Completare l’Europa nel nome della pace, del benessere e della libertà

di LUCIO SCUDIERO – Non è tempo di mezze misure per l’Europa chiamata alla sfida più difficile da quando, nel 1957, il Trattato di Roma istituiva il primo nucleo di quel processo di integrazione che sarebbe durato i successivi sessant’anni, regalando a milioni di europei pace, benessere e libertà. Di fronte al rischio, concreto, che lunedì mattina questo continente possa svegliarsi sotto le macerie di una deflagrazione che non risparmierebbe nessuno, è un attimo passare dalla cronaca alla storia. Nel bene o nel male.

Il piano van Rompuy circolato ieri aveva iscritto il senso di quest’urgenza nelle premesse, e nonostante l’altolà tedesco ha comunque invertito l’inerzia della discussione pubblica europea spostandola sul paradigma di uno scambio tra mutualità e sovranità statale destinato a rimanere sul tavolo nel week end, e si spera non oltre.

A questo appuntamento il nostro Paese arriva in posizione di primissimo piano, per due ordini di ragioni. Perché ha una guida credibile e autorevole, e ciò pare un miracolo anche agli occhi dei partner esterni a guardare ciò che si muove sotto di lui, all’interno del paese. E perché ha un debito pubblico che funzionerebbe come la cintura esplosiva di un kamikaze ove la vicenda economica europea, e con essa quelle nazionali, degenerasse definitivamente.

Per il suo personale standing pubblico e internazionale Mario Monti ha tutte le carte in regola per fare dell’Italia un agente costruttore dell’Europa politica necessaria a superare lo status degenerativo di quest’Europa disfunzionale. Ma può anche giocare al “ricatto” e brandire il rischio sistemico costituito dal recupero di centralità della partitocrazia italiana come minaccia di distruzione dell’intera area euro, qualora i tedeschi seguitassero con la linea inflessibile di Frau Merkel, e i francesi con gli stop and go opportunistici sul tema della cessione di sovranità.

Non è la prima volta che l’Europa si trova nella condizione di dover rilanciare se stessa. E d’altronde che cosa è stata il racconto europeo degli ultimi 60 anni se non il tentativo continuo e incessante di proiezione della contingenza dentro una dimensione di storia? L’euro, ma ancora prima di esso il mercato comune, sono il parto di questo conato generoso e visionario che è l’acquis comunitario più prezioso a disposizione dei leader nazionali che siederanno al tavolo domani. Nessuno di essi ha la tempra dei padri fondatori europei, ma proprio grazie a quegli uomini oggi esiste una tradizione con cui porsi in continuità, salendo di scala, da potenziali liquidatori del benessere di centinaia di milioni di europei, a statisti.

Da Bruxelles deve però venir fuori qualcosa che sia più simile alla dichiarazione di Stoccarda con cui nel 1981 si prefigurarono l’Atto Unico Europeo e il mercato unico, che non la cacofonia organizzata dei vertici vissuti, pericolosamente, negli ultimi tre anni.

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Twitter: @Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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