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France Front Flop

– In modo non sorprendente per chi scrive, il Front de Gauche non riesce ad aggiudicarsi buoni risultati, in occasione delle Elezioni legislative francesi; si torna a risultati comparabili a quelli che il Partito Comunista conseguiva alla fine degli anni Novanta, prima della quasi esiziale crisi dei primi Duemila: il 6.91%, col traguardo collaterale di sbalzare la Destra del Fronte Nazionale dal ruolo di terza forza, palesemente naufragato. La distanza è siderale; pur non potendo contare né su una buona stampa né su un clima di entusiasmo tra i militanti, il FN arriva a un nient’affatto disprezzabile 13.90%, più del doppio dei gauchisti, rispetto ai quali era dato appaiato.

Il “Front”, al di là delle belle intenzioni della campagna per le Presidenziali, ha ancora una formula imprecisa, devota ad una serie di stilemi senza soluzione di continuità: raduna perlopiù l’ex elettorato “moderato” del PCF, che è membro fondatore di questo fronte della Sinistra, ma pesca apertamente classe dirigente e alcune fette di consenso nella sinistra del PS, delusa dal ciclo ante-hollandiano di sconfitte e di apparenti smottamenti posizionali.

Nella simbologia, il Front sembra vicino alla nostra “Sinistra Ecologia Libertà”, nel senso che cerca di riconnettersi a un qualche sentimento ambientalista, pur non rappresentandolo appieno, a posizioni di Sinistra non necessariamente ortodossa e filo-governativa, a intellettualità di gran moda nel dibattito mainstream che ostentano modi radical ma piattaforme rivendicative difficilmente intellegibili (non inattuabili; semplicemente esposte in modo sbrigativo, inseguendo il no all’Europa, il no alla crisi, il no a Sarkozy – un bel collante per la galassia gauchista, che pure si diceva sicura di una sua mancata rielezione, già mesi addietro).

Nella sostanza, il bivio al quale si trova questa coalizione di soggettività di sinistra non è diverso dalla nostra Federazione (ex PRC, ex PdCI, alcuni militanti della ex Sinistra DS): perché oscilla tra la rendita di posizione che garantisce un tosto radicalismo, soprattutto quando i partiti moderati insistono per giocare al centro, cercando di perseguire politiche di trasformazione finanziaria e risanamento contabile, e la percepita doverosità di un’interlocuzione dinamica coi socialisti, per non ridursi a un ruolo di testimonianza oppositiva, incapace, però, di vera incisività sul reale.

Qualcuno si era illuso, dopo il risultato di Mélenchon: esso già arrotondava per difetto (un certo difetto) alcuni lusinghieri sondaggi, assestandosi poco oltre l’asticella di un 11%, comunque interessante, ma anche qui fallendo non di poco l’aggancio e il sorpasso numerico nei confronti dell’Estrema Destra.
Il ragionamento era semplice e, per certi versi, condivisibilmente prudente: puntiamo a conservare quel risultato, pur dolendoci di non aver fatto il meglio che pure il clima generale sembrava prometterci.

In politica, la conservazione degli effetti di una campagna elettorale è fenomeno pericolosissimo, si raggiunge ben poche volte: al carisma del singolo dirigente, che riunisce sotto il suo nome le varie anime interne, debbono seguire proposte chiare, consapevoli e in grado di innervare di contenuto anche le consultazioni di profilo locale; se si campa in un attendismo ottimista, i risultati si abbassano, eccome.

Il flop del “Front” dovrebbe essere di insegnamento per chi pensa che, comunque vada, cavalcando l’onda del sacrosanto dissenso alle scelleratezze politiche di un’Europa economica tutto fuorché amalgamata o inseguendo un proprio tradizionale insediamento di contestazione e radicalità sociale, si possano avere buoni, addirittura grandi, risultati.

Persino la prospettiva storico-tradizionale della Sinistra d’alternativa è lontana anni luce da questa strategia, che ai più è parsa al limite un dignitoso barcamenarsi.


Autore: Domenico Bilotti

Nato a Cosenza nel 1985, vive e lavora principalmente a Catanzaro (raro caso di mobilità professionale verso Sud). Dottorando di ricerca in Teoria del Diritto e Ordine Giuridico Europeo, si occupa di diritto ecclesiastico, relazioni tra Stati e Chiese, laicità e bioetica. Suoi saggi, tra gli altri, sono pubblicati su riviste e web-zine come: Euprogress, Diritto & Diritti, LiberalCafé, politicamentecorretto, Stato,Chiese e pluralismo confessionale.

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