Ulster, la regina Elisabetta stringe la mano all’ex guerrigliero

– Una stretta di mano storica, forse preceduta da una forte presa di fiato e di coscienza. Un altro tassello nel lungo processo di pace lastricato di insidie ed ostacoli, che ha vissuto l’Irlanda del Nord fin dal 1998, anno del Good Friday Agreement promosso dal governo neolaburista di Tony Blair.

Elisabetta II, regina di Gran Bretagna, ha stretto la mano a Martin McGuinness durante la sua visita a Belfast, capoluogo dell’Ulster. Una semplice formalità, visto che McGuinness è il vice primo ministro dell’Irlanda del Nord? No di certo, vista la collocazione politica e il passato del politico, nato a Derry, la città del Bloody Sunday, nel 1950. Un uomo che ha percorso la storia d’Irlanda fin dai primi anni dei Troubles, fianco a fianco con il leader storico del suo partito, Gerry Adams.

Il Sinn Féinn, di ispirazione repubblicana, è sempre stato considerato il braccio politico dell’IRA, il gruppo paramilitare che seminò il terrore nel Regno Unito dal 1968 in una spirale di violenza contro il governo britannico, ritenuto invasore dell’Ulster, che si è conclusa solo con gli accordi del Venerdì Santo del ’98, cui McGuinness prese parte.

Ma molti tra i cittadini inglesi o tra i nordirlandesi unionisti non dimenticano il passato turbolento dell’ex guerrigliero che oggi siede al secondo seggio più alto della regione: in molti ritengono che McGuinness abbia partecipato insieme a Gerry Adams ad alcune azioni armate, o che quantomeno ne fosse a conoscenza, e i sostenitori della monarchia Windsor non dimenticano l’attentato che costò la vita a Lord Mountbatten, cugino di Elisabetta II, la cui barca esplose nel 1979 nella baia di Sligo.

Proprio a questo proposito il giornale conservatore “Daily Mail” titolava oggi riferendosi alla stretta di mano con la Regina: “Il gesto più coraggioso che abbia compiuto: la Regina stringe la mano a Martin McGuinness – l’uomo a capo della guerriglia che uccise il suo amato cugino – e ha addirittura azzardato un sorriso”. Diplomatici, insomma.

Il gesto di Elisabetta II rimane importante, visto anche che la visita a Belfast segue di un anno quella fatta a Dublino, per cui era stata molto contestata (venne piazzata una bomba dimostrativa su un autobus di linea), ma che si rivelò un successo di buon vicinato, e fu un momento storico dato che si trattò della prima visita di un monarca britannico sul territorio della Repubblica d’Irlanda dopo la proclamazione della sua indipendenza nel 1922.

La visita odierna è inoltre parte del tour che Elisabetta II e i suoi parenti stanno compiendo nei paesi europei o del Commonwealth per celebrare il Giubileo di diamante della Regina, già festeggiato in pompa magna in patria.

Il periodo scelto, inoltre, potrebbe far portare a una riflessione i cittadini unionisti dell’Ulster: infatti proprio nei primi giorni di luglio si svolgono in molte cittadine dell’Irlanda del Nord le parate orangiste, per celebrare la sconfitta dei nativi irlandesi cattolici e il dominio dei protestanti inglesi sulle terre del nord. Ogni anno si creano momenti di tensione tra i cittadini cattolici, gli orangisti che sfilano e la polizia che cerca di separare le parti, dal momento che i protestanti si avvicinano o cercano addirittura di attraversare i quartieri repubblicani e cattolici, che vedono la loro intenzione come una deliberata provocazione e una manifestazione di settarismo e odio religioso.

Sarebbe stato bello se Elisabetta II, con il buongusto e l’autorevolezza che la contraddistingue, si fosse innalzata in difesa della minoranza cattolica dell’Ulster, chiedendo agli Orange Order di tutto il paese di celebrare le proprie sfilate e le proprie ricorrenze religiose senza provocare gli abitanti dei quartieri cattolici.
Forse per una presa di posizione del genere bisognerà attendere la prossima visita, ma questa stretta di mano che simboleggia una pace sempre più reale in Ulster, passo dopo passo, è già un ottimo segno.


Autore: Stefano Basilico

Nato a Busto Arsizio nel 1990, vive a Misinto (MB) frequenta la facoltà di Scienze Politiche presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Redattore de Il Patto Sociale, collabora con Fareitalia Mag.

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