Il successo di Monti non è una sconfitta tedesca, ma una vittoria europea

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Oggi l’Europa si muove finalmente nella direzione giusta, anche se con il passo lento, caratteristico di una sistema di governance complesso e di meccanismi decisionali rallentati dalla estenuante ricerca di mediazione e di consenso. Perché si arrivasse alle decisioni di questa notte è stato decisivo il ruolo del Presidente Monti, forte della sua credibilità personale e soprattutto dell’azione del suo Governo, che in pochi mesi ha ribaltato lo stereotipo di un’Italia incapace di tener fede ai propri impegni e di imboccare con decisione la strada del rigore e delle riforme.

Quanto è stato deciso stanotte non sarà sufficiente se le decisioni adottate non saranno confermate, implementate e fatte seguire da altre, che consentano di realizzare più rapidamente il progetto di integrazione europea. Ma è stato un passaggio necessario (e purtroppo tardivo), che segna un’obiettiva svolta nei meccanismi di funzionamento della costruzione europea.

In Italia non sarà possibile né allentare la disciplina di bilancio né abbandonare la via delle riforme, ma forse per la prima volta da mesi, chi ha sostenuto il Governo con lealtà e decisione anche nella consapevolezza che la vera partita Monti l’avrebbe giocata a Bruxelles, può cominciare a dire che gli sforzi cominciano a produrre risultati e che altri e buoni ne produrranno nel futuro. Di certo il risultato di questa notte dà ragione a chi il governo Monti – reso possibile dall’impegno di Napolitano –  l’ha voluto e non l’ha subito, lo sostiene oggi per proseguirne l’opera domani e non è disposto irresponsabilmente a sfiduciarlo perché tutto in Italia torni alla “normalità” e sul piano internazionale torni a dilagare la sfiducia verso il nostro Paese.

Il successo di Monti a Bruxelles non è la vittoria dell’Italia e la sconfitta della Germania. E’ un risultato che dimostra al contrario che non esiste alcun trade off tra disciplina finanziaria e solidarietà europea e che meccanismi di garanzia comune sui debiti sovrani dell’eurozona sono possibili ed efficienti solo se incentivano e premiano la politica del rigore. Monti ha potuto dire no alla Merkel perché ne aveva il titolo morale, oltre che la (evidente) ragione politica. Migliorare il sistema di tutela dell’eurozona e della moneta comune e “raddrizzare” (come si dice con un termine minaccioso) l’attitudine di alcuni paesi all’azzardo morale e finanziario sono due parti, entrambe essenziali, di un unico disegno di difesa dell’economia e delle istituzioni europee.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

6 Responses to “Il successo di Monti non è una sconfitta tedesca, ma una vittoria europea”

  1. Nicola scrive:

    si ma cambiategliela quella foto a della vedova :)

  2. Fortunato Costantino scrive:

    Caro Onorevole,
    Il suo articolo offre una lettura coerente e non populistica dell’intervento del Presidente Prof. Monti a Bruxelles. All’Estero il prof. Monti fa molto bene ma è in Italia, nel rapporto con i politici “rappresentativi”, con le Istituzioni e con certi ceti imprenditoriali e professionali resi opachi e inefficienti da decenni di nepotismo e chiusure corporativiste, che il Prof. Monti dovrebbe far valere titoli morali e ragioni politiche con maggiore e costruttiva assertività. Ne avrebbe la possibilità e la capacità, ed il popolo incomincia a chiedersi il perchè di tanti tentennamenti. cordiali saluti e buon lavoro

  3. Marco scrive:

    Caro On. Della Vedova,
    Lucida analisi la sua e la condivido.
    Parlando di Europa e di unione politica mi sembra importante anche metter al centro della discussione il carattere democratico dell’unione politica futura: intendo con cio’ dire che un vero governo europeo che possa prender decisioni in campo fiscale e finanziario dovra’ essere eletto dai cittadini europei. Ritengo che si debba varcare questa soglia, e prevedere una legittimazione democratica piu’ forte per questo futuro governo europeo. Si potrebbe fare in diversi modi, dall’elezione popolare del presidente della Commissione Europea alla sua nomia ed elezione da parte del parlamento UE.
    Forse quella che coniuga meglio ragioni ideali e praticabilita’ e’ quella di una soluzione a trattati invariati: il PSE ha intenzione di presentare alle prossime elezioni europee un candidato alla presideza della Commissione. In caso di successo delle liste del PSE, il candidato potra’ vantare una investitura popolare che rendera’ difficile per il Consiglio Europeo non tenerne conto. Mi pare che anche il PPE ipotizzi di seguire la stessa strada.
    Credo che siano sviluppi auspicabili, e non scontati, e penso che l’Italia – in virtu’ del suo antico e sincero europeismo – dovrebbe farsi apripista per una unione politica E democratica europea.
    Lei che ne pensa?

  4. Piccolapatria scrive:

    Lo Scorpione è il segno della mia nascita e forse anche per questo non mi lascio trascinare dagli entusiasmi per questa prima conclusione che fa intravedere qualcosa di saggio e utile. Finalmente il nostro tanto stimato e giubilato capo di governo ha fatto la voce alta e giusta in difesa di questo “europeo” infelice paese; l’avesse fatto prima…, per mesi sobriamente ha biascicato preci al cospetto di dio merkel e portato a casa sberloni catastrofici per noi sudditi impotenti dai quali, ben che vada, sarà dura riprenderci se non verrà allentato lo sconquasso del prelievo fiscale che ormai ha raggiunto la vetta “reale” del 65/70% del reddito per la piccola impresa – quella che da sempre ha saputo e saprebbe creare opportunità di lavoro. Per ora si vede solo desolazione e “crescita di assenza di lavoro” e addio mitico Pil e conseguente pareggione di bilancio. Intanto non possiamo essere proprio sicuri di aver davvero raggiunto il buon approdo. Chi o che cosa ci assicura che i germanici e/o i nordici autoproclamantisi virtuosi non abbiano ripensamenti nelle more di mettere a punto i dettagli dell’intesa con la riunione del 9 luglio? Come sono esagerati questi italiani ad aver paura dello spread…disse sardonicamente la Merkel pochi giorni addietro! Nel frattempo abbiamo i “circenses” a distrarci un pò… Meglio non chiuderli per ignominia come si augurava l’adamantino premier visto che ora tornano tanto utili inaspettatamente. Grazie per l’ospitalità.

  5. Gionata Pacor scrive:

    E una vittoria europea è una sconfitta per i liberali… anche questo bisogna aggiungerlo…

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  1. […] e non Manuel Neuer, come se, a discutere all’eurovertice di spread, crescita ed Eurobond, ottenendo risultati positivi per l’Italia, fosse andato Cassano e non […]