Obama coraggioso (e interessato) sui clandestini. Indicazioni anche per l’Italia?

– La scelta di Obama di sanare la posizione degli immigrati irregolari entrati negli Usa prima dei 16 anni e di fatto integrati nella società americana – sono, dice Obama, i veri “dreamers”, gli interpreti contemporanei del sogno americano – è un atto politico a tutto tondo.

E’ chiaramente un messaggio a quei segmenti di elettorato che potrebbero essere decisivi per la sua riconferma alla Casa Bianca, ma è anche una scelta di governo responsabile, che prende atto della realtà. E la realtà è che l’America di oggi è fatta anche da quel milione di giovani americani che la legge vorrebbe “rimpatriare” in una patria che non è la loro.

La decisione del Presidente statunitense non illumina solo la discussione che in Italia da tempo si è aperta sulla questione della cittadinanza dei minori nati e cresciuti in Italia, ma anche la riflessione sulle centinaia di migliaia di lavoratori stranieri irregolari – il Rapporto Caritas-Migrantes ne stima circa mezzo milione – che lavorano  in Italia. Farne dei lavoratori regolari – cioè consentirne una regolarizzazione coerente con la loro effettiva posizione socio-occupazionale – sarebbe una scelta non solo giusta, ma anche efficiente dal punto di vista economico.

Per un governo impegnato a fare emergere il “sommerso” e a riportare alla luce del sole – anche a fini fiscali – quell’economia illegale che frena il potenziale di crescita del Paese, lasciare sotto il livello della legalità mezzo milione di persone che non chiederebbero che di emergere significa rinunciare ad entrate certe e “strutturali” per perseguire obiettivi impossibili, come il rimpatrio di mezzo milione di persone che appartengono strutturalmente alla forza lavoro italiana. In una fase in cui con la spending review si stanno cercando le risorse per scongiurare l’aumento dell’Iva previsto per il prossimo autunno, un po’ di attenzione anche sul lato delle “entrate” virtuose attivabili non guasterebbe. E quelle legate direttamente e indirettamente all’imponibile fiscale e contributivo di mezzo milione di persone “sommerse” non sarebbero entrate né occasionali, né disprezzabili.

Legalizzare 500.000 lavoratori porterebbe da subito una cifra compresa tra 250 e 500 milioni e determinerebbe a regime maggiori entrate fiscali e contributive per alcuni miliardi. Si tratta di lavoratori che, come già in passato, nessuno espellerà, giustamente, perché danno un contributo fondamentale alla vita delle imprese e delle famiglie. Conosco le obiezioni ma uno scambio più legalità meno iva a me sembrerebbe positivo.

Inoltre, con la loro regolarizzazione – che come dimostra l’esperienza italiana, presto o tardi arriverà – si arginerebbe il fenomeno che è indissolubilmente connesso al sommerso nei settori ad alta intensità di lavoro, cioè la concorrenza “vincente” delle imprese che sfruttano il lavoro nero e la debolezza contrattuale dei lavoratori clandestini per prevalere sulle imprese che rimangono, virtuosamente, nel perimetro della legalità.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

One Response to “Obama coraggioso (e interessato) sui clandestini. Indicazioni anche per l’Italia?”

  1. malak scrive:

    ciao
    C’è una nuova amnistia per gli immigrati illegali o non-senso le leggi che stanno lavorando illegalmente
    malak eskander

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