di MARIANNA MASCIOLETTI – Voi lo sapete. Voi ne siete coscienti. Voi non potete non saperlo.

Sono di nuovo in pericolo. Chi? Cosa? Non fingete di non sapere o di non ricordare, suvvia. Sono in pericolo, per l’ennesima volta, le Radici Cristiane dell’Europa™. Vi siete distratti un attimo a manifestare contro l’IMU, ed ecco che è arrivato il patatrac.

Ma insomma, chiederete voi, in concreto, che succede? Riti satanici in piazza San Giovanni? Cavalli cosacchi abbeverati voi sapete dove? Feste patronali interrotte da preghiere musulmane? No, niente di tutto questo. Roba molto più grave.

Il fatto è questo: oggi, a Roma, ci sarà la sfilata del Gay Pride.
Molti e vari i commenti sull’avvenimento, ma, come sovente accade, la maggior parte negativi.

“La sessualità non va strumentalizzata a fini politici”, dicono alcuni, dimenticando che, al momento, è proprio la politica che persiste nel negare agli omosessuali il matrimonio con la persona amata, il poterle star vicino “in salute e in malattia”, in generale il pieno riconoscimento civile del loro essere.
“A me non importa quello che fanno, ma l’ostentazione è sbagliata”, fanno eco altri. Insomma, il caro, vecchio classico italiano del “si fa ma non si dice”, che non passa mai di moda.
“Offendono la dignità della famiglia”, aggiungono altri ancora. Come, non è chiaro a chi scrive e nemmeno a Luciano Lanna, che proprio su Libertiamo ha scelto di esporre la sua tesi.

Argomentazioni diverse e di vario livello, certo.

Si nota però una tendenza generale che le accomuna: quella di ridurre la cosa ad una notazione di stile. Diventano tutti dei piccoli Lord Brummel, di fronte al pensiero che un corteo di froci (perché il politicamente corretto, ricordiamo, è ipocrita e liberticida. Invece le affermazioni riportate poco sopra no, neanche un po’) sfili per le vie della capitale. Ma sporcano (sic), ma i carri con le drag queen sono di cattivo gusto, ma è un’ostentazione, ma lo facciano a casa loro, ma che c’è da essere orgogliosi, ma ci sono i bambini, oddio signora mia i bambini, non fate vedere ‘ste cose ai bambini che poi si traumatizzano.

Si tenta di tenere il discorso sullo stile e sul gusto, perché trasferendolo sulla sostanza ci si trova di fronte ad un argomento che, per alcuni, è ancora troppo controverso: la questione del riconoscimento alle persone omosessuali di uguali facoltà e prerogative rispetto a quelle eterosessuali.

Ancora troppo spesso l’omosessualità viene trattata come una malattia o una perversione, o una sorta di scelta egoista ed edonista fatta da alcuni a spese della Famiglia Tradizionale, delle Radici Cristiane, della Solidarietà Sociale e di tutto quel che già sapete, o addirittura come una presa di posizione politica, quando si dovrebbe riconoscere che, invece, è semplicemente una condizione, che va accettata e rispettata come tale. Non è né buona né cattiva, né di destra né di sinistra, né simpatica né antipatica: è un fatto, ed è un crudele ed inutile accanimento continuare a negarla o insultarla.

Forse non c’è molto senso a fare una manifestazione di “orgoglio” quando, nel Paese in cui si vive, si è ancora a questo punto, quando quelli che dicono di non strumentalizzare la sessualità in effetti non pensano ad altro che a discriminare in suo nome, quando un bacio gay è paragonato in diretta nazionale, con rara finezza, al “pisciare in pubblico”. Forse è vero, c’è poco da essere “orgogliosi” quando le cronache registrano regolarmente episodi di giovani aggrediti e picchiati perché hanno osato (in Italia, non in Iran) mostrarsi omosessuali anche fuori da “casa loro”.

Il momento non è bello: persino in FLI, partito nato, pareva, per accogliere le istanze di tutti sui diritti civili, alcuni hanno sentito il bisogno di precisare a mezzo stampa che l’onorevole Flavia Perina avrebbe partecipato al Pride a titolo personale e non a nome del partito, mentre in Sardegna Riccardo Lo Monaco, coordinatore cittadino di FLI a Cagliari, è stato “dimissionato” all’indomani della sua adesione alla manifestazione, con tanto di dichiarazioni sul fatto che “sbandiera i suoi gusti sessuali in modo sospetto”.

No, decisamente non c’è da essere orgogliosi per i risultati ottenuti: c’è, però, oggi come non mai, necessità di non arrendersi e di continuare a lottare perché, anche in Italia, si abbia il buon gusto e il buon senso (altro che il moralismo da buoncostume imposto dal senso comune) di eliminare le discriminazioni che impediscono ad un uomo che ama gli uomini, ad una donna che ama le donne, di essere, serenamente, se stessi. Senza doversi sentir considerare malati, pervertiti, pedofili, indegni di una vita civile da chi non ha ancora imparato a vivere in una società diversa da quella contadina di sessant’anni fa.

E, se proprio qualcuno dei nostri lettori sentisse prepotente l’urgenza di salvaguardare radici cristiane di qualche tipo, gli consigliamo caldamente un giro in Nigeria. Dove – anche se Giovanardi non lo dice – di problemi, molto seri e molto gravi, i cristiani ne hanno davvero.