Perché sono contro un’Europa federale (e stasera tiferò Germania)

La mia è probabilmente una posizione minoritaria su questo giornale, ma sono convinto che una più forte integrazione politica tra i paesi dell’Unione Europea o comunque tra i paesi della zona Euro non sia nel vero interesse del nostro continente. Mi chiedo francamente se sono chiare le reali implicazioni dell’istituzione di un superiore strato di
intermediazione e di decisione politica che insista su realtà sociali, culturali ed economiche disomogenee e su una popolazione di oltre mezzo miliardo di persone.Un simile “livello centrale” sarebbe il luogo in cui la molteplicità di interessi diversi e conflittuali innescherebbe sostanzialmente una lotta di tutti contro tutti, alla ricerca di privilegi, tutele e di “corse gratis”. Insomma un’Europa come una grande Italia, con tutte le sue dinamiche di accaparramento, azzardo morale, redistribuzione della ricchezza in funzione del peso politico dei territori, più debito, oltre che naturalmente più spazio per le sovrastrutture politiche e burocratiche.

A mio modo di vedere, un simile contesto condurrebbe ad effetti devastanti non solamente sul piano economico, ma anche su quello civile e culturale, tirando fuori tutto il peggio – invidie, rivalità e piccole meschinità – e potrebbe gettare le basi per la rinascita nei prossimi anni dei peggiori nazionalismi.  Già adesso le aspettative di unione politica – cioè di solidarietà forzata – che la moneta unica ha erroneamente generato fanno sì che si alimenti in molti europei un sentimento di astio nei confronti dei “primi della classe”, cioè nella fattispecie dei tedeschi. Questo è solo l’antipasto di quello a cui assisteremmo se conferissimo alle tante “cicale” gli strumenti politici per “farla pagare” a quelle maledette “formiche”.

Il nuovo “livello europeo” fungerebbe certo, per parecchi, da confortevole refugium peccatorum. Come ebbe a dire Margaret Thatcher “il problema del socialismo è che prima o poi i soldi degli altri finiscono”. In questa stagione di crisi i soldi stanno effettivamente finendo e quindi non stupisce certo che molti politici siano alla ricerca di nuovi “soldi degli altri” di cui poter prendere il controllo. In questo senso l’Europa unita porterebbe con sé nuove straordinarie opportunità spartitorie ed  offrirebbe a classi politiche che hanno fallito nel governo dei propri paesi la chance di un altro “assalto alla diligenza”.

Tra l’altro, bisognerebbe sgombrare il campo dall’idea, propria anche di un certo numero di liberali, che l’Europa unita si doterebbe di leader di onestà intellettuale, prestigio e caratura – che saremmo certamente governati da un Draghi o da un Trichet. Piuttosto, se ci sarà un’unione politica ed un governo che risponde al “potere della maggioranza”, la partita sarà in mano a politici interessati, come sempre, a cercare il consenso immediato attraverso politiche di breve termine. Insomma se la giocheranno gli Alfano, gli Hollande e gli Tsipras o magari gli Orban, i Grillo e le Le Pen. In un continente così ricco di “disuguaglianze” non mancheranno certo loro gli argomenti con cui motivare il “popolo”.

E’ chiaro, naturalmente, che in questo momento l’argomento più attraente a favore del federalismo europeo è che un’Europa unitaria riporterebbe sotto controllo la crisi dei debiti sovrani. La sensazione, tuttavia, è che spostare il debito ad un livello più alto – anziché intraprendere politiche che consentano di ridurlo – rappresenti soprattutto il tentativo di tenere in vita una gigantesca bolla economica, ma soprattutto “politica”; cioè che rappresenti il tentativo di rimandare il più possibile un’effettiva resa dei conti su alcuni modelli di economia mista e di espansione “per via democratica” della spesa pubblica.

In definitiva si tratterebbe di sacrificare la straordinaria esperienza storica europea di decentralizzazione e di pluralità istituzionale, al solo scopo di consentire a paesi come Italia e Spagna di guadagnare tempo, di cullarsi ancora un po’ nell’illusione che il baratro possa essere evitato senza l’implementazione di riforme radicali.  L’ossigeno, tuttavia, durerà poco perché se si replicano a livello europeo gli stessi meccanismi che hanno compromesso l’economia dei PIGS, l’esito sarà solamente quello di condannare l’intero continente ad un inesorabile declino. Nei fatti una strategia miope che rischia di svendere le prospettive future per comprare una pace sociale di brevissimo periodo.

Peraltro, l’idea che “grande è bello” è di per sé abbastanza futile e, sotto sotto, lo sanno anche la maggior parte dei politici europeisti. Del resto, se davvero si credesse nei benefici intrinseci di bond sovranazionali, perché Monti, Hollande e Rajoy non cominciano loro ad emettere obbligazioni garantite collettivamente dai rispettivi paesi, a prescindere dalle scelte della Merkel – perché, in mancanza degli euro-bond, non sottopongono agli investitori dei bond  “latini”?

In realtà l’insistenza sul coinvolgimento della Germania nell’operazione la dice lunga sulle vere ragioni che muovono Italia, Francia e Spagna – non la convinzione che il grande sia in sé più solido del piccolo, quanto piuttosto il desiderio di parassitare la maggiore credibilità degli stati finanziariamente più sani dell’Unione. E’ ovvio che la somma di due Grecie non farebbe un debitore più solvibile della Grecia e che il vero “gioco” sta nel sommare una Grecia ed un’Olanda, cioè nello scaricare sulle nazioni più virtuose il rischio paese degli altri.

Insomma, sono convinto che Angela Merkel debba tenere duro e che in questo momento la sua politica appaia l’unica possibile diga contro il prevalere della demagogia redistributiva e a difesa  di elementari princìpi di responsabilità e accountability. Se la cancelliera tedesca saprà difendere il suo paese dall’abbraccio mortale dell’europeismo interessato, ci sono buone possibilità che parti importanti del nostro continente fuoriescano positivamente dall’attuale crisi. Se la Germania, invece, si accontenterà del ruolo di Lombardia di un superstato elefantiaco, dall’impoverimento continentale potrebbero salvarsi solo poche fortunate enclave, come la piccola Svizzera.

Stasera si gioca Germania-Grecia, quarto di finale degli Europei. “Una sfida che non è solo calcio” per Repubblica che nel suo sondaggio – c’erano dubbi? – incorona la Grecia contro gli affamatori del popolo. Penso si sia capito, invece, per chi farò il tifo io.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

10 Responses to “Perché sono contro un’Europa federale (e stasera tiferò Germania)”

  1. Marco scrive:

    Complimenti per l’interessante riflessione, sono un europeista non scettico, ho idee opposte alle sue, ma questo pezzo aiuta molto a capire la complessità storica del momento.

  2. Carmelo Palma scrive:

    I pezzi di Marco sono sempre molto interessanti e “rotondi”. La mia critica a questo è però che oggi l’antieuropiesmo e il rigorismo non sono affatto sinonimi. L’unità politica non è un progetto dei paesi cicala che vogliono vivere a spese della formica tedesca, ma al contrario un progetto tedesco per mettere ordine politico, fiscale e “morale” almeno nell’eurozona. L’alternativa al rafforzamento del processo federale non è il pluralismo economico e istituzionale, ma la fine del mercato comune e dunque dell’Europa (anche per Marco) migliore. E il ritorno del nazionalismo e del protezionismo… Insomma, le diffidenze di Marco le potrebbe forse sottoscrivere Cameron, non la Merkel. Quindi anzichè per la Germania contro la Grecia, bisognerebbe tifare per l’Inghilterra contro l’Italia…:-)

  3. Marco Faraci scrive:

    Carmelo, il fatto è che il mercato comune è una figata proprio in virtù del fatto che si combina con il decentramento politico e la concorrenza economica e fiscale. Il mercato comune mi piace perché oggi mi consente di cercare liberamente un lavoro in Inghilterra o di spostare a costo zero i miei soldi in Lussemburgo alla ricerca di politiche, leggi, normative e fiscalità diverse – cioè in definitiva alla ricerca di una maggiore o almeno *diversa* libertà.
    Se il mercato comune fosse controllato da un unico superstato, servirebbe ancora a qualcosa? Non è che un cittadino sovietico fosse realmente più libero per il solo fatto di poter spaziare da Minsk a Vladivostok…

  4. Federico scrive:

    L’articolo e’ più che condivisibile. L’unificazione e’ un progetto statalista e antiliberale, che punta ad allontanare il potere dai cittadini, dalle imprese, dai contribuenti. E’ sbagliato sostenere che l’unico modo per avere un mercato comune consista nell’avere un super-Stato centralizzato. La globalizzazione economica per giunta rende ridicola l’idea di un piccolo mercato europeo, destinato esso si’ a chiudersi protezionisticamente. L’Europa politica e’ il principale nemico dell’Europa dei mercati aperti, della Europa globalizzata, dell’Europa che detesta i burocrati di Bruxelles, la Pac, il sistema delle direttive. Il fatto che molti nemici dell’Europa siano nazionalisti e fessi non rende migliore il progetto accentratore di un’Europa unita, guidato soprattutto dai tecnocrati francesi e ispirato a un deciso dirigismo.
    Aggiungerei che oggi il primo problema dei liberali non consiste più nell’avversare il potere statale e nazionale di stampo ottocentesco, ma invece nel combattere il “nuovo mostro”.

  5. “L’alternativa al rafforzamento del processo federale non è il pluralismo economico e istituzionale, ma la fine del mercato comune e dunque dell’Europa”

    Perché, perché, perché?

    Perché si ripete quest’affermazione apocalittica nonché basata sul nulla?

    Se finisce l’Euro, si ritorna a quello che c’era prima di esso: la CEE e l’Atto Unico. Con le monete che fluttuano secondo il valore attribuito loro dal mercato. Stop. Quale paese avrebbe interesse ad abolire, oltre al trattato di Maastricht quello di Roma del 1957? Nessuno.

    E se anche per un breve periodo un paese mettesse dazi e frontiere, il calo economico lo indurrebbe in breve tempo a tornare sui suoi passi.

    PS: standing ovation a Libertiamo che ha pubblicato un articolo molto sensato, ancorché contrarian.

  6. Andrea B. scrive:

    Applaudo convinto a questo articolo.
    Solo una piccola riflessione: se la Merkel fatica così tanto per tenere duro contro le logiche della demagogia redistributiva ( che sta parecchio sul gozzo anche al sottoscritto, tanto per essere chiari), perchè non minaccia di prendere il cappello e tornarsene al marco ?
    Evidentemente una qualche ragione l’hanno, i tedeschi e non credo si tratti di europeismo disinteressato… sarà un riflesso condizionato, ma quando sento parlare, come dice Carmelo Palma, di progetti teutonici per mettere ordine politico, fiscale e “morale” in Europa, qualche brivido mi viene.
    Basta ed avanza il mercato unico … non stiamocela a raccontare che l’alternativa è tra le magnifiche e progressive sorti degli Stati Uniti d’ Europa ed il medioevo di stati e staterelli, ognuno con il suo bravo gabelliere a chiederti “un fiorino !” ognivolta che passi :-))

    P.S. Tra Inghilterra ed Italia tifo Azzuri ovviamente, ma se dovessi scegliere tra un Monti ed un Farage…

  7. marcello scrive:

    L’unità anche economica dell’Europa è l’unico modo che si ha per competere, in assenza di regole mondiali che non si sa se si faranno mai, con le potenze economiche degli altri continenti, senza ricorerere alle 2 alternative regressiste della distruzione dello stato sociale e del protezionismo.

  8. marcello scrive:

    I soldi finiscono perché quando non ci sarà più nulla da prendere dai ceti bassi, com’è stato fatto in tutti questi anni con le redistribuzioni al contrario (es. gli aumenti dei prezzi senza che aumentassero gli stipendi), quelli che hanno continuato a non voler fare i sacrifici mi chiedo dove li andranno a prendere.

  9. fab scrive:

    @Andrea B. : guarda che nel medioevo c’èera il Sacro Romano Impero. Cioè il “primo reich”. Altro che modello a “stati e staterelli”.
    E’ una tendenza comune, e sbagliata, quello di attribuire al medioevo ogni cosa che sia negavita. Ma il medioevo, storicamente, sono più di mille anni di stroria, ha anche tanti aspetti positivi (come la nascita delle università) e non merita di essere trattato in questo modo.

Trackbacks/Pingbacks