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Le ideologie cambiano, ma non si possono eliminare

– Tutti si smarcano dalle ideologie.

Si parla di “post-ideologico” così come, qualche anno fa, con la nascita delle teorie della post-modernità, si iniziò a parlare di fine delle ideologie. E, quindi, a proposito della politica italiana della contemporaneità e del futuro leggiamo, ovunque, che debba essere necessariamente incarnata in una modalità che possiamo definire di “superamento delle ideologie”.

Fra i tanti esempi ho ritrovato un vecchio editoriale di Aldo Grasso, sul Corriere, in cui definiva Bersani e la Bindi come prodotto di vecchie ideologie e Matteo Renzi come l’esempio di una politica post ideologica incentrata sul concetto di “partito format”. Grasso non spiegava cosa intendeva con partito format, lo spiego io: un partito che si basa su logiche, tematiche, di pensiero del tipo “rottura”, “rinnovamento”, “nuovo” e su di un modo prestabilito di comunicarle, ed ecco il format, fatto di apparati scenografici, frasi dai forti timbri espressivi, ad effetto, e coinvolgimento patetico, emozionale, degli ipotetici elettori.

Beppe Grillo parla del suo movimento come di un raggruppamento non ideologico. Miei cari amici scrivono onestamente delle loro idee mettendo sempre a chiosa che sono contro le ideologie. Qui però si pone un problema: cosa vuol dire ideologia?

Per alcuni ideologia è sinonimo di contrapposizione antitetica, ovvero, Bianco/Nero, Amico/Nemico, Vero/Falso, comunista/fascista. Ma così si confonde il concetto di contrari antropologici (la cultura umana come sistema di semi di significato binari), con quello di ideologia.
Per altri ideologia è un codice di idee predeterminate, predeterminanti e strutturate, che normativizzano e irreggimentano i nostri atteggiamenti, le nostre interpretazioni, le nostre azioni sociali.

Ma ideologia è qualcosa di più e qualcosa di meno. Ideologia è ogni nostro atto. Ciascun punto di vista. Anche bere un caffè, fumare sigarette, andare al cinema, scegliere il cambio manuale piuttosto di quello automatico, usare la penna piuttosto che il computer, sono atti ideologici. Ideologia significa avere e proporre e far parte di una logica, di un punto di vista sulle cose e i fatti del mondo, mediata da un sistema di idee (da qui “ideologia”) e da codici culturali di riferimento.

Per intenderci: il concetto genetico di maschile è genetico, il concetto culturale di maschio è ideologico. Ideologia è immaginario. Gli immaginari sono determinati ed organizzati ideologicamente. In poche parole molti (che spesso sono pure intellettuali, e talvolta politici) confondono il concetto di ideologia con quello di modernità. Nella modernità le ideologie erano binarie perché metaforizzavano quel presente storico e culturale. Erano ideologie facilmente identificabili perché agivano per opposizione. Era il tempo delle identità economiche, storiche e sociali “fisse”. Quando il mondo e la cultura del mondo erano categorizzati in generi, netti e rigidi, come gli stoccafissi in pescheria. Ve li ricordate i generi della modernità? Erano raggruppati in repertori fissi e distinguibili per opposizione reciproca.

Tutto era sostanzialmente chiaro: il maschio era maschio, la donna era donna, il bambino era bambino, lo juventino era juventino, l’operaio era operaio, l’intellettuale era intellettuale, il comunista era comunista, il fascio era fascio. Con chiarezza, nitore, certezza e, mediante semplicità di leggibilità, le identità  erano metaforizzate in sorta di specie animali riconoscibili dal colore e dalla lunghezza del pelo.

La cultura ha d’improvviso sfondato la modernità con un big bang filosofico. Sono cambiati i sistemi e le logiche di produzione, le economie, le società – loro parametri culturali. Le idee – e i generi di idee e le contrapposizioni di principio – hanno subìto una sorta di fissione che le ha rimodellate, riformulate e accorpate. Da generi si sono trasformati in transgeneri. Ibridazioni ideologiche.

Nel film western sono comparsi i dischi volanti, il ricco e il povero si sono vestiti allo stesso modo. Si approda alla contemporaneità liquida, proteiforme, ed alle sue metafore… ideologiche. Dove tutto è ideologico, come nel passato, solo che le ideologie sono più difficilmente catalogabili e riducibili ad una singola equazione. In poche parole: il partito format è una ideologia, il non ideologico è una ideologia, e lo smarcamento dall’ ideologia… pure.

Al massimo possiamo fare un distinguo tra “vecchie” ideologie, “nuove” ideologie, e “ideologie transitive”.
Ma il concetto, la formula mentale e culturale di ideologia non è in alcun modo sopprimibile dall’uomo – pena il suo annullamento sociale. Il suo etimo, d’altronde, è nelle parole greche ιδέα + λόγος, ossia, il codice primario della cultura umana.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

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