di PIERCAMILLO FALASCA – Guardando la crisi europea con gli occhi della storia – da una distanza che annulla i dettagli ma consente un quadro d’insieme – l’Unione Europea sembra oggi ad un bivio non dissimile a quello che sperimentarono gli stati americani alla fine del Diciottesimo secolo, quando sotto la guida di Alexander Hamilton si posero le basi per la federalizzazione del debito. La strada da intraprendere non è scontata, né c’è un first best acclarato. Purtroppo, non c’è nemmeno un Alexander Hamilton tra i leader europei.

E’ assai improbabile che l’unione monetaria europea possa sopravvivere senza un’unione fiscale, come ha sottolineato peraltro il premio Nobel Thomas Sargent intervistato oggi dal Corriere della Sera. Al di là delle scelte contingenti delle prossime settimane, i mercati valuteranno la tenuta dei paesi europei anzitutto dalla credibilità con la quale i leader europei indicheranno la direzione verso cui muoverà l’architettura istituzionale e politica europea.

Tra qualche decennio, voltando lo sguardo a questi anni orribili, li considereremo il periodo in cui si è “fatta” la federazione europea o quelli in cui l’illusione di un’Europa di policy without politics, per dirla con Angelo Panebianco, è caduta sotto le sue stesse incongruenze? Il prezzo da pagare per una cessione di sovranità all’Unione è certamente gravoso, ma il costo di un possibile ritorno alla frammentazione è molto, molto più elevato: l’immagine positiva che gli anti-europeisti di cultura liberale dipingono, un continente di paesi in competizione fiscale, sarebbe con ogni probabilità il trionfo del protezionismo, del nazionalismo monetario e magari anche del nazionalismo tout court.

Impariamo dagli errori del passato: se vogliamo un’Europa libera, aperta e plurale, accettiamo che sia la buona dinamica del federalismo ad operare, ed ad operare bene, non il ritorno ad un già sperimentato e fallimentare trionfo degli Stati-nazione. Se vogliamo che l’Europa resti (o torni ad essere) un continente protagonista della storia del mondo, accettiamone il destino comune. Schnell, fate presto, hurry up, depechez-vous, daos prisa. Ci vorrebbe un Hamilton europeo.