Il partito che non c’è, l’opportunità che molti non vedono

di LUCIO SCUDIERO – In un articolo pubblicato su la Repubblica di domenica, dal titolo eloquente “Il partito che non c’è”, Ilvo Diamanti rifletteva sulla confusione imperante in questa stagione della politica italiana e sui pochi, apparentemente inspiegabili, punti di riferimento scelti dall’opinione pubblica: il 45 per cento di essa continuerebbe a nutrire fiducia nel Governo, oltre la metà nel presidente del Consiglio Mario Monti.

Ma come, diranno i più insofferenti, quasi la metà degli italiani seguita a preferire l’esecutivo dei provvedimenti impopolari su fisco, casa e pensioni, e oltre la metà di essi il suo massimo esponente?

Il dato in sè raffigura una buona notizia. Quella cioè che l’Italia ha una classe politico/partitica sudamericana ma un elettorato che non ha ancora del tutto rinunciato ad essere europeo. E ragiona preferendo misurarsi con la realtà, per quanto dura essa sia, piuttosto che cedere alle lusinghe delle soluzioni pret a porter offerte un giorno sì e l’altro pure da un vasto fronte politico parlamentare all’ultimo giro di giostra.

Parrebbe che siamo un Paese più maturo di quel che speravamo. L’esecutivo continua ad essere un’anatra zoppa, spesso troppo timida e arrendevole nei confronti di lobby e caste a cui piuttosto che spezzare le reni ha garantito legittimazione a contrarre, come è stato per sindacati, corporazioni e partiti politici.

Eppure tra la difesa di Monti, del suo governo e il gioco allo scaricabarile di chi lo sostiene in Parlamento oggi passa la differenza tra le persone serie e i buffoni, tra la credibilità e la demagogia, tra i riformatori e i reazionari.

E’ folle che nessuno di quelli che potrebbero (o avrebbero potuto?) si sia intestato un’opa definitiva su quel 45 per cento di elettorato che manifesta di apprezzare un progetto di governo reale del Paese – nel bene e nel male – piuttosto che le illusioni.

Quella di Monti è un’area di consenso che esiste e continuerà ad esistere nel 2013, e di questa esperienza di governo andrebbe tratta una sintesi costituente di un nuovo soggetto politico. Il “partito di Monti”, dicevo qualche tempo fa, per non impegnare altri nomi, è ancora un’urgenza, forse un’opportunità: un soggetto riformatore, a-ideologico, con una visione dell’Italia dentro e fuori i suoi confini, in Europa soprattutto, con una leadership veramente innovata e scelta, perchè no, con l’impiego di uno strumento competitivo, tipo le primarie.

E’ un’operazione che nessuno dei brand ancora in vita della Seconda Repubblica può compiere –  e nessuno di essi lo vuole in realtà – ma che alcuni dentro l’area del fu Terzo Polo – che in quanto espediente tattico terzista non poteva fare la fine che ha fatto –  possono inaugurare.

Sarebbe una scommessa esclusiva, nel senso che escluderebbe tutti quelli che hanno coltivato e coltivano progetti di sussistenza autistica e di autoconservazione, e rischiosa, perchè non è detto che funzioni e molto dipende da chi ne assume la guida. Fuori da questa, però, ci sono solo certezze, nessuna delle quali migliore dell’esito eventuale del rischio corso.

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Twitter:@Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

3 Responses to “Il partito che non c’è, l’opportunità che molti non vedono”

  1. Federico scrive:

    Monti sta distruggendo il Paese con le tasse. Un suo partito sarebbe un flop tipo quello del Fli. Il Centro e’ ridicolo e democristiano: al massimo può farsi confindustriale con Montezemolo. L’unica speranza e’ allora un qualcosa del tutto nuovo, davvero libertario, che spazzi via ogni vecchiume. Forse l’unico che può tentare questa operazione e’ Oscar Giannino.

  2. Lucio scrive:

    Monti ha trovato un paese distrutto dalle tasse già da prima, la cui precedente classe dirigente si è sputtanata centinaia di miliardi di spesa pubblica e risparmi su interessi conseguenti all’adesione all’euro, e per questo sull’orlo del default. Come ho avuto modo di spiegare più volte, il partito non sarebbe di Monti Mario, nè dovrebbe replicarne le politiche pubbliche. Ma parlare il linguaggio della verità e chiedere agli italiani il consenso per fare le riforme che gli attuali partiti hanno impedito, anche nella fase montiana. E non sarebbe un’iniziativa ostile ad un’eventuale sortita di Giannino, anzi…

  3. foscarini scrive:

    Il problema è che i partiti che sostengono monti, PD-udc-PdL-fli non hanno più nessuna credibilità.
    In nessun paese come l’italia la politica ristagna attorno ad inamovibili cariatidi.
    Il partito di monti non potrà mai esistere perchè non è altro che un tentativo di riciclo di vecchi politici. E la cosa è fin troppo evidente.
    Non credo che sia corretto dire che Monti è “apprezzato” dal 45%.
    Monti rispetto alla stregua schifosa dei politici che lo sostengono è soltanto tollerato.

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