Se gli esodati fanno ‘strage’ dei precari

di LUCIO SCUDIERO – Tra un errore in buona fede e una teoria di menzogne consapevoli reiterate negli anni, cosa sceglierebbe una persona di buon senso? E tra una persona che si assume la responsabilità delle scelte e delle loro conseguenze e chi la nega per professione, da che parte stareste? La risposta a queste domande decide la preferenza per Elsa Fornero oppure per la Irresponsabili S.p.a., holding dei partiti politici italiani seduti in Parlamento (con qualche rara eccezione).

Non importa quanto fosse, obiettivamente, difficile, quantificare il numero di “casi particolari” che potevano finire spiazzati nelle more di una riforma pensionistica partorita in quindici giorni per essere stata evitata durante i precedenti quindici. Anni, però. E non importa, al dibattito pubblico di questo paese di ultras sguaiati, interrogarsi sul quantum di equità insito in una visione del mondo che vorrebbe, se ancora potesse, mandare la gente in pensione a 58 anni (quella era la media ante riforma), a danno e svantaggio di chi viene dopo, e che per pagare quel lusso rischia di non trovarsi neppure il sostentamento della prima necessità quando sarà il proprio turno. E appare un dettaglio di rilievo secondario che ieri e ieri l’altro il Parlamento nella sua quasi interezza, quasi non fosse pure affar suo l’esercizio di sovranità su questo Paese, chiedesse al governo di trovare copertura e soluzione a un problema, senza degnarsi di offrire lo straccio di una propria. Il Governo deve, il governo trovi, il governo faccia. Il Parlamento ordina, come farebbe con una pizza.

Delle ragioni per le quali gli esodati erano, e restano, una truffa ideologica costruita dalle solite centrali di rappresentanza della demagogia – cioè sindacati e partiti– è stato già scritto a più riprese su questo web magazine.

Da oggi quella truffa allargherà il novero dei beneficiari ad altre 55mila unità, nonostante i numeri fotografino una casistica molto varia, quasi mai meritevole fin da subito di una deroga al nuovo regime pensionistico, a meno di non volerlo svuotare di effetti, cosa che sarebbe gradita a molti.

Insomma, Elsa Fornero continua ad avere ragione, nonostante la concessione di ieri, utilizzata oggi dal premier come contropartita dell’approvazione rapida della riforma del lavoro entro il 27 giugno.

Intanto il Paese registra le prime vittime del fenomeno mediatico degli esodati. Non sono nè il ministro del Welfare né la dirigenza dell’Inps. Si tratta dei “precari”, la figura gnomica della crisi di modello italiano, le vittime strutturali del nostro sghembo mercato del lavoro, catalizzatrici, fino a poco tempo fa, delle paure e della pietas dell’immaginario collettivo nazionale, oggi silenziate dal “dramma” di chi non soltanto ha avuto un lavoro stabile e ben retribuito per tutta la vita, ma anche l’incentivo a mollarlo anzi tempo con un extrabonus fino alla pensione.

Il problema del dualismo del mercato del lavoro è l’unico vero esodato dal dibattito pubblico italiano, e la discussione parlamentare che inizierà di qui a qualche giorno sulla riforma del lavoro potrebbe addirittura far danni ulteriori, consentendo al demagogo di turno di sventolare la bandierina della precarietà per svuotare di senso l’unica modifica che promette di ridurla nel medio lungo periodo, e cioè l’allentamento delle maglie dell’articolo 18.

La situazione è grave ma non è seria, direbbe Flaiano.

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Twitter:@Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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