Prova di forza o di buon governo?

di SIMONA BONFANTE – “Stasera presento le nomine Rai e quelle delle Authority“. Così alla vigilia del Cdm di ieri, il Presidente Monti. Così, più o meno testualmente, lo stesso Presidente, a fine Cdm: ‘di dare una prova di forza non mi frega niente. Mi interessa dare una prova di buon governo‘.
Questo il metodo. Questi, invece, i nomi:

Rai
Anna Maria Tarantola, attuale vicedirettore generale della Banca d’Italia, è la figura designata dal Governo per il ruolo di presidente, ove la Commissione parlamentare di vigilanza si esprimesse con una maggioranza di due terzi a favore.
Luigi Gubitosi, ex amministratore delegato di Wind e attuale country manager e responsabile del corporate investment banking di Bank of America per l’Italia, è la figura di cui il Governo si è assicurato la disponibilità ad assolvere al ruolo direttore generale, ove il Cda si esprimesse a favore della sua designazione.
Marco Pinto, consigliere di riferimento del Ministero dell’Economia.
Ah, cambia anche la governance della Rai, Monti: cioè ne disegna una che argina, almeno un po’, la foga predatoria del cda, cioé dei partiti.

Agcom
Angelo Cardani, docente della Bocconi, presidente.
Andrea Montanino, dirigente generale del Tesoro, consigliere di amministrazione in quota Tesoro.

(sulle nomine all’Autorità Trasporti, dettagli qui).

Avrà letto di sicuro Mario Seminerio, Mario Monti. Lo avrà letto qui, dove ci veniva suggerita una riflessione: che non c’è potere più forte dell’indipendenza e che – toh – il potere magico della équipe tecnica di Monti è proprio quello: la non sudditanza ai poteri auto-conservativi. E che al contrario non-azionare quel potere, avrebbe meritato, quello sì, di essere giudicato – con il caos calmo anticipatore di cataclisma dal quale siamo obnubilati – peggio che un errore, un crimine.

Quelli che hanno ingaggiato guerra al sistema – i grillini, non Grillo – combattono, a loro modo, per la libertà dal sovrano: combattono lo Stato, i partiti, la non-politica, la mala-politica, la politica marginale ed effimera. Combattono la sudditanza al regime. E fanno bene a farlo. Infatti, sostanzialmente, vincono: persino in un paese che i regimi non si è fatto remore di crearli – votandoli, non sempre e non solo subendoli.

Ieri il Presidente del Consiglio ha sfoderato l’arma dell’autonomia, ha mirato e boom: obiettivo affondato. Qual era l’obiettivo? Beh, mettiamola così: il delirante stallo della Rai non lo si sarebbe mai potuto superare pagando dazio ai partiti, ché i partiti, della Rai, sono il problema. La coercizione ricattatoria cui è stata esposta Agcom meritava un qualcosa di più di una lezione di forza: meritava una prova di buon governo. Meritava il fuck the parties che Monti – bocconianamente – gli ha dato.
(Che, poi, era più semplice di come appariva, visto che i partiti si sono – come dire – già fottuti da sé.)

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Twitter @kuliscioff

 

 

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

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