– Il Gay Pride di sabato scorso, come già in passato, ha visto la partecipazione o comunque il sostegno di alcuni esponenti di Libertiamo.

Benedetto Della Vedova, in particolare, ha spiegato che tale manifestazione merita di essere sostenuta per lo meno fino a quando in Italia rimarrà aperta la questione del pieno riconoscimento della dignità civile dei cittadini omosessuali – questo anche a prescindere dal giudizio “estetico” che si può elaborare sulle sue forme (“kitsch” ad esempio l’hanno definita altri esponenti di Futuro e Libertà), ma che nell’attuale contesto dovrebbe assumere una valenza secondaria.

Tutt’oggi buona parte della destra italiana – in primo luogo del PDL – continua a non capire il tema dei diritti degli omosessuali, a vedere in loro degli avversari, in nessun modo “integrabili” all’interno di una prospettiva politica moderata o conservatrice e di cui auspicare collettivamente la “sconfitta”.

Va detto, tuttavia, che questa visione stereotipale del gay che a destra va per la maggiore pare andare perfettamente a braccetto con l’approccio proprio di una certa sinistra che mostra anch’essa, in molti casi, di non avere capito niente delle problematiche sociali e legali legate alla condizione omosessuale in Italia e nel mondo.

Tanto per fare un esempio, ad un Gay Pride come quello svoltosi a Roma ci si poteva legittimamente aspettare che si invocasse una mobilitazione internazionale contro i paesi che opprimono gli omosessuali. Sarebbe stato naturale vedere cartelli che invocassero, ad esempio, al boicottaggio dell’Iran, della Siria, dell’Uganda e dello Zimbabwe.
Invece il Gay Pride di sabato scorso è stato “sporcato” da alcuni cartelli e slogan “de’ sinistra” che preferivano reclamare il boicottaggio turistico di Israele, cioè dell’unico paese del medio-oriente che ha alti standard di rispetto dei diritti dei gay e che solo pochi giorni fa ha ospitato a Tel Aviv un Gay Pride ben più partecipato di quello romano.

E’ evidente che c’è una sinistra che non è affatto interessata ai diritti degli omosessuali e che, piuttosto, è solo interessata ad un inserirsi ovunque ci sia un malcontento, con l’unico obiettivo di tenere la pentola in ebollizione. Per questi signori una manifestazione per i diritti dei gay è solamente una delle tante forme con cui può declinarsi la protesta anticapitalista, antiborghese e – perché no – antiberlusconiana, esattamente come potrebbe esserlo una manifestazione no-TAV, una contro il G8 o contro l’”oppressione” del popolo palestinese.

E’ una visione in cui il gay festoso con la parrucca ed il rossetto, il black block con la spranga, la femminista di “Se non ora quando” ed il “fratello musulmano” sono sostanzialmente sommabili ed intercambiabili – e non c’è da stupirsi, quindi, se qualche volta ad una manifestazione capita di portare il cartello “sbagliato”.

La sinistra “antagonista” che attacca Israele non pare realmente interessata né alle coppie omoaffettive, né al diritto delle donne alle decisioni che le riguardano e neppure – diciamolo pure – ai precetti del corano. Pare interessata, invece, a poter mettere il cappello su quanti più “soldatini” possibile per quella che, nella sua fallace concezione ideologica, risulta la battaglia antisistema globale, quella contro il modello occidentale di civiltà.

In questo scenario, il movimento gay farebbe bene a rivendicare una maggiore indipendenza politica ed a non prestarsi a strumentalizzazioni da parte di chi gioca fondamentalmente un altra partita.
Soprattutto dovrebbe sempre tenere presente che la libertà per gli omosessuali è una conquista occidentale ed in larga misura “borghese”. Solo a partire dalla cultura dell’umanesimo liberale e della libertà individuale che l’Occidente ha saputo esprimere è possibile perseguire battaglie politiche e culturali per l’innovazione sociale ed il riconoscimento pubblico di stili di vita e di preferenze soggettive “minoritari”.

C’è da sperare, da questo punto di vista, che il ricambio politico che in questa fase si profila nel centro e nel centro-destra possa fornire prossimamente ad una parte del mondo omosessuale la sponda necessaria per sganciarsi dall’identificazione automatica con la sinistra – ma soprattutto dall’associazione impropria con un determinato tipo di sinistra intollerante e criptototalitaria a cui non può essere in alcun modo concesso il diritto di intestarsi la rappresentanza delle istanze di libertà civile.