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

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