di PIERCAMILLO FALASCA – Si è quasi tentati di dar ragione a Nichi Vendola, che ha parlato di un reato di “lottizzazione” compiuto dai partiti nella spartizione dei componenti delle autorità alle Comunicazioni e alla Privacy. Non è così, ovviamente, ma nessuno pensi che la condotta seguita dalle forze politiche nell’occasione non verrà politicamente e moralmente sanzionata dagli italiani.

Va dato atto al presidente della Camera di aver tentato, con successo, un’innovazione positiva nell’iter di nomina dei membri delle authority, con l’obbligo di deposito preventivo dei CV dei candidati. Paradossalmente, la trasparenza imposta da Fini ha reso visibile ciò che accade da sempre, ma che finora restava confinato tra i corridoi dei palazzi del potere: più che la competenza dei candidati, vige l’appartenenza o la vicinanza. E così, al vertice delle importanti autorità indipendenti ci troviamo nella migliore delle ipotesi degni e valenti professionisti, esperti sì, ma di materie e ambiti diversi da quelli di cui si occupa l’istituzione che sono chiamati a guidare. Nella peggiore, la scelta cade su esponenti di partito in “aspettativa” volontaria o forzata.

Eppure sarebbe bastato così poco. Pur in attesa di una disciplina normativa chiara ed efficace come quella proposta da Agorà Digitale e Open Media Coalition, sarebbe stata sufficiente adottare una condotta “pulita”: lasciar liberi i singoli parlamentari di votare in scienza e coscienza, favorendo e contribuendo al dibattito e alla “campagna elettorale” che sui media si è timidamente sviluppata.
Un sistema partitico tanto screditato agli occhi degli italiani, in una fase drammatica per l’economia nazionale, avrebbe dovuto e potuto trovare il coraggio dell’autodisciplina. “Non avremmo guadagnato un briciolo della credibilità che abbiamo perso”, sostiene qualche cinico. Peccato che così ne abbiano persa un altro po’ di quella che avevano.

La vicenda solleva interrogativi non banali sui prossimi mesi. Con le riforme istituzionali e la modifica della legge elettorale ferme al palo, l’ipotesi del voto ad ottobre e la tentazione di uno smarcamento dal governo Monti e dalle misure che dovrà adottare, la sensazione più forte è che i partiti della Seconda Repubblica siano sì consapevoli del baratro a pochi passi da loro, ma anche paralizzati e incapaci di cambiare direzione e fare salti di qualità e paradigma: sanno andare solo avanti, con riflessi pavloviani, senza fantasia e senza una visione.