La Terra (per fortuna) riesce a fare a meno dei summit dell’ONU

– Se il documento finale della Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo Sostenibile inizia riaffermando solennemente i principi che hanno ispirato la dichiarazione di Rio su ambiente e sviluppo di vent’anni fa, allora è segno che vent’anni sono davvero passati invano.

Perché, se il primo Summit di Rio del 1992 vaticinava l’aumento delle disparità tra ricchi e poveri e l’incarognirsi della povertà globale, in questi due decenni abbiamo assistito ad una realtà completamente diversa: la povertà è diminuita significativamente, così come sono diminuite le disparità, mentre lo sviluppo tecnologico ha ridotto significativamente l’impatto ambientale delle attività umane sul pianeta.

Se dal 1970 al 2006 la popolazione mondiale è cresciuta dell’80%, nello stesso lasso di tempo il numero delle persone costrette a vivere al di sotto della soglia di un dollaro al giorno è calato del 64%, da 967 milioni a 350 milioni

Eppure ancora oggi si continua a discutere dei “limiti” della Terra, e la discussione ruota attorno ai cosiddetti “punti di non ritorno” che non dovrebbero essere superati, pena il collasso dell’intero sistema. Uno di questi, teorizzato insieme ad altri a Stoccolma nel 2009, ipotizza che non bisognerebbe mai superare la soglia dell’15% di superficie mondiale destinata all’agricoltura (oggi siamo a poco meno del 12%).

Non sappiamo bene perché questo 15% sia considerato un limite invalicabile, presumiamo che la retorica ambientalista abbia bisogno di nutrirsi di soglie psicologiche e ipotesi di catastrofe imminente. Quello che però sappiamo per certo è che se le tecniche agricole fossero rimaste ferme agli anni ’60 (tecniche rimpiante da molti ambientalisti), per nutrire gli abitanti della terra avremo bisogno di destinare all’agricoltura una superficie enormemente maggiore, pari a quella della Russia. Altro che 15%. L’intensificazione agricola ha ridotto, non incrementato come comunemente si crede, la produzione di gas serra, così come ha contribuito a restituire, almeno nei paesi sviluppati, i terreni marginali e meno produttivi agli ecosistemi naturali.

E’ grazie allo sviluppo tecnologico, al mercato e alla globalizzazione che la popolazione mondiale sta vivendo oggi, sulla terra, molto meglio e in maniera molto più sostenibile di quanto non riuscisse a fare vent’anni fa. La Terra e i suoi abitanti riescono a fare tranquillamente a meno dei summit e delle loro solenni dichiarazioni. Questa in fondo è l’unica, vera buona notizia.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

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