Fornero e il diritto al lavoro: parole antipatiche che fanno bene all’Italia

di PIERCAMILLO FALASCA – E’ sufficiente una lettura del primo comma dell’articolo 4 della Costituzione per spegnere ogni pretestuoso fuoco polemico acceso ieri a seguito dell’intervista di Elsa Fornero al Wall Street Journal: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Di per sé – lo riconosceva persino la Costituzione “cattocomunista” – il diritto al lavoro non è effettivo, va concretizzato attraverso l’adozione di politiche attive di valorizzazione del capitale umano, di contrasto della disoccupazione di lungo periodo, di conciliazione famiglia-lavoro per le donne, di abbattimento delle barriere alla piena libertà di ognuno di realizzarsi professionalmente. Lo ha scritto come meglio non si potrebbe Sabino Cassese nel suo Manuale di Diritto Pubblico: “Il diritto al lavoro non è un vero e proprio diritto ad ottenere un posto, ma un’aspettativa, una promessa della Repubblica di adottare i provvedimenti che realizzino la piena occupazione“. In concreto, leggasi liberalizzazione dei servizi professionali, riduzione dei mille ostacoli all’imprenditoria, ampliamento degli spazi di mercato, welfare orientato ad offrire ad ognuno più opportunità d’impiego.

Tanti, in Italia, preferiscono eludere il nodo concreto delle cose. Amano confondersi nel senso comune, anziché affrontare le sfide del nostro tempo ricorrendo al buon senso, per dirla con Manzoni (lo citiamo per l’ennesima volta su questo webmagazine, e capiterà ancora). Il buon senso e l’esperienza quotidiana suggeriscono, lo scrive oggi Enrico Marro sul Corriere della Sera, che “nessuno può pensare che il lavoro sia un diritto nel senso che lo Stato dà un posto a tutti”. La Fornero, d’altro canto, ha parlato di “job” (posto di lavoro) e non di “work” (lavoro in senso lato): leggere il testo intero dell’intervista pubblicato dalla redazione del WSJ a polemiche già scoppiate.

E’ ormai palese che la ricerca dell’incidente verbale con gli esponenti dell’esecutivo tecnico, Monti e Fornero in testa, è una tentazione fortissima per le principali forze politiche che compongono la maggioranza di governo, tanto più se devi – come ieri – approvare in tutta fretta una riforma del mercato del lavoro che in tempi di quiete non avresti lasciato passare facilmente.
Contrariamente a quanto leggerete altrove, il sottoscritto non critica la Fornero per ciò che ha detto, né per come lo ha detto. “Italian official seeks cultural shift”, titolava il WSJ ieri. E’ esattamente ciò di cui abbiamo bisogno, forse di più di ogni possibile riforma del diritto del lavoro: una rivoluzione culturale, un cambio di abitudini e di aspettative. E poi, non fa un soldo di danno, anzi fa molto bene, comunicare a chi chi osserva, al mondo che conta e che compra i nostri titoli di stato (con cui finanziamo scuole e ospedali per intenderci) che in Italia siede al governo qualcuno che prova finalmente a parlare all’opinione pubblica il linguaggio antipatico ed onesto della verità dolorosa, dopo decenni di spicciola ideologia socialisteggiante.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

5 Responses to “Fornero e il diritto al lavoro: parole antipatiche che fanno bene all’Italia”

  1. Alberto scrive:

    Arrampicamenti su vetri verbali a parte, il pensiero del Ministro Fornero dei Licenziamenti Fornero è di una chiarezza lampante: meno lavoro e meno welfare per tutti! La triste vicenda degli esodati è il caso più eclatante, non tanto di una serie di scivoloni, quanto della deliberata (e spietata) politica occupazionale (ma sarebbe meglio definirla “disoccupazionale”) del governo Monti, evidentemente fianlizzata a incrementare quello che un tempo si sarebbe chiamato, con termine marxiano, l’esercito industriale di riserva e restaurare in campo economico vecchi rapporti di forza.
    La coerenza propagandistica di Falasca nel difendere l’indifendibile negando l’evidenza è, come al solito, ammirevole!

  2. Camelot scrive:

    Se non fosse che la sua riforma del lavoro, smantellando la legge Biagi, e riducendo al lumicino la flessibilità in entrata, è quanto di più socialista si potesse realizzare in un sistema democratico e liberale.

  3. step scrive:

    Condivido l’articolo. Peccato che poi la Fornero abbia parzialmente “rettificato”. Comunque, a parte il merito della riforma del lavoro, circa la quale la penso come Camelot, è importantissimo che qualcuno abbia il coraggio di dire le cose come stanno (mentre la maggioranza degli italiani si ostina a non fare i conti con la realtà). Quello che ha detto la Fornero è un piccolo squarcio di verità nell’enorme velo di moralismo socialistico imperante in Italia. Purtroppo la Fornero è isolata, credo anche all’interno dell’attuale governo. Che poi “la Elsa” produca o co-produca una riforma 100% liberista non è fondamentale (più che altro è impossibile in Italia), è già rilevante il solo fatto che un ministro italiano affermi certi concetti. Insomma, io mi accontento, per ora, almeno a livello culturale. Non so se avete presente chi c’era prima…

  4. marcello scrive:

    Sui contratti a tempo determinato (gli unici fra quelli “anomali” che hanno un significato) i cambiamenti sono stati pochi. Hanno fatto bene a rendere più difficili quelli a progetto che sono oscuri e senza garanzie per il lavoratore. Credo che neanche siano così utilizzati dalle piccole imprese.

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  1. […] al lavoro per il maggior numero possibile di donne e uomini, soprattutto di giovane età. Pertanto, come già evidenziato in questo giornale, la componente programmatica del diritto al lavoro, che comunque ha natura immediatamente […]