Peccato che Monti non comandi né in Germania, né in Italia

di CARMELO PALMA – Monti partirà giovedì per il Consiglio europeo di Bruxelles confortato dall’approvazione obbligata della riforma del mercato del lavoro, indebolito dal voto da separati in casa delle forze di maggioranza sulle mozioni, per così dire, europeiste  e letteralmente sputtanato dai voti in libertà sugli ordini del giorno collegati al provvedimento più controverso – quello che tocca i licenziamenti individuali – con cui il Parlamento intimerà all’esecutivo di smontare la riforma previdenziale e di rimontarla secondo una diversa e più sottile (come si dice) sensibilità politica e vendicherà l’oltraggio formale all’articolo 18 con una sfiducia sostanziale al “ministro dei licenziamenti” e, per suo tramite, al governo tutto.

Questo è, comunque, lo scenario migliore. Quello peggiore (ma meno probabile) è che l’omicidio-suicidio dell’esecutivo e della maggioranza non sia solo annunciato, ma ufficialmente consumato nelle prossime ore. Non sarebbe però razionale e coerente con la logica ricattatoria e nichilista che guida le mosse di quanti (nel PdL, ma anche nel Pd)  preferiscono che l’esecutivo muoia di morte naturale, per consunzione politica e paralisi istituzionale, e non di morte violenta con un voto di sfiducia esplicito e quindi, in qualche modo, responsabile da parte del Parlamento.

Dunque, meglio spedire Monti a Bruxelles a rappresentare un esecutivo a sovranità limitata e credibilità condizionata, che mandarcelo investito di un mandato pieno e politicamente realistico. Meglio mettergli un guinzaglio, che staccargli la spina. Meglio “mascariarlo” e comprometterlo, sovrapponendo la sua immagine alla sostanza della politica di cui avrebbe dovuto rappresentare l’alternativa e il rimedio, che consentirgli di giocare un ruolo più autorevole e “alieno”.

Un Monti insospettabile a rappresentare un Paese sospetto, il Parlamento italiano non ce lo vuole. Preferisce di gran lunga che la diffidenza che l’Italia ha guadagnato e che l’Europa mediterranea non perde occasione di meritare  accompagni le parole e le richieste del premier e ne consumi il credito. Monti è Monti, ma è per sempre un italiano e pro-quota un “berlusconiano” e pure un “grillino”, uno cui spetta la pena di rappresentare a Bruxelles non solo il buon senso federalista ed euro-ottimista, ma la frustrazione nazionalista ed euro-recriminatoria da cui le guruship politiche e antipolitiche – le più vecchie e le più nuove – pensano di trarre una rendita  sicura.

Nei prossimi giorni dovremo probabilmente prendere atto del fatto che in politica l’istinto di sopravvivenza non è un principio evolutivo stringente come in natura. La Germania continuerà a presumere di sopravvivere – per quella che è – alla disintegrazione di un principio di responsabilità e solidarietà europea e alla disastrosa inefficienza in “tempi di guerra” di un disegno istituzionale concepito per i “tempi di pace”. L’Italia invece si ostinerà a credere – per quella che è sempre stata – che alla fine qualche santo provvederà e che tutto sta, come al solito, a spostare in avanti il redde rationem. Non è manchino le alternative e le idee giuste e impegnative . Il problema sono le prudenze e le imprudenze sbagliate che da una parte o dall’altra – dai virtuosi o dai viziosi – giustificano il disimpegno benaltrista mentre, come è abbastanza evidente, la casa brucia.

Il massimo sarebbe che Monti, per il tipo di europeo che è, fosse insieme il leader italiano e tedesco. Invece non è né l’uno, né l’altro.

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Twitter @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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