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Missili e sogni di grandezza precipitano per la Corea del Nord

– Fin dalla loro nascita, vettori spaziali e missili balistici intercontinentali – ICBM hanno condiviso lo sviluppo, e gli uni sono serviti da base progettuale per gli altri.
Nel mezzo secolo di guerra fredda gli ICBM hanno rappresentato il concetto estremo di MAD, ed erano considerati, a ragione, l’arma assoluta, impossibile da contrastare (se non con un attacco preventivo al loro sito di lancio).

Con la fine della contrapposizione tra i due blocchi ed il passaggio a nuove tecnologie spaziali, la “corsa al missile”, inteso sia per impiego bellico che spaziale, si è interrotta, come nel caso degli USA (Francia e Regno Unito), o comunque, come in Russia, fortemente ridimensionata (storicamente l’URSS ha sempre fatto maggior affidamento su questo tipo di armi, rispetto all’Occidente).

Ma, se da una parte assistiamo alla distensione tra gli storici rivali, testimoniata dai vari accordi START, il fronte delle nuove potenze asiatiche emergenti ci sta fornendo una riproposizione in scala ridotta dei vecchi programmi missilistici anni ’50 e ’60. Questa politica è motivata, oggi come allora, sia da velleità nazionalistiche, che dalla volontà di dotarsi di un deterrente nucleare strategico.

Normale che per ora sia la Cina a vantare il primato sui suoi rivali, India in primis, ma anche Pakistan ed addirittura Iran, arrivando ad immettere in orbita l’anno scorso un primo componente di quella che, a detta loro, si preanuncia la più grande stazione orbitante entro il 2020.

Ma a destare le maggiori curiosità e timori, è stato il lancio del primo missile nordcoreano con a bordo un satellite, l’elementare “Kwang Myong Song 3” di soli 100 kg, da porre in orbita. Ovviamente, per la possibilità di sostituire o affiancare al satellite una testata nucleare, si era ipotizzato che il vettore “Unha 3” fosse in realtà una copertura per un test del missile balistico “Taepo Dong“, in grado di colpire Stati Uniti ed Australia. Il Giappone aveva già preanunciato che, se anche un solo frammento del missile avesse colpito il suo territorio, avrebbe attivato la sua rete di difesa antimissile Patriot.

Tuttavia, questa nazionalistica “strategia della tensione”, voluta dal leader Kim Jong-Un, figlio del defunto leader Kim Jong-Il, si è ridimensionata il 12 aprile scorso: il missile, partito dalla stazione di Sohae a Tongchangri, sulla costa meridionale, dopo soli 90″ dal lancio si è inabissato nel Mar Giallo, non lontano dalla costa occidentale della penisola, a causa, pare, di un malfunzionamento dei propulsori del primo stadio. Con esso, almeno momentaneamente, svaniscono gli ambiziosi sogni di conquista spaziale della Corea del Nord.


Autore: Davide Pedalà

Classe '78, pisano, involontariamente neodisoccupato vittima della crisi, in attesa di riassunzione o nuova occupazione; ha nel frattempo ripreso lo studio dell'agraria, che pigramente sta per completare. Vanta esperienze professionali nel campo dell'autonoleggio, dell'assistenza clienti telefonici, della sorveglianza monumenti, della sicurezza aeroportuale e della produzione metalmeccanica. Appassionato di aviazione, segue criticamente politica, sia nazionale che estera, ed economia.

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