Ventinove anni fa Enzo Tortora veniva arrestato. Oggi accadrebbe ancora

– Ventinove anni fa, il 17 giugno 1983, Enzo Tortora veniva arrestato, prelevato dalla sua camera presso l’hotel Plaza di Roma come un volgare e pericoloso delinquente alle 5 del mattino: a quel momento i capi di accusa non erano molto precisi ma in corso d’opera, con l’aiuto di precostituite dichiarazioni di sedicenti pentiti, veniva accusato di associazione a delinquere e spaccio di stupefacenti .

Un’accusa, nel merito e nel metodo, così grave da far dire a chi ha stima di Enzo «spero sia colpevole», perchè la colpevolezza di Enzo avrebbe salvato il nostro paese, e tutte le sue istituzioni, dal degrado della giustizia, dall’abisso dell’illegalità, dall’oscurantismo del diritto.

E invece no: l’Italia con la logica dell’emergenza era davvero caduta – per usare un termine di Sciascia – nella «bestialità». Tortora era innocente, i suoi accusatori no. Tortora non aveva nulla da rimproverarsi, i magistrati sì. Tortora ha potuto ritornare al suo pubblico a testa alta, tanti altri giornalisti no.

Prima ancora che un errore giudiziario, il processo napoletano è stato un plateale esempio di approssimazione e di inefficienza, supportato dall’abile complicità degli organi di informazione. Tutti uniti nel tentativo di umiliare quest’uomo “antipatico” perché troppo “perbene”, “colpevole” perché troppo “innocente”.

Dopo aver affermato la verità ed essersi ripreso la sua onorabilità, Enzo Tortora moriva per un tumore al polmone «scoppiato come una bomba al cobalto» in quel dannato giorno di metà giugno. Dopo lo smantellamento di quel castello di bugie, supposizioni, verità concordate e proterve arroganze costruito a difesa del maxiblitz, i magistrati hanno continuato a “vivere”, a godere di note di merito e promozioni di carriera. Dopo una vicenda giudiziaria che rappresenta i mali del sistema Italia e che avrebbe dovuto essere assunta come caso clinico su cui riflettere e studiare per guarirne  i sintomi più gravi, la classe politica ha continuato a sciorinare le soluzioni più varie nelle sale di convegni e negli incontri-studio, ma nelle sedi legislative no: la ragion di stato ha sempre la meglio sulla ragione della giustizia.

Oggi si torna a discutere di responsabilità dei magistrati: sarebbe da dire “bene” se –  a dispetto di quanto previsto dal Presidente della Camera – venisse finalmente approvata la norma presentata dalla ministro Severino. Ma ancora una volta in Parlamento si recita a soggetto: la sinistra tace, l’onorevole Alfano urla sulla necessità della legge (peccato che non l’abbia detto quando era al governo e fatto quando era Guardasigilli) e la magistratura mormora.

Oggi più che mai si registra il disorientamento dell’opinione pubblica di fronte alla crisi della giustizia, la quale viene percepita come qualcosa di estraneo, legato a logiche oscure. Davanti a un arresto, il cittadino non demonizza l’imputato ma non esalta neanche il magistrato perché  l’imputato potrebbe essere colpevole, ma il magistrato potrebbe anche sbagliare.

I sondaggi che confermano la sfiducia nella magistratura e nella giustizia dovrebbero far dire che è il momento non più rinviabile di restituire ai cittadini una giustizia giusta attraverso quelle riforme coraggiose quanto necessarie che non sono state attuate,  sia per responsabilità di una pezzo della classe politica troppo legato, verrebbe da dire colluso, ad una parte di magistratura (quella mediaticamente più forte) che vuole che tutto rimanga così per non perdere il potere raggiunto, sia per responsabilità di quell’altro pezzo di politica incapace di analizzare il processo napoletano come “caso clinico” dal quale partire per correggere i malesseri del sistema penale.  Non contro qualcuno ma a favore dei sacrosanti diritti di tutti.

Sono passati 29 anni e l’amarezza più grande è che un uomo per bene, una storia, un caso giudiziario, una vita non abbiano insegnato nulla. E al disorientamento per la crisi della giustizia si aggiunge il disorientamento per la crisi della politica. Se è questo che si vuole…


Autore: Francesca Scopelliti

Nata in Calabria nel 1951, è stata compagna di Enzo Tortora, e dopo la sua morte ne ha continuato la battaglia garantista. È presidente della Fondazione Internazionale per la Giustizia Enzo Tortora. È stata senatrice dal 1994 al 2001, prima con la lista Pannella - Riformatori, poi con Forza Italia.

6 Responses to “Ventinove anni fa Enzo Tortora veniva arrestato. Oggi accadrebbe ancora”

  1. Silvana Bononcini scrive:

    Condivido il ricordo di quel giorno orribilis… e di altri ancora!
    Un abbraccio Francesca!

  2. Bruno scrive:

    Errare e’ umano, perseverare e’ diabolico, questo e’ il problema della nostra giustizia. Gli errori continuano a ripetersi e nessuno e’ responsabile.

  3. creonte scrive:

    la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. temo sarbbe la fine delle grandi inchieste dei PM. alla fine non gioverebbe alla collettività

  4. step scrive:

    Condivido l’articolo.

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