E’ “manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice di Spoleto sull’articolo 4 della Legge 194 che regola l’interruzione volontaria della gravidanza. A stabilirlo è la Corte Costituzionale.

Il giudice di Spoleto riteneva violati dalla legge sull’aborto gli articoli 2 (diritti inviolabili dell’uomo) e 32 (diritto alla salute) della Costituzione, citando a sostegno della sua tesi una sentenza della Corte di Giustizia Ue che aveva definito un embrione umano “qualunque ovulo umano fin dalla fecondazione, qualunque ovulo umano non fecondato in cui sia stato impiantato il nucleo di una cellula umana matura e qualunque ovulo umano non fecondato che, attraverso partenogenesi, sia stato indotto a dividersi e svilupparsi” e, dunque, soggetto da “tutelarsi in maniera assoluta”.

Per il giudice umbro, perciò, se l’embrione umano “deve ritenersi correttamente qualificabile come ‘uomo’, seppur ‘in fieri’, per il  diritto vivente europeo – si legge nell’ordinanza di rinvio della questione alla Consulta – necessaria conseguenza logico-giuridica e’ il ritenere costituzionalmente illegittima qualsivoglia norma di legge che, prevedendo la facoltà di addivenire alla volontaria distruzione dell’embrione umano, leda irreparabilmente quel diritto alla vita che e’ il primo fra i diritti inviolabili dell’uomo“. Una interpretazione questa che però non è stata ammessa dalla Consulta.

Le motivazioni saranno scritte dal giudice Mario Rosario Morelli, il relatore della sentenza del caso Eluana Englaro.