Fiat, la sentenza che discrimina chi non ha la tessera Fiom

di SIMONA BONFANTE – Licenziare e non-assumere sono cose diverse. Anche selezionare e discriminare sono cose diverse. E cose diverse sono pure la Fiat 2 e la Fiat 1, cioè la NewCo e la vecchia Pomigliano. Diversa la profilazione manageriale, il concept organizzativo, la trama contrattuale dei rapporti di lavoro. La vecchia Pomigliano chiude per asfissia, i suoi lavoratori ibernati in cassa integrazione. Nel mentre, nasce l’altra Pomigliano, che di lavoratori ha bisogno e che lavoratori assume. Ne arruola 2000. Tra questi, nessuno (sic) iscritto a Fiom, il sindacato che si era battuto perché la nuova cosa di Marchionne non nascesse, e quando invece questa nasce, Fiom, ramo metalmeccanico di Cgil, dice no. No ai nuovi obiettivi, alle nuove regole, ai nuovi target di produzione. No, quindi, al contratto applicato in azienda, e così facendo – dicendo no – perde il diritto alla rappresentanza in fabbrica. Lo sapeva, Fiom, che sarebbe finita così, perché a stabilirlo è lo Statuto dei Lavoratori, all’articolo 19.

In Fiat, dunque, ovvero nella nuova Pomigliano, Fiom non c’è; o, se anche c’è, non si vede. E statisticamente, questa, è un’anomalia talmente anomala da spingere il giudice del Tribunale di Roma ad accogliere la denuncia sporta da Fiom, e condannare Fiat per discriminazione  alla ‘pena’ dell’assunzione di 145 degli oltre 300 ex-lavoratori sindacalizzati Fiom della vecchia Pomigliano non più assunti nella nuova Pomigliano, ed ancora in Cig. Pena anomala, l’assunzione ‘lottizzata’. Verrebbe da dire ‘discriminatoria’.

Trovo francamente bizzarro che un tribunale possa ordinare le assunzioni sulla base del colore delle tessere“: é la considerazione enunciata ‘a caldo’ da Roberto Di Maulo, segretario generale di Fismic, il sindacato autonomo dei metalmeccanici. “Bizzarro” anche perché, osserva ancora il sindacalista, la sentenza è sostanzialmente non-applicabile, “a meno che il giudice voglia fare mettere in cassa integrazione altri 145 lavoratori che hanno un’altra tessera sindacale in tasca”.

Il piano industriale Fabbrica Italia fa infatti leva su un contratto di lavoro ancorato a standard di produttività e tassi di redditività mutualmente calibrati: l’assunzione coatta di 145 nuovi lavoratori (il 7 e passa per cento del personale attualmente a regime) non può non alterare, forzandolo, l’equilibrio produttivo dello stabilimento, condizionandone potenzialità produttive e chance di successo; successo non del progetto in sé, né della ‘forzatura’ alle regole imposta da Marchionne; piuttosto, il successo del progetto ‘lavoro, sviluppo, reddito’ che Fabbrica Italia si è posta l’obiettivo di creare in quella landa di senza lavoro chiamata Meridione d’Italia.

Sulla Newco di Pomigliano si son già pronunciati altri tribunali: per tutti, il nuovo contratto proposto da Marchionne è legittimo. Punto. La sentenza pronunciata ieri dal Tribunale di Roma però rileva un dato oggettivo: è statisticamente impossibile – o probabile in un rapporto di 1 su 10 milioni – che tra i nuovi assunti neanche uno sia Fiom. Da qui, l’azione legale intentata da Landini, e confortata da una normativa del 2003 che recepisce le direttive europee sulle discriminazioni. Ok: era staticamente impossibile che tra i 2000 nuovi assunti non ve ne fosse neanche uno Fiom, ma lo è altrettanto che ora ne arrivino da un giorno all’altro 145 pronti a “fare la resistenza” contro Marchionne e contro un modello organizativo e contrattuale ideologicamente avversato nelle sue premesse – il modo in cui è stato negoziato e approvato dai lavoratori – e nei suoi esiti – il modo in cui funzionerà.

La Fiom vuole tornare a Pomigliano, con i suoi lavoratori e i suoi rappresentanti, per cancellare la nuova Pomigliano e ciò che rappresenta. Di fatto, però, se c’è la Fiom non c’è Pomigliano e se c’è Pomigliano non c’è la Fiom. E dico di fatto nel senso che se anche de iure un giudice decreta che debba essere così, non può comunque essere così. Di ciò dovrebbero onestamente prendere atto anche i vertici della Fiom. Questa Pomigliano funziona così (ed è non solo inevitabile, ma pure legittimo che funzioni così). Un’altra Pomigliano si può fare solo senza i soldi della Fiat e di Marchionne.

Intanto, arriveranno i ricorsi. Sinora quelli annunciati non vengono da Fiat ma dagli altri sindacati. Tra questi, Uilm, la sigla dei metalmeccanici Uil che attraverso il proprio segretario generale, Giovanni Sgambati, constata come “anche la Uilm abbia tanti iscritti che ancora non sono stati riassorbiti”, e come ciò renda “impensabile che la Fiom abbia un canale preferenziale grazie ad una sentenza”. E va ancora oltre il responsabile dei metalmeccanici Cisl, Roberto Farina: “La sentenza (…) sembra rispondere ad una denuncia di presunta discriminazione nei confronti di un sindacato, con una sicura discriminazione nei confronti di tutti gli altri lavoratori ancora in Cig, e degli iscritti alle altre organizzazioni sindacali“.

L’accordo di Pomigliano, sottoscritto dalla Fim e dagli altri sindacati – afferma ancora Farina – “contiene il reintegro al lavoro di tutti i lavoratori, ed è quindi per definizione un accordo sindacale che non prevede alcuna discriminazione nei confronti di nessun sindacato e di nessun lavoratore. È singolare che siano le sentenze dei Tribunali ad introdurle“.

Singolare. Quasi discriminatorio.

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Twitter @kuliscioff

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Fiat, la sentenza che discrimina chi non ha la tessera Fiom”

  1. navi torve scrive:

    tutto giusto, signorina bonfante. perfettamente corretta ogni sua parola.

    peccato, però, che sia io che lei, così come marchionne e landini, sappiamo perfettamente che non sia così e quale sia la vera ed unica realtà dei fatti (tante tessere sindacali e solo quelle delle fiom non vengono nuovamente assunte? e perché tutto ciò non sarebbe accaduto, tanto per fare un esempio, alle tessere cisl o uil? non le sembra minimamente sospetto? risponda sinceramente).

    forse lei non ha vissuto in italia, negli ultimi anni.

    peccato, davvero, perché si sarebbe persa la geniale operazione di marchionne che, con una sola e semplice domanda (volete lavorare si o no? se volete lavorare comincerete a farlo alla mie condizioni, va bene?), domanda che, visti i tempi, definisco un vero e proprio ricatto, avrebbe cancellato, con la facilità del cancellino passato sulla lavagna, secoli di lotte proletarie e secoli di conquiste operaie.

    operai che sarebbero stati privati di ogni diritto e che sarebbero oggi costretti a lavorare a condizioni letteralmente disumane ed umilianti (sullo stile arbeit macht frei, per intenderci, lei non crede?)

    e, ora le chiedo, tutto questo per cosa?

    lei potrebbe rispondermi: “per avere un posto di lavoro fisso che garantisca sia un salario sia la ripresa economica di pomigliano”

    e io le risponderei, facendomi una grossa e grassa risata: “allora lei crede, davvero, che la fiat di marchionne resterà davvero in italia e che marchionne, davvero, non porterà davvero la fiat negli stati uniti, dove il costo del lavoro è accettabile e dove i sindacati contano meno di niente?”

    lei, mi perdoni, è ingenua. molto ingenua e le consiglio di cominciare a leggere qualche giornale e di informarsi sulla realtà dei fatti prima di scrivere su internet.

    apra gli occhi.

    così facendo potrebbe scoprire, infatti, che gli unici ad essersi opposti all’accordo denigrante di marchionne sarebbero stati i tesserati fiom e, guarda caso, gli unici a non essere stati riassunti a pomigliano sono stati proprio i tesserati fiom.

    perciò ora le chiedo nuovamente: “tutto ciò non le sembra minimamente sospetto?”

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