Nomine Agcom e Garante Privacy, un’occasione persa e una sconfitta

La tornata di nomine per l’Agcom e il Garante Privacy è stata a tutti gli effetti un’occasione persa. Si doveva cambiare registro e non lo si è fatto e questo è un risultato politicamente inconfutabile. In molti, nel suggerire scelte diverse sia nel metodo che nel merito, abbiamo pensato che, non potendo cambiare in corsa le regole, si potesse innovare la prassi e lo stile di una decisione politicamente sensibile: curriculum pubblici, auto-candidature e un dibattito aperto sui titoli, i meriti e le idee dei candidati.

Ritenevamo insomma che fosse possibile rendere più trasparenti le candidature e i sostegni che questi meritavano da parte di deputati e senatori e che fosse necessario discutere pubblicamente delle scelte e dei criteri di selezione – cioè delle ragioni per cui si preferiva l’uno all’altro candidato. Evidentemente, ci siamo sbagliati. Ad avere la meglio, alla fine, è stato il peso di regole, a partire dal sistema di votazione, concepite non per favorire la trasparenza e la pubblicità delle scelte, ma al contrario per garantire un pressoché perfetto rispecchiamento degli equilibri parlamentari nei consigli delle autorità di controllo. E’ stata una sconfitta, ma non solo e non tanto di chi avrebbe voluto un vero cambiamento.

Non è detto che, se si fosse proceduto come in molti (e comunque troppo pochi) chiedevamo, alla fine si sarebbero fatte scelte migliori. Di certo si sarebbe scelto in modo migliore e più efficiente, rendendo conto all’opinione pubblica non solo del “prodotto”, ma anche del “processo”. I nominati il cui valore e credito può considerarsi indiscutibile e indiscusso – ve ne sono a mio parere, sia all’Agcom che al Garante Privacy – vedono la propria immagine pregiudicata da una procedura di selezione sostanzialmente lottizzatoria.

Il sistema politico, che ha ancora una volta preferito la continuità alla discontinuità, temo comunque che pagherà questa scelta ancora più duramente. La sconfitta non è solo di chi voleva cambiare registro, ma innanzitutto di chi ha scelto di non cambiarlo.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

One Response to “Nomine Agcom e Garante Privacy, un’occasione persa e una sconfitta”

  1. Antonio scrive:

    Si, va bene, ma te e il gruppo FLI come avete votato ?

    PS please non rispondere che il voto era segreto …

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