Categorized | Il mondo e noi

Who do I call if I want to speak to Europe?

– “Who do I call if I want to speak to Europe?” Pare che Henry Kissinger questa frase non l’abbia mai pronunciata; ma che, se anche l’avesse fatto,  non avrebbe inteso lamentare la mancanza di una voce unica europea, ma l’assenza di leadership – di una leadership, cioè, che non fosse solo una formale codificazione di una funzione burocraticamente assegnata. Immaginiamo che per gli attuali interlocutori extra-europei quella domanda continui a rimanere tanto incombente quanto, sostanzialmente, inevasa. Ed è altrettanto immaginabile che il problema dell’Europa continui a risiedere proprio lì.

L’Europa non ha una leadership, e se non ce l’ha non è a causa dell’architettura istituzionale (con il Trattato di Lisbona è venuto anche un Presidente del Consiglio – uno stabile, non più ‘a turno’) che, pure, esprime tutta la farraginosità del pensiero politicamente debole che l’ha concepita. Se non ha una leadership, anzi, è proprio a causa di quel pensiero politicamente debole che ha immaginato – ed immagina ancora – di poter trarre vantaggio dal fatto dal non-governo europeo.
Con l’elezione del primo Presidente del Consiglio europeo post-Lisbona, il pensiero politico diversamente forte ha fatto sistema per scongiurare l’eventualità che un leader carismatico (uno come Blair, per dire) riconducesse la auto-implosiva pavidità dei nani politici nazionali alla dimensione che più era loro propria: quella della marginalità storica.

Che un leader con un senso tutto propriamente politico della missione, potesse finire con il far essere davvero l’Europa quello che l’Europa proclamava (e ratificava nei trattati) di voler essere è sempre stato ben chiaro a tutti e, proprio per questo, colposamente impedito. Quello che non era chiaro – o quanto meno non così chiaro – era quali conseguenze quella congenita eutanasia della leadership avrebbe recato. Le vediamo oggi, le conseguenze.

Dagli Stati Uniti, per parlare con l’Europa, sempre più spesso chiamano Mario Monti. Possiamo felicitarcene noi italiani, dobbiamo invece rammaricarcene noi europei visto che Monti non è l’Europa, ma solo una sua forse autentica, certamente profonda, per certi versi evolutiva ma pur sempre ‘nazionale’ interpretazione.

Dagli Stati Uniti chiamano Monti per parlare con l’Europa perché in questo momento il ‘tecnocrate’ è l’unico in grado di parlare politico.

———————–

Twitter @kuliscioff

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

Comments are closed.