Cambiare le regole per ri-fare la Democrazia

di SIMONA BONFANTE – Ieri Sofia Ventura mi ha inviato questo. Leggo il titolo: è un manifesto – o un appello? – rivolto ai partiti a fare in fretta, e bene, presidenzialismo e doppio turno. Leggo il resto giusto perché  l’invito viene da Sofia – ché ai manifesti, agli appelli francamente non credo granché.
Leggo, dicevo. Analisi impeccabile. Così come le soluzioni: riforma istituzionale in senso presidenziale e riforma elettorale in senso maggioritario, a doppio turno. In pratica: francesizzare l’Italia per ri-democratizzare la Repubblica. Ok. Continuo: “Nelle democrazie contemporanee la centralità è attribuita alle istituzioni e alle persone che le guidano e che si assumono di fronte ai cittadini la responsabilità di governare.”

Già, il declino italiano viene tutto da lì: dall’irresponsabilità del potere che, per forza di cose, in quanto irresponsabile, si fa prevaricazione, arbitrio; e Stato vessatorio, coercitivo, incontrollabile, auto-estensivo. Cioè regime non-più-democratico. Viene da lì anche la grippatura economica, la regressione sociale, la mortificazione culturale. Viene tutto da lì, il declino del nostro paese: dal gioco corrotto della democrazia.

Il Manifesto quindi dice il vero e propone il giusto. Il problema però è che lo propone proprio ai player del gioco falsato. E perché mai costoro dovrebbero predisporre da sé la propria stessa uscita dal gioco? Perché, via, è di questo che parliamo: una democrazia competitiva, cioè una democrazia forte, offre a tutti l’opportunità di giocare vincolando però ciascuno, una volta eletto, alla responsabilità di governare. I nostri player quell’opportunità l’hanno avuta – anzi, se la sono assicurata – non una sola, ma una vita di volte. L’hanno sprecata, sempre, auto-conferendosi però l’immunità. Ovvio che in una competizione ‘olimpionica’ – cioè in una competizione vera – costoro risulterebbero penalizzati.

Gli autori del Manifesto – Sofia Ventura, Giovanni Guzzetta, Alessandro Campi, Francesco Clementi, Andrea Romano, Carlo Fusaro, Ida Nicotra e Giulio Salerno – però fanno ai partiti un’offerta che queste infamatissime entità diversamente governanti non sono – oggettivamente – nella condizione di poter rifiutare.
Dicono i nostri: Fate la riforma, cari partiti. Fatela subito e fatela bene. Per il bene dell’Italia? Seee, proprio il faro del vostro cammino…No, no: fate la riforma perché vi conviene. Vi conviene per non soccombere al giudizio sommario dei (persino) peggiori di voi; e non essere quelli che, per propia inedia e inettitudine, finiscono con il non-avere alternative se non impegnare la sovranità nazionale al banco del Fmi.

Fare presidenzialismo e maggioritario a doppio turno ora, quindi: non dopo – nel nuovo Parlamento made in Porcata. Farlo ora perché dopo, nel Parlamento che dovesse risultare dalla disperazione che dilaga tra i ‘sudditi’, voi potreste non contare più granché; perché il momentum – cioè il bisogno di cambiamento, unito alla disponibilità, per quanto di matrice tattica, del Pdl a realizzarlo – dopo sarà già passato, lasciandoci però in dote ‘novità’ non da poco, tipo Grillo o chi per lui. E poi – constatiamo – si devono fare presidenzialismo e maggioritario ora, non dopo,  perché i mercati aspettano quello – lo aspettavano da Monti, lo aspettano da un po’: uno schock sistemico. Monti non l’ha dato, l’aspettativa rimane.

Parafrasando il Ministro Profumo, se i partiti non faranno ora quello che essi stessi dicono essere essenziale fare – restituire ai cittadini il potere di scegliere da chi farsi governare, e dare loro il potere di vincolare i governanti alla responsabilità del proprio operato (come, d’altronde, già facciamo con i nostri sindaci) – con quale faccia potranno mai presentarsi agli elettori? 

La possibilità di cambiare le regole c’è ed è ora. Dopo non è un’opzione. Se non lo fai, vuol dire che non vuoi, non che non puoi. E se non vuoi ora, non vorrai neppure dopo. Il fatto è che qui non si tratta solo di cambiare, ma di fare le regole della democrazia, ché quella in cui viviamo ora, signori, è davvero altra roba.

Per sottoscrivere il Manifesto, inviare una mail all’indirizzo adesioni@presidenzialismo.com

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Twitter @kuliscioff 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

3 Responses to “Cambiare le regole per ri-fare la Democrazia”

  1. Federico scrive:

    Non mi convince. Preferisco una prospettiva più migliana… Questa, ad esempio: http://www.linkiesta.it/presidenzialismo-federalismo
    Un presidente forte e unico in un paese tanto disgregato sarebbe solo un suicidio.

  2. Piccolapatria scrive:

    Nelle disgrazie ognuno di noi ha diritto di consolarsi con i mezzi che ha ; allora ci si può anche accarezzare con l’idea che ci sia consentito di approdare al francesismo doppio turnista; un meno peggio rispetto al (mio) preferibile maggioritario secco tipo anglosassone/americano. Ammesso e purtroppo non concesso che la proposta veda una qualche luce ho forti timori che nemmeno questo sistema ci potrà salvaguardare dall’avvento di un
    ” furbastro salvatore malefico” di nuovo conio.

  3. marisalfa scrive:

    sono pienamente daccordo al presidenzialismo e al doppio turno…..una vera svolta di modernizzazione e’ necessaria

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