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Decalogo per i cyber-cazzeggiatori

– I politici italiani online? Sono nella fase del cazzeggio, per usare le parole di Gianluca Nicoletti, conduttore di Melog. Twittano con voluttà, in maniera inconsapevole, si trovano, come direbbe Jean Piaget di fronte a un bambino, nella fase dell’apprendimento. Alfano, Bersani, Casini, non sono solo l’ABC della politica italiana, ma si trovano all’abc del linguaggio web. Oscillano tra la convinzione, gioiosa, che, in fondo, un tweet cosa vuoi che sia, e la percezione della fragilità della propria immagine pubblica. Finalmente dialogante, non più mediata, pericolosamente esposta.

Nascono così gli obbrobri politico-cibernetici, candidati e eletti sono come esseri mitologici, un solo corpo e più teste. La propria e quella di improvvisati comunicatori, spesso stagisti, con il compito ingrato di fare le fotocopie e stampare le mail importanti, e, allo stesso tempo, il lavoro nobile di twittare e scrivere status nelle veci del leader. Eppure in Rete, come in una qualunque conversazione, risultano più convincenti la spontaneità (diversa, attenzione, dallo spontaneismo poco professionale), il coinvolgimento personale, la capacità di elaborare e condividere contenuti in grado di diventare oggetti sociali: video, infografiche, brevi eBook, immagini, la cui diffusione è veloce. Sono in grado di lasciare il segno nell’immaginario collettivo per una ragione semplice: aggregano. Chi li vede ne coglie il senso, si sente coinvolto, condivide il messaggio.

È questo, in fondo, il senso, per esempio, della campagna Obama dedicata alle donne d’America. Si chiama The life of Julia, è una bellissima infografica che spiega come l’amministrazione statunitense abbia accompagnato, in questi quattro anni di governo, le donne americane, sostenendole in ogni fase della vita, aiutandole ad essere prima bambine felici e poi persone mature e sane. Il contenuto funziona perché, lo insegna l’esperienza, è in grado di aggregare persone intorno, stavolta, a un interesse. Più spesso, invece, ad unire la gente sono le emozioni. Come nel caso dei meme: immagini o video cui è associata una didascalia ridicola. Fanno ridere, sono, quindi, virali. Chi li diffonde si riconosce in un gruppo.

Tutto estremamente banale? Forse sì, ma non per chi fa politica, almeno in Italia. Dove regna sovrana una convinzione, forse per l’origine latina, utile a richiamare un certo, glorioso, passato: repetita iuvant. E tutti ripetono, instancabili, gli stessi concetti, magari cambiando parole in prossimità del cambio stagista: dove un blog, quello di Beppe Grillo, sembra rivelare i segreti della rete solo perché è seguito (come tanti, tantissimi altri blog, su tante, tantissime piattaforme). Il vizietto tipico della comunicazione politica italiana permane, è ovvio, in rete. L’autoreferenzialità.

Un decalogo, allora, con suggerimenti in ordine sparso, per passare dalla fase adolescenziale del cyber-cazzeggio a quella, adulta, della maturità digitale:

  1. Discutere, il monologo è noioso e sintomo di vacua vanità (quindi: rispondere, interloquire)
  2. Semplificare (a Roma si dice: parla come magni)
  3. Non censurare, mai, nessuno, eliminando, per esempio, i commenti non graditi
  4. Fare agenda non limitarsi a seguirla
  5. Usare video, infografiche, foto
  6.  Prendersi e farsi prendere in giro
  7. Scrivere in prima persona, mescolando vita professionale e privata (quindi: essere pop)
  8. Coinvolgere (fare domande, chiedere collaborazione, prendere in considerazione spunti e idee)
  9. Trasformare l’esperienza digitale in esperienza fisica
  10. Divertirsi (la più grande regola è rompere le regole)

Infine ricordarsi che “stare su Twitter”, con la grazia di un pachiderma che occupa uno spazio con la propria possente fisicità, non significa possedere la formula magica del consenso di Mago Merlino. Ma solo partecipare a una conversazione. Comportandosi esattamente come si farebbe a un party. Dove non si fanno rutti in faccia agli interlocutori e si tace, quando qualcosa non si sa.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

2 Responses to “Decalogo per i cyber-cazzeggiatori”

  1. gisberto scrive:

    un infinito grazie da un baby.

  2. creonte scrive:

    bello belllo, mi sa che lo stampo e lo appiccico nell’armadio

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