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La politica cerca testimoni, ma trova soltanto profeti

– In questi ultimi giorni, una nuova ventata di anti-politica sta sconquassando gli equilibri politico-istituzionali del nostro Paese. Ventata che pare vedere in Beppe Grillo il suo maggior centro propulsore. Ebbene, vorrei contribuire ad approfondire l’analisi politica sul fenomeno, anche in virtù dell’importante appeal che Grillo ed il suo movimento stanno dimostrando sui più giovani.

Credo, dunque, si debba partire da una premessa indiscutibile: esiste oggi nel Paese un diffuso, profondo malessere verso la politica. Un malessere che sta esondando in modo multiforme e più o meno rumoroso, tra invettive mediatiche e urla di piazza. Un legittimo malessere verso caste e costi della politica che, però, non sembra essere stato ancora colto nella sua vera e più genuina essenza di fondo. E questo, oggi, mi sembra il dato davvero inquietante su cui riflettere.

La gara in corso tra la gran parte degli attuali e più importanti protagonisti della politica italiana a tacciare le variegate manifestazioni di questo malessere come fenomeno di anti-politica tout-court, come pericolose e distruttive espressioni dal sapore demagogico, destinate a disperdersi col passar del tempo, è l’ultima dimostrazione della lontananza dal paese reale, dalla gente e dai loro bisogni e sentimenti.

Si può certo essere in disaccordo nel metodo “urlato” delle rivendicazioni, così come si può discutere e criticare il merito delle proposte che vengono paventate, ma non si può continuare ad avere un atteggiamento tanto ciecamente pressapochistico e ottusamente liquidatorio di quanto è sotto gli occhi di tutti: la gente è stanca!

E – si badi bene – la gente, il popolo, i cittadini italiani non mettono sotto accusa la Politica in quanto tale – come si affannano a voler strumentalmente dimostrare i destinatari della critica – ma lanciano il loro j’accuse contro le persone che fanno politica, contro i loro comportamenti costosi ed inefficienti, contro il loro farsi casta, contro i loro offensivi ed insensati privilegi.

Possibile che la nostra attuale classe politica non si renda conto che vi è nel Paese una nuova, più diffusa e matura consapevolezza sul “dover essere” della Politica? Possibile che, mentre cresce un’onda di rinnovata partecipazione alla Politica, fatta di gente (e di giovani!), certamente piena di acredine innanzi alla casta, ma anche in cerca di risposte, i nostri politici non trovino di meglio che filosofeggiare sull’emotività della piazza? Possibile che i vari protagonisti della politica – di ogni parte e colore partitico – siano così impegnati nel cercare di giustificare, difendere e, spesso autoassolvere, le loro condotte particolari, da non rendersi conto dell’impellente necessità di offrire una risposta “di sistema” forte, ragionata, immediata e concreta alle istanze della gente?

Ebbene, l’inadeguatezza della nostra attuale e vecchia, vecchia, vecchia classe dirigente sta proprio qui. Tutti parlano, parlano e parlano, senza dire nulla di ciò che andrebbe detto e, soprattutto, senza fare nulla di ciò che andrebbe davvero fatto.

Tra chi parla solo alla pancia di questo Paese (vedi Grillo) e chi parla solo alla sua testa (vedi Monti), possibile nessuno sappia parlare al suo cuore? E sappia farlo con spirito di servizio, di verità, di serenità, di buon senso e di solidarietà?

Ma come si fa a non capire che il problema non sono i voli di Stato, ma che quei voli siano utilizzati solo per finalità istituzionali e quando non vi siano altre più economiche possibilità per motivi di sicurezza o ordine pubblico?

Ma come si fa a non capire che non si discute tanto di tagliare in modo irrazionale gli stipendi e le indennità dei parlamentari, quanto di far in modo che le indennità siano solo ed esclusivamente di “funzione”, cioè provvisorie e legate allo stretto svolgimento del proprio ruolo istituzionale, oltre che soggette ad adeguate forme di controllo?

Ma come si fa a non capire quanto sia intollerabile, non tanto il finanziamento ai partiti, quanto i sotterfugi fiscali che rendono più conveniente devolvere somme di denaro ai politici che alla ricerca contro le leucemie?

Ma come si fa a non capire che il problema non sono tanto le tasse, quanto l’incancrenita inefficienza e, spesso – soprattutto al Sud – la desolante inesistenza dei servizi pubblici e delle infrastrutture che, con quelle tasse, dovrebbero essere finanziati?

Ma come si fa a non capire quanto sia indegno nella percezione della gente che un parlamentare godesse di baby pensioni d’oro o vitalizi automatici, spesso a prescindere da un effettivo minimo svolgimento del servizio, quando si chiede ai cittadini di fare continui sacrifici per andare in pensione più tardi e mantenere in equilibrio la previdenza pubblica?

Ma come si fa a non capire che è ormai colma la misura nel vedere i politici accapigliarsi sui diritti civili e sul riconoscimento giuridico delle unioni di fatto, quando a loro è già concesso di godere proprio di quelle tutele – come la pensione di reversibilità al convivente o alla convivente – che si ostinano a negare alla gente comune?

Ma come si fa a non capire che l’imperdonabile peccato verso i giovani, non sta tanto nel numero chiuso delle università o nelle forme di flessibilità del lavoro, quanto nell’assenza conclamata di ogni selezione realmente trasparente e meritocratica o nella sostanziale chiusura ed immobilità del mercato?

E l’elenco potrebbe mestamente continuare all’infinito.

A queste insofferenze i politici dovrebbero saper offrire adeguata risposta. Ma – ripeto – una risposta “di sistema”, e non tante risposte partigiane o, peggio ancora, personalistiche, senza senso e di poco peso come quelle che si leggono ogni giorno sui giornali.

Per dare una risposta del genere, seria, autorevole ed esemplare al Paese, basterebbero pochi specifici interventi legislativi e pochissime settimane di iter parlamentare. La nostra classe dirigente potrebbe, così, almeno iniziare a dimostrare con i fatti la propria volontà di rimettersi al servizio dei cittadini. E – sono certo – che di fronte ad una simile risposta la gente tornerebbe a riconoscersi pienamente nei suoi rappresentanti e nelle istituzioni.

E non a caso mi riferisco alla classe dirigente tutta e non solo ai politici.

Perché una risposta di sistema necessita di un coinvolgimento di ogni altro segmento sociale del Paese che abbia funzioni o responsabilità direttive. Perché caste e privilegi non sono solo un triste appannaggio dei politici, tutt’altro! Industriali, sindacati, intellettuali, professori, giornalisti, liberi professionisti, tanti sono coloro che dovrebbero sentirsi interpellati al riguardo e che dovrebbero offrire il proprio contributo generoso al fine di riformare questo nostro Paese dalle fondamenta.

La Politica ha bisogno di testimoni. Non di profeti. Non più.


Autore: Luigi Massa

Classe 1973, avvocato per difetto, scrittore per diletto, politico per frustrazione, sognatore per passione.

4 Responses to “La politica cerca testimoni, ma trova soltanto profeti”

  1. Fabio scrive:

    Nulla da eccepire, solo da lodare questo articolo che come sempre rimarrà inascoltato dai nostri politici

  2. luigi m. scrive:

    magari non ascolteranno, tanto meno me, caro fabio… ma di sicuro ed a breve saranno travolti dalla loro sordità…

  3. Marco scrive:

    Giuste riflessioni, Luigi.
    Penso che sia sciocco temere Grillo e i Grillini: il movimento non ha nessuna forza di suo, brilla solo per luce riflessa per la debolezza e l’ignavia (e direi anche, a questo punto, per l’ottusita’) dei partiti che stanno in parlamento.
    Per togliere ogni linfa vitale al 5Stelle basterebbero una manciata di provvedimenti di buon senso nelal direzione delal riduzione dei costi e della dignita’ e serieta’ della politica.
    Ogni giorno che passa senza che alcune basilari cose siano fatte, una manciata di italiani in piu’ diventa grillina.

    E forse, mi sto dicendo, non e’ nemmeno un male: perche’ a differenza di chi teem che Grillo sia un nuovo Mussolijni e una edizione aggiornata di Berlusconi, io temo di piu’ l’immobilita’ del nostro sistema, c he e’ stato capace negli ultimi decenni di assorbire e neutralizzare le istanze riformatrici anche grezze veicolate almeno in alcuni momenti da diversi partiti: Forza Italia, Lega, radicali, sinistre varie… tutto sembra passare senza intaccare l’essenza corporativa e autoreferenziale del sistema. Ho piu’ paura nella morte dell’Italia per asfissia soffocata dal sistema immutabile e proteiforme, che timore (o fiducia) nella capacità di un Grillo qualunque di ucciderlo.

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