Vertice europeo a Roma: tante debolezze non fanno una forza

– “Euro is here to stay and we all mean it“, dice Mario Monti nella conferenza stampa conclusiva del vertice quadrilaterale svoltosi ieri a Roma tra i primi ministri di Francia, Spagna, Germania e Italia. E’ un messaggio, l’irreversibilità dell’euro, che il presidente del Consiglio ha rivolto tanto ai mercati finanziari quanto al suk politico nostrano, nelle settimane in cui la tentazione di imbastire campagne anti-euro si fa forte tra le fila del PdL e nei discorsi di Beppe Grillo.

Ad ogni modo, la notizia più significativa di ieri l’ha fornita l’altro Mario, il governatore della BCE Draghi, annunciando l’allentamento delle condizioni per i collaterali richiesti da Francoforte agli istituti di credito per accedere ai fondi: il rating minimo per accettare gli Abs (asset backed securities) è stato ridotto a BBB. Si tratta di una mossa – peraltro anticipata da giorni da alcuni tra i principali quotidiani finanziari internazionali – effettuata dalla BCE per allentare la tensione sugli istituti di credito spagnoli e degli altri paesi europei considerati più a rischio, un’immissione indiretta di liquidità nel sistema economico dell’eurozona che ha già provocato un commento critico della Bundesbank e una moderata euforia sulle piazze finanziarie.

L’elemento più significativo emerso dall’incontro intergovernativo di Villa Madama è purtroppo il più drammatico: i maggiori governi europei continuano a navigare a vista e senza una strategia condivisa. Se l’unione politica resta un obiettivo di medio-lungo termine e l’ipotesi di emissione di eurobond continua a spaccare il fronte, i quattro leader hanno raggiunto un accordo di massima per un pacchetto di investimenti pubblici dell’ordine dei 120-130 miliardi (ergo, un allentamento dei vincoli fiscali) e un’intesa per l’introduzione della discussa tassa sulle transazioni finanziarie internazionali, anche limitata ai soli paesi favorevoli (Regno Unito escluso, quindi). Difficile gioire, considerate la natura e la timidezza delle proposte avanzate. Tanto più che la Germania fa fatica ad esercitare il suolo primato continentale, poco propensa a suggerire o a offrire come contropartita del suo sostegno ai paesi più deboli un percorso di riforme credibile e duraturo.

Ultima considerazione sul “padrone” di casa: la giornata di ieri di Mario Monti non sarà iniziata benissimo, stante il sarcasmo riservato dal Wall Steet Journal all’ultimo decreto-sviluppo (“svuotare il lago di Como con mestolo e cannuccia”). Il premier ha perso la fiducia di cui ha finora goduto nel mondo? Non ancora e non del tutto, ovviamente. Ma salutati gli ospiti stranieri e chiusa la porta di casa, è bene interrogarsi sulle cause di questo inevitabile calo di popolarità internazionale: se Monti s’indebolisce, e con lui l’affidabilità finanziaria e politica dell’Italia, la responsabilità è tutta sulle spalle della maggioranza parlamentare che lo sostiene, che con continui distinguo e annacquamenti delle scelte governative sta deteriorando il credito di credibilità che il mondo aveva concesso all’Italia il giorno della nascita del governo Monti.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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