Turismo culturale, il viaggio verso il Bello che fa bene al Paese

– “L’arte è una conquista”, scriveva André Malraux. Un’evoluzione continua, stando alle cifre. Perché, a dispetto di qualsiasi altra valutazione, sono loro, i numeri, a decretare vittorie o sconfitte, è l’aritmetica con i suoi “più” e i suoi “meno” a fornire i risultati. Per questo non è un esercizio inutile passare in rassegna i risultati, per così, dire portati a casa dai nostri luoghi di cultura sparsi per il Paese. Anche, forse, per uscire dai tanti luoghi comuni che zavorrano il nostro passato materiale.

Il trend è chiaro. Moderata, ma costante crescita dei visitatori nei Musei, conversione alle nuove tecnologie, ma soprattutto adattamento al territorio. Una politica che premia, come dimostrano i dati del Ministero per i Beni Culturali, nelle rilevazioni del 2010. I musei ed i siti archeologici, raggruppati regione per regione, in base agli introiti (se a pagamento) e al numero dei visitatori, offrono una mappa delle “frequentazioni”. In cima alla classifica, il Lazio, in fondo il Molise.

Tra i dati ci sono delle conferme. Gli oltre 5 milioni di ingressi al Colosseo e il dato degli Uffizi di Firenze, che sfiora il milione e 700 mila. E le certezze, nonostante i tanti problemi. Come gli scavi di Pompei, in leggera crescita rispetto al 2009 con 2 milioni e 300 mila biglietti circa. Interessanti i dati delle regioni più ambiziose e creative, come le Marche, con la Galleria Nazionale di Urbino che ha registrato quasi 179 mila visitatori, per un incasso di 300 mila euro circa. Ma anche con il castello di Gradara dove si sono avvicendati 200 mila appassionati, con un ricavo di 342 mila euro.

Il risultato marchigiano, così come quello pugliese, non è assolutamente occasionale. Il sistema culturale diffuso sul territorio è un indirizzo sul quale si è investito. Da anni. Al punto che le cifre alle quale si è giunti non temono il confronto con quelle di altre regioni più grandi e turisticamente rilevanti, quale la Lombardia, dove, ad esempio, il Cenacolo vinciano ha contato 337 mila biglietti. Insomma l’arte come veicolo del patrimonio storico-culturale. Beneficiando, certo, non solo di puro interesse per l’arte. Ma di elementi collaterali, ma decisivi. Come, ad esempio, l’aumento dei voli low cost e i “pacchetti week end”.

Il quadro che se ne ricava è più che positivo. In controtendenza con i tempi di crisi, il fenomeno del turismo culturale è in espansione. Anche se le sue potenzialità appaiono in gran parte inespresse. Al punto che non appare fuori luogo interrogarsi sul quesito di sempre. Chiedersi se, mentre i ragionieri di Stato appaiono impegnati a limitare le spese e a trovare settori di crescita, proprio le nostre Bellezze potrebbero restituirci prospettive.

A fare la differenza rispetto a tante occasioni del passato anche recente ha contribuito Art&Tourism, la prima grande fiera dedicata al turismo culturale. Organizzata da Ttg Italia con la collaborazione dell’assessorato alla Cultura della Regione Toscana. A Firenze, tra le mura della Fortezza da Basso di Antonio da Sangallo, alla metà del maggio scorso. Non solo una kermesse di settore, ma un evento al quale sono giunti visitatori da tutto il mondo. Capace di dare quella spinta propulsiva al nostro “bene massimo”, quello del turismo dell’arte e della cultura. Un tesoro fatto di bellezze, ma anche un enorme business ancora inesplorato e colpevolmente trascurato.

Ecco il problema: l’idea, ancora troppo diffusa, di cultura e turismo preindustriale. L’incapacità di conciliare, armoniosamente, bellezza e utilità. Nonostante i dati in proposito siano atipicamente beneauguranti e in controtendenza. Con i suoi 330 milioni di viaggiatori, il turismo culturale raggiunge il 30% del fatturato globale del settore. Secondo l’organizzazione mondiale del turismo l’Italia è la quinta al mondo nella classifica degli arrivi del turismo internazionale. E, come testimoniano le cifre del ministero dei Beni Culturali, il trend è in continua crescita, con un +9,6% nel primo semestre del 2011 per quel che riguarda il numero dei visitatori dei siti culturali, per oltre 20 milioni di visite. Un virus positivo che infetta non solo gli stranieri ma pure noi italiani. Secondo l’Osservatorio nazionale del turismo, nei primi sei mesi dello scorso anno, tra i 15,6 milioni di italiani in viaggio, almeno il 38,6% ha scelto località di interesse storico artistico.

Il megafono fiorentino, tra convegni, laboratori ed eventi sui nuovi modelli di viaggio, ha rilanciato sulla valorizzazione della maggiore ricchezza italiana. Una ricchezza che si fonda sulle sue diversità, sui diversi modi di approcciarsi ad essa.

Basti pensare al turismo di chi va a piedi. Il turismo intimo, personale, celebrato a passo lento. Un turismo scaturito dall’esigenza che il tempo ha trasformato in priorità. Salvaguardare se stessi riappropriandosi dei propri spazi, lontano dalla massa. Un turismo, in crescita esponenziale, con un +15% annuo, che tocca vette di gradimento sempre più alte e propone festival, fiere e seminari a tema.
Così, tra festival dei cammini e giornate a piedi, alla metà di giugno, si è consumata la prima edizione del Festival della Viandanza, a Monteriggioni, lungo il principale itinerario di viandanza italiana, la via Francigena. Una tre giorni di eventi, ricchi di camminate.

E’ proprio questa la Cultura che bisognerebbe poter promuovere. Quella della quale possono godere tutti. Non solo grandi eventi sotto la luce dei riflettori, nella quale la cultura si fa per così dire mondana. Ma anche, soprattutto, occasioni nelle quali ci si riavvicina al “Bello”. Un modo per riappropriarsi di quel che spesso fa da sfondo alle nostre vite. Un modo per ricominciare a capire cosa fare e come farlo. Scegliendo consapevolmente. Utilizzando nel modo corretto quel che possediamo, spesso senza meritarlo.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

One Response to “Turismo culturale, il viaggio verso il Bello che fa bene al Paese”

  1. luciano ardoino scrive:

    Complimenti, ottimo!

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