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La Repubblica gioca alla roulette russa

– Apri il giornale e a pagina 21 ci trovi uno di quegli articoli che ti confortano di averlo comprato, proprio quel giornale lì. Un pezzo onesto e pulito, in cui intravedi chiasmi e allitterazioni di pura cultura liberal, la cronaca ispirata di un tentativo di repressione della democrazia. Accade nella Russia di Putin, dove il Parlamento ha approvato una legge che, se firmata dal capo dello Stato, manderebbe al gabbio chiunque osasse riunirsi pubblicamente senza previa autorizzazione. Lo raccontava ieri, tra gli altri ma con i toni suoi, la Repubblica, il principale quotidiano italiano nonché circolo di prestigio dell’intellighenzia leftist tricolore. So what? Vi starete chiedendo…

Ecco, continuando a sfogliare il quotidiano, fin verso la sua metà, il lettore di ieri si sarebbe imbattuto in un inserto titolato “Russia Oggi”. Al suo interno, articoli di politica, economia, società e sport, a suggellare un racconto di dinamismo e apertura della Russia di Putin al nostro Paese e all’Europa, con tanto di intervista a Romano Prodi che spiega l’opportunità dei buoni rapporti tra i due Paesi. Ma andiamo oltre. Mi colpisce, prima ancora delle pagine sportive che tirano la classica volata alla selezione di calcio russa per gli europei che iniziano oggi, un pezzo in cui si racconta di un gruppo di protezione del patrimonio architettonico di Mosca, che lotta contro la demolizione di edifici storici della Capitale. Spicca questa frase: “Negli ultimi anni, come conseguenza dell’aggressiva politica urbanistica di Yuri Lushkov, ex sindaco di Mosca, la capitale russa ha perso circa 700 edifici storici”. Monta in me il sospetto, sento aria di epurazione. Googlo, come si dice in questi casi, e scopro che Luzhkov è stato sindaco di Mosca dal 1996 fino al 2010, anno in cui viene dimissionato con disonore dall’allora presidente Medvedev, di cui era diventato oppositore all’interno del medesimo partito, Russia Unita.

A quel punto cerco l’editore del brogliaccio. Si tratta di Rossiyskaja Gazeta, il giornale ufficiale del Governo russo. Lo stesso governo che Repubblica, a ragione, criticava dalle sue pagine ordinarie per i provvedimenti repressivi e illiberali che vara, veniva apologeticamente raffigurato nell’opuscolo interno. Che è sì indipendente dall’indirizzo editoriale della testata diretta da Ezio Mauro, ma pur sempre suo ospite, posizione grazie alla quale ieri qualche centinaia di migliaia di sinceri liberal italiani, comprando Repubblica, pensavano fosse amore, invece era un calesse

Perché calesse? …per spiegare al meglio la delusione di un qualcosa le cui aspettative non sono state mantenute, poteva essere usato un qualsiasi altro oggetto , una sedia o un tavolo, che si contrappone come oggetto materiale all’amore spirituale che non c’è più. Mi piaceva e poi si possono trovare tante cose con il calesse: si va piano, si va in uno, si va in due, ci sta pure il cavallo…” [Massimo Troisi].


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

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