Quella ‘destra’ che difende un modello di ‘famiglia tradizionale’, ma contro la tradizione

– Ogni qualvolta sento esponenti della destra paragonare la proposta di introdurre la pensione di reversibilità per il convivente di fatto nientemeno che in un attentato alla famiglia, mi viene spontaneo ricavarne che costoro non sanno proprio di cosa parlano. Credo infatti che gli uomini e le donne che, soprattutto in Italia, si collocano politicamente a destra non abbiano chiaro cosa sia la famiglia e, oltretutto, non abbiano – è il caso di dirlo – familiarità con il pensiero complesso. In particolare, quando infatti sento contrapporre la famiglia alle coppie di fatto non capisco il processo mentale che pone il parallelismo.

Per dirne una, non penso proprio che una persona che viva in un rapporto di coppia di fatto (oppure sia gay o lesbica o anche sia semplicemente single) non abbia una propria famiglia di riferimento. Mi volete indicare una qualsiasi persona che non si sia sposata, oppure che stia in una relazione di fatto, oppure sia gay la quale non abbia (o abbia avuto) un padre, una madre, dei nonni, degli zii, dei nipoti, dei cugini, dei fratelli o almeno qualcuna di queste relazioni parentali?

La famiglia d’altronde non è altro che questa rete di rapporti consolidati (e nei quali si è cresciuti e ci si è abituati a una vita di solidarietà e, appunto, di familiarità) la quale è la prima forma naturale e storica di legame sociale. Concepire, come fanno quelli delle destre, la famiglia solo come un nucleo ristretto, come una forma di relazione mononucleare, non è storicamente sensato ed escluderebbe dall’avere una famiglia chiunque per un motivo o per l’altro non può, ad esempio, avere figli oppure non è nelle condizioni di un rapporto eterosessuale (e non mi riferisco solo ai gay, ma anche a chi non è nelle condizioni di vivere questa esperienza…). Ma lo sanno gli uomini della destra (i quali spesso si esercitano nel riferimento retorico alla tradizione) che per secoli la famiglia è stata concepita proprio come una rete plurale e intergenerazionale, quasi come un clan, e non come un nucleo piccolo-borghese “madre-padre-due figli”, quella sorta di monade senza porte e senza finestre in cui una certa vulgata conservatrice racchiude l’idea di famiglia? E perché rimuovono il fatto che anche i gay sono naturalmente inseriti in rapporti familiari? Forse questi non hanno genitori, fratelli, zii, nonni o cugini?

Sarebbe bene ricordare a chi almeno a parole dice di tenere ai modelli del passato cos’erano le famiglie d’un tempo e quelle riunioni festive in cui ci si incontrava tra nonni, zii, nipoti, in cui non mancava la zitella e lo scapolone e in cui era anche possibile il parente gay. Questa era ed è la famiglia, quella rete di solidarietà naturale cui si può ricorrere di fronte a qualsiasi problema e difficoltà.

Basta quindi a qualsiasi comparazione insensata. La famiglia è una cosa, i rapporti di coppia un’altra, la normativizzazione degli stessi un’altra ancora, la genitorialità una questione infine del tutto diversa. Lo stesso matrimonio, che è una forma sancita religiosamente o civilmente di rapporto di coppia stabile, non implica automaticamente e obbligatoriamente la nascita di figli. E se almeno uno dei due della coppia è sterile, oppure se semplicemente non vogliono avere figli, quell’unione sarebbe da intendere fuori della dimensione famigliare? E, ancora, i bambini che nascono da coppie di fatto non sono, comunque, collocati all’interno di precise relazioni familiari? La realtà, insomma, è da un lato più semplice e dall’altro più complessa degli slogan elettorali utilizzati da chi fa confusione paragonando il non paragonabile. Parlare di regolarizzazione delle coppie di fatto sia eterosessuali che omosessuali è una questione che non ha niente a che fare con presunti attacchi alla famiglia, ma solo e soltanto con il diritto delle persone di dare una forma giuridica alla propria unione a due.

Sostenere invece il primato della famiglia rispetto alla burocrazia istituzionale significa d’altronde propendere per la valorizzazione di tutte quelle forme di solidarietà interpersonale e interparentale che, più che le istituzioni, rispondono all’ideale di Adriano Olivetti di “socializzare senza statizzare”. Sì può, in conclusione, schierarsi con politiche pubbliche di sostegno alle famiglie e contemporaneamente per la regolarizzazione delle coppie di fatto e per il contrasto all’omofobia? Certo che si può, a patto di mettere al centro del proprio orizzonte la persona umana con la declinazione piena di tutti i suoi diritti.


Autore: Luciano Lanna

Nato nel 1960 a Valmontone, laureato in filosofia, giornalista e scrittore, è stato direttore responsabile del Secolo d'Italia, vicedirettore de L'Indipendente e caporedattore del bimestrale Ideazione. Ha collaborato con quotidiani, riviste e trasmissioni radiofoniche e televisive. Ha scritto con Filippo Rossi Fascisti immaginari (2003). Il suo ultimo libro è Il fascista libertario (2011)

3 Responses to “Quella ‘destra’ che difende un modello di ‘famiglia tradizionale’, ma contro la tradizione”

  1. Andrea B. scrive:

    Per le coppie di fatto il discorso direi che non è facilissimo: certamente non trovo e troverei giusto negare ad un convivente un diritto di visita in ospedale o in carcere e mi viene sempre in mente il torto commesso dalle nostre autorità contro la convivente di uno dei caduti nell’ attentato di Nassirya, dimenticata da tutte le cerimonie e riconoscimenti concessi alle altre vedove.

    Però andando oltre, non vedo come agevolmente si possano pretendere diritti di coppia senza relativa assunzione di doveri di coppia … sotto questo punto di vista appare assai più ragionevole la richiesta di allargare l’istituto del matrimonio alle coppie gay.
    E poi, se il legislatore creasse il PACS o il DIDO od altro e questa forma di “accordo” risultasse troppo (o troppo poco) tutelante e vincolante per i desiderata di questa o quelle coppia ?

    Resto dell’ idea che l’unica soluzione sia di liberalizzare i contratti di convivenza, in modo che ognuno possa disporre del proprio menage come gli pare e piace, studiando le relative forme di pubblicità e magari abolire le “legittime” nelle disposizioni testamentarie.
    Nel frattempo, correggetemi se sbaglio, la riforma del diritto di famiglia è ancora da finire di votare ed i figli di coppie conviventi sono ancora “figli di serie B” ed in quanto “naturali”, per la legge, hanno solo padre e madre, ma non zii, nonni, cugini e non sono neppure considerati fratelli tra di loro … scusate tanto se considero questa faccenduola un poco più importante di chi vuole sentirsi “tutelato” ma anche “libero” e vuole diritti, senza spendere nemmeno cinque minuti davanti al sindaco ( o chi per esso).

  2. marcello scrive:

    Quando si parla di destra non è corretto definire molte volte solo quella clerical-fascista. Quella liberale, anche se a livello di elettorato passivo è minoritaria, nella società è molto più diffusa di quello che si vuol far credere.

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  1. […] della famiglia”, aggiungono altri ancora. Come, non è chiaro a chi scrive e nemmeno a Luciano Lanna, che proprio su Libertiamo ha scelto di esporre la sua […]