– Il 19 luglio prossimo il Caucaso affronterà una scadenza elettorale misconosciuta ai più ma capace di rinfocolare come non mai le tensioni della regione di cui si è già avuto modo di parlare da questo webmagazine. In quella data si terranno, infatti, le quinte elezioni presidenziali dell’auto-proclamatasi Repubblica dell’Artsakh, quel territorio al centro di un ventennale conflitto “congelato” tra Armenia e Azerbaijan.

Malgrado sia attualmente riconosciuto solo da Transnistria, Sud Ossezia e Abkhazia – a loro volta territori dall’ambiguo status internazionale – il Nagorno-Karabakh – repubblica “semipresidenziale” sul modello armeno – gode di un’attiva vita politica interna che, tuttavia, sta subendo una discreta flessione in termini di diritti politici e libertà civili. Infatti, secondo l’annuale indagine delll’ONG Freedom House, attualmente il Nagorno-Karabakh sarebbe “not free” – a livello quindi dell’Azerbaijan – con un netto peggioramento rispetto agli anni precedenti che lo vedevano “partly free” con punteggi a volte superiori alla medesima Armenia. Considerando che un probabile sviluppo delle trattative condotte tramite il Gruppo di Minsk dovrà passare per l’inclusione di questo soggetto nei negoziati, è importante, quindi, che la prossima tornata elettorale possa esprimere una leadership legittimata a prendere decisioni capaci in ultima istanza di produrre cambiamenti in tutta l’area caucasica.

Le elezioni presidenziali, che coinvolgeranno tutti i cittadini dell’ “Artsakh” – vale a dire non solo l’area dell’ex oblast sovietico del Nagorno-Karabakh ma anche i 7 distretti azeri occupati durante il conflitto in funzione di “cuscinetto” – vedono fondamentalmente due sfidanti affrontarsi nell’agone politico. Da un lato il “Presidente” uscente Bako Sahakian, dall’altro il Generale Vitali Balasanian, che nella guerra del 1991-1994 comandò le truppe armene-nagornine nel distretto di Askeran e che, in seguito, venne “ricompensato” con una nomina a vice-ministro della Difesa di Stepanakert. Da notare che entrambi condividono un forte “background” militare, in quanto Sahakian, prima di divenire Ministro degli Interni nel 1999, fu uno dei vice-comandanti delle forze nagornine impegnate nello scontro. La legittimazione politica ottenuta per meriti “sul campo” non è certo una novità nell’area, se si pensa che due dei tre Presidenti della Repubblica di Armenia, ossia Robert Kocharyan e l’attuale Serzh Sargsyan, sono nati a Stepanaker esercitando nell’Artsakh cariche politiche di primo piano – il primo ne fu Presidente e il secondo, tra le altre cose, fu il fondatore dell’esercito nagornino -. Ufficialmente, la competizione vedrà la partecipazione anche di altri due contendenti – Arkady Soghomonyan e Valery Khachatryan -, ma sarà sulle due figure sopra menzionate che si concentrerà la gran parte dei voti.

La differenza tra i due rivali rimane, comunque, abissale. Secondo un sondaggio commissionato il 26 e 27 maggio scorso da “Patria Libera” – il partito vincitore della tornata parlamentare di Stepanakert del 2010 – se Sahakian potrebbe assicurarsi il 30% dei voti, Balasanian dovrebbe accontentarsi solo del 3.5%. Pur essendo i sondaggi elettorali in Caucaso poco o nulla affidabili, da questa indagine condotta dal Centro Indipendente “Sociometer” risulterebbero due elementi positivi: l’alta partecipazione attesa (84.3% dei votanti) e il ridotto rischio di brogli elettorali. Quest’ultimo elemento troverebbe fondamento da un lato nella sicurezza di vittoria “avvertita” dall’ “incumbent” – che non avrebbe incentivi a dare adito a contestazioni post-elettorali – dall’altro dalla scarsità materiale di fondi a disposizione del Generale. Considerando, inoltre, che alle elezioni presidenziali del 2007 Bako Sahakian venne supportato da quasi tutto l’arco parlamentare, questa tornata si annuncia all’insegna di un maggior pluralismo essendo Balasanian parlamentare del “braccio locale” della Federazione Rivoluzionaria Armena (Dashnaktsutyun).

Di certo, malgrado i programmi dei due candidati non siano ancora stati resi pubblici – quello del Generale lo sarà a partire da dopo il 20 giugno, data d’inizio della campagna elettorale – non è azzardato ipotizzare che, come negli anni passati, essi non differiranno che per poche sfumature da due “linee” essenziali per la “Repubblica” nagornina: sviluppo economico e riconoscimento internazionale. Se sul primo punto Sahakian avrà facile gioco a far valere il proprio peso di “incumbent”, per il secondo la strada pare ardua per entrambi. Malgrado le elezioni del 2010 siano state monitorate da più di 70 osservatori esteri, la comunità internazionale – Unione Europea, OSCE e Consiglio d’Europa in testa – ha più volte ribadito che l’esercizio elettorale non potrà essere riconosciuto valido finché l’ambiguo status della regione non verrà ad essere stabilito per via negoziale. Ovviamente, questo processo non sarà in alcun modo agevolato dall’Azerbaijan che continua a vedere il Nagorno-Karabakh come parte dei propri confini e le autorità di Stepanakert come degli illegittimati “secessionisti” da combattere con ogni mezzo.