Sopra i partiti il governo Monti campa, sotto i partiti il governo crepa

di PIERCAMILLO FALASCA – E’ un buon provvedimento, il cosiddetto “decreto sviluppo“: non è ovviamente la ricetta per risolvere tutti i mali del Paese, ma un piccolo e utile concentrato di vitamine per l’economia nazionale. Per il governo, si tratta di un cambio di passo necessario a evitare le trappole in cui i partiti quotidianamente provano a spingerlo, impegnati a cercare distinguo e motivi di insoddisfazione a fini elettorali. Per parafrasare il noto scioglilingua: sopra i partiti il governo campa, sotto i partiti il governo crepa. Monti dovrebbe averlo capito: la sua leadership è rafforzata quando si pone come interlocutore di Merkel e Hollande e quando, con provvedimenti come il decreto presentato ieri, l’esecutivo detta l’agenda delle riforme; quando invece ministri e sottosegretari si lasciano trascinare nel dibattito quotidiano con una classe parlamentare ormai delegittimata e autoreferenziale, il governo perde smacco agli occhi dell’opinione pubblica.

Vi sono nel decreto molte misure degne di nota: l’aumento dal 36 al 50 per cento della detrazione Irpef sulle ristrutturazioni edilizie; l’abolizione del limite dei 35 anni di età per la costituzione di una srl semplificata; la tassazione agevolata per i project bond delle imprese che realizzano infrastrutture (12,5 per cento, come i titoli di Stato); la cessione di importanti asset pubblici come Sace, Fintecna e Simest alla Cassa Depositi e Prestiti (che è una società a controllo pubblico, ma gestisce risorse private) finalizzata all’abbattimento di una parte del debito commerciale della PA e del debito da titoli di Stato; il piano di dismissione di immobili pubblici; la riduzione delle spese della presidenza del Consiglio e del Ministero dell’Economia; il filtro di ammissibilità degli appelli per velocizzare la giustizia civile. Manca – o è rinviato, come ha specificato il ministro Passera – l’atteso credito d’imposta per la ricerca, per ora sostituito da un bonus assunzioni di laureati e dottori di ricerca in materie tecniche o scientifiche. Infine, è positiva il riordino degli incentivi fiscali alle imprese, primo passo della strategia di bonifica dei sussidi di Stato per la quale il premier Monti si è affidato alla consulenza di Francesco Giavazzi. Con l’abolizione di 43 leggi di agevolazione si supera la logica dei sussidi a fondo perduto: l’opera non è completa, ma la rotta è quella giusta.

Da questo decreto (in particolare dalla rapidità con la quale verrà implementata la cessione di patrimonio pubblico mobiliare e immobiliari) e soprattutto dal piano di revisione della spesa che a breve dovrebbe vedere la luce (e che non potrà eludere il nodo della spesa per il personale pubblico), i mercati finanziari internazionali ricaveranno un giudizio crudo sull’affidabilità dell’Italia e sulla coerenza delle azioni concrete con le promesse. Alle forze politiche che sostengono in Parlamento il governo Monti andrebbe rivolto un invito: collaborino affinché l’esecutivo possa lavorare spedito e in autonomia. Stiamo attraversando il burrone in bilico sulla corda, non è tempo per pasticci propagandistici. 


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Sopra i partiti il governo Monti campa, sotto i partiti il governo crepa”

  1. Camelot scrive:

    Con rispetto parlando: trattasi di truffa, esattamente come lo erano i 100 miliardi che Tremonti giurava d’aver racimolato.
    Partiamo dai numeri. Primo. Le srl semplificate anche per gli over 35 non hanno copertura finanziaria.
    Secondo. C’è chi dice che i project bond al 12,5% possano fare “concorrenza” ai Buoni del Tesoro (il vice ministro Grilli) e rivelarsi dannosi.
    Terzo. Le privatizzazioni sono una sòla: lo stato vende con la mano sinistra e ricompra con la destra (Cassa Depositi e Prestiti) e, per di più, per ottenere solo 10 miliardi.
    Quarto. Nella migliore delle ipotesi, i soldi effettivamente stanziati o stanziabili ammontano a non più di 2-3 miliardi.
    Le persone serie non possono che essere disgustate, pertanto, da questo provvedimento che è una presa per i fondelli, esattamente come lo erano quelli che adottava il governo Berlusconi.

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