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L’ideologia ecologista che vuole distruggere la ricerca

– Esiste una leggenda metropolitana, una narrazione distorsiva della realtà tra quanti studiano i fenomeni del lobbying. In molti sono pronti a sostenere che i gruppi di pressione ambientalisti si trovano a difendere interessi deboli e di carattere pubblico, contro quelli forti e privati delle lobby dell’industria e del commercio. Eppure il trattamento riservato alla ricerca sulle coltivazioni OGM in Italia smentisce quanti sostengono che le multinazionali riescano ad influenzare più delle organizzazioni ambientaliste l’agenda dei governi.

Sin dai primi anni del dibattito europeo sugli OGM, i ministri per le politiche agricole e forestali, da Pecoraro Scanio fino a Zaia, si sono fermamente opposti all’adeguamento dell’Italia alle Direttive comunitarie, che impedirebbero qualsiasi limitazione nell’importazione e nella coltivazione di prodotti OGM autorizzati a livello europeo, se non per motivazioni scientificamente supportate.
In fondo, la partita di chi si oppone alla ricerca e al metodo scientifico si gioca tutta nel tentativo di dimostrare che gli OGM possano nuocere alla salute umana senza passare per una seria sperimentazione che fornisca prove inconfutabili di quello che, altrimenti, resta soltanto un pregiudizio ideologico e antiscientifico.

Oggi all’Università della Tuscia potrebbe andare in scena l’atto più drammatico della tragedia di un paese che da decenni criminalizza il meglio della sua ricerca scientifica e alimenta con forza i propri preconcetti. Qualora si attuasse una direttiva del Ministero dell’Ambiente sollecitata dalla Fondazione Diritti Genetici di Mario Capanna, andrebbero distrutti trent’anni di ricerca e dilapidati così i fondi pubblici destinati al progetto da decenni, oltre al know-how e al capitale umano accumulato da quanti si sono dedicati alla ricerca.

Gli alberi di olivo, i ciliegi e i filari di kiwi transgenici coltivati all’Università della Tuscia potrebbero consentire di selezionare varietà resistenti a diversi agenti patogeni come funghi e batteri. Si tratterebbe di un importante passo avanti nell’auspicabile riduzione dell’uso di pesticidi e prodotti chimici nell’agricoltura. Per giunta, le ferree misure di sicurezza che impediscono la diffusione del polline e la conseguente “contaminazione” delle coltivazioni circostanti dimostrano quanto ideologica e reazionaria sia la crociata combattuta da Capanna e seguaci.

Le piante arboree non crescono dalla sera alla mattina; necessitano cure di anni per dare frutti, così come la ricerca avviata su questo tipo di piante ha bisogno di tempo per produrre risultati apprezzabili. Qualora oggi e nei prossimi giorni si procedesse all’essiccamento chimico della coltivazione, si perderebbe la speranza di osservare risultati concreti nelle biotecnologie per i prossimi decenni.

Quella combattuta dai ricercatori della Tuscia – che lanciano un appello al Ministro Clini affinché fermi per tempo la distruzione del loro operato – non è una battaglia contro la natura né contro il genere umano. Si tratta, al contrario, di una lotta di civiltà contro l’inquinamento provocato dai pesticidi e la scarsità delle risorse alimentari. La sfida del futuro prossimo, se vogliamo davvero un mondo più equo, non consiste nel tornare al regime alimentare dei nostri bisnonni con coltivazioni biologiche ma scarsamente produttive; occorre, piuttosto, servirsi della scienza per incontrare la crescente domanda di sicurezza alimentare dei paesi emergenti e del terzo mondo. Raggiungere l’armonia tra l’Uomo e l’ambiente in cui vive non significa lasciare la Terra incontaminata, nell’ingenua credenza che sia a prescindere buona e bella, ma operare nel suo rispetto affinché migliorino le condizioni di vita dei suoi abitanti.

I ricercatori dell’Università della Tuscia non chiedono altro, e noi come loro chiediamo al Ministro Clini che le prese di posizione ideologiche escano dal dibattito sul futuro della nostra ricerca e della nostra agricoltura.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

2 Responses to “L’ideologia ecologista che vuole distruggere la ricerca”

  1. fabrizio scrive:

    Ottimo articolo… il punto é esattamente quello che lei cita: senza la scienza degli OGM non esistono speranze di poter nutrire la sempre crescente popolazione mondiale.
    L’alternativa “verde” é una delle tante utopie “naturaliste” che ci porterebbe solo a nuove guerre (questa volta non per il petrolio, ma per l’acqua ed i cereali) e genocidi di massa dovuti alla carestia.

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