Esodati e dintorni: è sempre colpa dello Stato?

– Il principale difetto della riforma delle pensioni del ministro Elsa Fornero si colloca in senso simmetricamente opposto ai principali difetti comunemente rimproverati alle altre riforme succedutesi nel corso degli ultimi vent’anni.

Mentre queste misure sono state molto generose per quanto riguarda il periodo di transizione, la riforma Monti-Fornero se ne è curata troppo poco, al punto di doversi porre il problema di quanti e quali lavoratori “salvaguardare” rispetto a regole che rischiano di lasciare senza pensione e senza altri sostegni di carattere economico decine di migliaia di persone, ormai prossime alla quiescenza secondo le previgenti normative, ma che si sono viste spostare inopinatamente in avanti la soglia d’accesso con il decreto Salva Italia (e i correttivi del decreto Milleproroghe).

Sono state quindi individuate alcune categorie di lavoratori (c.d.esodati, in mobilità, in prosecuzione volontaria, inseriti nei fondi di solidarietà e quant’altro) a cui, in presenza di talune condizioni, vengono preservati i vecchi requisiti. Su tali situazioni è scoppiata la solita guerra dei numeri e quindi delle coperture finanziarie. Fino a quando il Governo, senza far cessare le polemiche, ha enucleato, nel numero di 65mila, i casi che già ora hanno esaurito le forme di tutela pubbliche e private e raggiunto i previgenti limiti di quiescenza, riuscendo, così, a far quadrare il cerchio delle coperture finanziarie, almeno nell’immediato.

I media – chissà mai perché ?- si sono appassionati al caso dei cosiddetti esodati, tanto che questa definizione viene comunemente usata per indicare tutte le fattispecie di salvaguardati. Chi sono gli esodati? Si tratta di lavoratori che hanno accettato la proposta di dimissioni volontarie o di risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, formulata dalla loro azienda (quasi sempre di grandi dimensioni), in cambio di un’extraliquidazione solitamente ragguagliata al tempo mancante all’accesso alla pensione.

Poiché la riforma Fornero ha spostato in avanti i requisiti dell’età pensionabile, queste persone (insieme alla altre tipologie espressamente indicate nella legge) rischiano di avere un periodo, spesso di alcuni anni, non coperto dall’ammontare pattuito. La loro legittima preoccupazione – lo ripetiamo – deriva dal fatto che le misure di salvaguardia (riguardanti la possibilità di andare in quiescenza con le previgenti regole) sono finanziate, per questo come per gli altri casi, soltanto per un biennio (per una platea di 65mila persone). E dopo? Si chiedono in tanti.

A chi scrive è capitato di imbattersi in un caso che meriterebbe di essere raccontato in tv. Si tratta di un ex dirigente di una grande impresa di telefonia che, oltre al tfr spettante, ha incassato un’extraliquidazione lorda di 400mila euro e che rischia di doverseli far durare per due anni in più rispetto a quelli previsti al momento dell’uscita dal lavoro. Che questo signore abbia un problema è assolutamente evidente; che lo stesso voglia cercare di risolverlo è comprensibile. Ma possiamo considerare tale caso come se richiedesse un’assoluta priorità, senza fare alcuna distinzione con chi, magari, ha perso il lavoro in solitudine, senza ricevere un euro in più del TFR?

Non dimentichiamo che i dipendenti in mobilità dello stabilimento di Termini Imerese sono fuori dalle deroghe per una questione di decorrenza di alcuni giorni. Eppure, tutto viene messo su di uno stesso piano e chi ha più voce per protestare viene ascoltato in modo acritico. Si replicherà certamente che quello da me citato è un caso isolato. Proviamo, allora, a calarci nella nostra discutibile normalità.

“Poste Italiane” – al pari di altre società pubbliche o private – è un caposaldo della politica degli esodi, nel senso che, nel triennio 2009-2011, ha concordato circa 16.500 uscite incentivate, erogando un’extraliquidazione pro capite di circa 39mila euro lordi (41mila per i quadri e 38,5mila per gli impiegati) per un ammontare complessivo di oltre 64 milioni di euro. Con tale operazione (in sostanza, una forma di prepensionamento a carico dell’azienda) si tendeva a coprire mediamente circa 20 mesi rispetto alla possibilità di avere accesso alla pensione.

A seguito della riforma delle pensioni del ministro Fornero risultano esservi 2,7mila esodati incappati negli effetti dell’incremento dell’età pensionabile. Ognuno di loro aveva percepito un incentivo medio lordo intorno ai 56mila euro allo scopo di coprire una distanza media dalla liquidazione del trattamento pensionistico di circa 38 mesi. In conseguenza della nuova normativa si è assistito ad un raddoppio del periodo che li separa dalla pensione: fino a 78 mesi se non interviene una soluzione.

Il caso di “Poste Italiane” è emblematico di un certo andazzo. Un’azienda interamente a capitale pubblico si avvale di procedure soft (e onerose) per ridurre il personale in esubero (in taluni casi l’esodo del padre ha comportato l’assunzione part time del figlio). Così migliaia di persone vengono, in pratica, retribuite per anni per non lavorare, fino a quando non varcheranno la soglia della pensione. Per 2,7mila persone la copertura è stata calcolata per 38 mesi sulla base delle previgenti regole pensionistiche.

Ma tale impianto è stato rimesso in discussione dallo scivolone in avanti – e di parecchio – dell’agognato approdo pensionistico. Così, per risolvere il loro problema, questi nostri concittadini dovrebbero trovare il modo di sbarcare il lunario, complessivamente per 78 mesi. E’ politicamente corretto intravedere in tutto quanto abbiamo sommariamente descritto un massiccio spreco di risorse umane e materiali, da “Paese della cuccagna” che da un certo momento in poi non riesce più ad esserlo, ma non si rassegna? Capisco benissimo che le mie considerazioni non saranno popolari; ma è proprio tanto sbagliato risolvere questo problema alle diverse scadenze in cui si presenterà?

Ci sarà pure, al fondo di tutto, anche un po’ di responsabilità personale. Oppure continueremo sempre a caricare sullo Stato le conseguenze di scelte anche nostre?


Autore: Giuliano Cazzola

Nato a Bologna nel 1941. Laureato in Giurisprudenza, esperto di questioni relative a diritto del lavoro, welfare e previdenza, è stato dirigente generale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Insegna Diritto della Sicurezza Sociale presso l’Università di Bologna. Ha scritto, tra l’altro, per Il Sole 24 Ore, Il Giornale, Quotidiano Nazionale e Avvenire e collaborato con le riviste Economy, Il Mulino e Liberal. È stato deputato per il Pdl nella XVI Legislatura. Per le elezioni 2013, ha aderito alla piattaforma di Scelta Civica - Con Monti per l'Italia.

38 Responses to “Esodati e dintorni: è sempre colpa dello Stato?”

  1. Mario Rossi scrive:

    On. Cazzola,
    tutto giusto quello Lei scrive.

    Le manca però un passaggio:
    Lei dice “Oppure continueremo sempre a caricare sullo Stato le conseguenze di scelte anche nostre?”.

    Bene, si faccia promotore affinché si applichino anche ai parlamentari le regole pensionistiche del Salvaitalia.

    Ricordo solo che le recenti modifiche al regime pensionistico
    introdotte per i parlamentari, sono tuttora migliori di
    quelle ante-Salvaitalia previste per i comuni cittadini.

  2. giuseppe scrive:

    Carissimo onorevole, anche Lei è così come gli altri suoi colleghi “predicate bene e razzolate male” Applicate prima a voi le riforme pensionistiche e gli stipendi degli esodati e poi vedete a chi appartiene la colpa. ma arriveranno le lezioni e finirete di riempire la pancia a nostre spese.

  3. michele carugi scrive:

    Egregio Cazzola, lei sembra ignorare, ritengo volutamente, che in parecchi casi le conciliazioni che sanciscono una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sono precedute da un licenziamento che alla fine viene accettato a fronte di un’indennità e nell’ambito appunto della risoluzione consensuale. Come lei può facilmente comprendere, in tali casi non c’è discrezionalità per il dipendente che può solo scegliere tra un lungo e incerto contenzioso e l’accettazione del licenziamento.
    Le indennità in molti casi sono calcolati in modo da coprire la retribuzione fino al momento del previsto pensionamento. E’ ovvio che più alta è la retribuzione del licenziato, più alta sarà l’indennità, che però non farà a altro che garantire la continuità della retribuzione fino alla pensione. In molti casi, tra l’altro dovendo coprire anche la contribuzione volontaria se necessaria. Pertanto indicare le risoluzioni consensuali con indennità come situazioni di privilegio è abbastanza fuorviante.

  4. Franco scrive:

    Signor Cazzola,
    francamente non credo che tutti gli esodati siano in questo momento sulle spiagge di Copacabana…c’e’chi ha rinunciato al lavoro per curare genitori anziani,motivi di salute a volte gravi,motivi famigliari,motivi puramente lavorativi:vede,sotto i 60anni piaccia o no non si e’piu’ competitivi e logica vuole che spesso non si puo’piu’ competere con chi ha 40 in meno noi!Le e mi domando….a tutta questa gente come si fa a dire tu mangerai tra 6 o 7 anni?O pensa forse che non abbiamo il diritto di sapere (ORA)il nostro futuro?Le sembra corretto sequestrare i contributi di una vita magari 36 anni per poi dover elemosinare la pensione?Non era forse un diritto?

  5. Mario Rossi scrive:

    mi associo con ciò che scrive l’ing. Chiarugi e ribadisco
    quanto da me detto nel precedente post: sul tema previdenziale
    i parlamentari si adeguino alla riforma Salvaitalia e diano
    il buon esempio. Ricevendo (giustamente, se ben guadagnati tramite un onesto impegno) stipendi alti, essi (i parlamentari)
    avranno comunque, anche con la riforma Salvaitalia, pensioni alte.

  6. Aquila52 scrive:

    Tutto condivisibile On. Cazzola, per non gravare allora sul sistema pensionistico si obblighi queste aziende, come Poste, che hanno abusato di procedure dubbie, a riassumere gli esodati.

  7. rita pisoni scrive:

    Il caso che lei cita è sicuramente unico, e la maggior parte degli esodati ha avuto il mio stesso trattamento: licenziata con 6 mesi, impossibilità di trovare un altro posto in quanto a 55 anni una donna non viene più assunta, avrei dovuto avere la pensione di anzianità a 60 anni quest’anno, ma prima la legge maroni e poi la delinquente della fornero mi hanno rovinato la vita. Ed ora? Ho finito i miei risparmi,. dopo 5 anni è anche normale e secondo lei come vivo?
    Da notare che avevo ottenuto un ridicolo contratto “a progetto” per pochi mesi giusto per avere un soldino e quindi ora non rientro più nemmono nei 65,000 “salvati” perchè questi delinquenti hanno di nascosto cambiato la legge.
    E LEI HA IL CORAGGIO DI PARLARE DI RESPONSABILITA DELLE PERSONE???????????????? Voi non avete idea di che cosa sia la responsabilità, voi che guadagnate pacchi di soldi senza fare niente.
    VERGOGNA!!!!!!!!!!!!!!!!

  8. elisabetta scrive:

    Ho letto l’articolo e subito ho pensato che l’avesse scritto Cazzola. Infatti è proprio il suo , Cazzola, vergognati, se sei un uomo, devi rinunciare a tutte le tue entrate e vivere con 700/ 800 euro al mese come i tuoi coetanei.

  9. GIACOMO scrive:

    ON. CAZZOLA, si deve solo vergognare di fare simili ilazioni, nei riguardi di onesti lavoratori, che dopo 35-40 anni di lavoro chiedono solo di andare in pensione , tra l’altro misera, non certo come le vostre, ci ricorderemo di lei e di quelli come lei alle prossime elezioni, mandandovi a casa. SI VERGOGNI !!!!!

  10. Marianna scrive:

    Le opere di insulto sistematiche, come questa, mi fanno molto ridere, ma mi fanno anche capire quanto è vero e quanto è utile ciò che è scritto nell’articolo commentato.

  11. maria scrive:

    ma la soluzione di tutto questo è di una semplicità fin troppo evidente : tutti coloro che si dovessero trovare in difficoltà economiche, in conseguenza di riforme delle pensioni (che colpiscono solo i comuni cittadini) vadano davanti a montecitorio : li’ il paese della cuccagna continua ad oltranza, i soldi non mancano e ce ne saranno anche per loro ! e poi dicono che votare 5 stelle potrebbe portarci alla deriva – ma già lo siamo, e da tempo !!!!!!!!!!

  12. Marino scrive:

    On. Cazzuola,
    Si ricordi che in molti casi noi ora esodati, uscendo dal lavoro in un momento di crisi dilagante, abbiamo salvaguardato molte aziende da chiusure e licenziamenti.
    Il nostro e’ stato un sacrificio, mentre voi parlamentari non avete nemmeno il pudore di tacere. Sieste stati assunti dai vostri partiti per non saper amministrare una Nazione che vi paga profumatamente, ed avete delegato tutta la responsabilita’ di ignobili misure di austerita’ sulla povera gente fatte da un governo tecnico che nessun Italiano lo ha mai votato.
    Si ricordi che lei ricevera’ un compenso in uscita che nessun esodato dopo trentasei anni di duro lavoro ha ricevuto. Si ritenga un esodato anche lei perche’ le prossime elezioni pochi di voi ricevera’ l’onore di vincerle.

  13. Marino scrive:

    On. Cazzola,
    Si ricordi che in molti casi noi ora esodati, uscendo dal lavoro in un momento di crisi dilagante, abbiamo salvaguardato molte aziende da chiusure e licenziamenti.
    Il nostro e’ stato un sacrificio, mentre voi parlamentari non avete nemmeno il pudore di tacere. Sieste stati assunti dai vostri partiti per non saper amministrare una Nazione che vi paga profumatamente, ed avete delegato tutta la responsabilita’ di ignobili misure di austerita’ sulla povera gente fatte da un governo tecnico che nessun Italiano lo ha mai votato.
    Si ricordi che lei ricevera’ un compenso in uscita che nessun esodato dopo trentasei anni di duro lavoro ha ricevuto. Si ritenga un esodato anche lei perche’ le prossime elezioni pochi di voi ricevera’ l’onore di vincerle.

  14. giorgio scrive:

    qui ci si dimentica di coloro che hanno aderito a mobilità concordata con aziende in grossa crisi e dopo anni di cigs senza
    aver avuto alcun incentivo all’esodo come i lavoratori agile ex eutelia

  15. donato scrive:

    Lei forse non sa che alcuni Lavoratori sono stati praticamente costretti ad entrare nei cosiddetti “fondi di solidarietà” ed hanno addirittura sottoscritto accordi “ministeriali”. Hanno creduto in unso Stato di Diritto e quindi non è possibile stracciare ex abrupto accordi legali a tutti gli effetti. Altrimenti solo uno scellerato avrebbe sottoscritto quegli accordi. Se manca la certezza nello Stato…..

  16. Enrico Galvano scrive:

    Marianna, dal tuo post non è molto chiaro se gli insulti a cui ti riferisci sono quelli dei lettori, oppure quelli che Cazzola fa agli Italiani in genere

  17. Enrico Galvano scrive:

    On. Cazzola, per ora preferisco rispondere solo al titolo del suo articolo. SI! E’ solo colpa dello stato, che per agevolare aziende in crisi, ( anche statali ) fa leggi che consentono il pagamento di incentivi all’esodo per sbarazzarsi del personale in esubero , e lo incoraggia pure agevolando il trattamento fiscale di questi incentivi, paragonandoli al TFR. Davvero lei pensa che un dipendente, con una lettera di licenziamento in mano, impugnabile in tribunale con costi ed esiti incerti, e comunque lontani nel tempo, ed una lettera con un assegno allegato in cambio di dimissioni abbia molta scelta? In ogni caso se lo stato fa leggi, dovrebbe anche avere l’impegno morale di rispettarle, e non fare come i bambini che se il gioco non gli piace più buttano le carte per terra.
    A differenza di altri lettori, non le chiedo di vergorgnarsi, questo è un sentimento completamente sconosciuto a tutta la nostra classe politica

  18. Marianna scrive:

    Agli unici che leggo: quelli dei lettori.

  19. ermes scrive:

    Egregio Onorevole, le sue considerazioni non fanno una grinza se fossero corroborate dai sacrifici a tutto tondo e non solo la riforma delle pensioni come unico caso. Mi dispiace che lei abbia citato un caso il cui extra-bonus è per pochissimi. Le ricordo che, tanti come me, di extra bonus non hanno avuto nulla. ma la cosa che fà arrabbiare è che rischiamo di passare per quelli che non vogliono lavorare e vorrebbero vivere alle dspalle dello stato. Nulla di tutto ciò e, le dirò, non siamo usciti perchè lo si voleva, ma perchè costavamo troppo e le aziende, espellendoci, aumentavano i loro benessere.

  20. claudio scrive:

    Caro Onorevole Cazzola…….
    Lei sa cosa singnifichi essere licenziato a 58 anni perchè l’ azienda ti considera troppo anziano e lo stato che ti alza l’ asticella dell’ età per il diritto alla pensione?
    Far sì che una persona si trovi senza lavoro e senza pensione da 61 a 67 anni è un crimine contro l’ umanità.
    Del resto la generazioone di mio padre è stata mandata in Russia a far la guerra con gli scarponi di cartone, che posso aspettarmi io da una classe dirigente di mangioni, incapaci e corrotti?
    Buona pensione sig Cazzola, mi auguro che la sua arrivi a tempo debito

  21. Gianfranco scrive:

    Senza parole !!
    Forse l’onorevole Cazzola abituato
    allo stipendio da parlamenptare ( piu’ vari inca
    richi ) e andato a pescare la liquidazione del manager e non ha tenuto volutamente
    Conto che la maggior parte degli esodati sono poveri cristi che hanno creduto ad un
    contratto firmato con lo stato e sono stati ingannati .
    Riempirsi la bocca con parole come extraliquidazione
    vuol dire non avere argomenti per giustificare il furto
    del nostro futuro messo in atto da una banda di cui
    l’onorevole in ogni caso fa parte .
    Onorevole Cazzola , il mio extrabonus e’ paragonabile a due sue
    mensilita’ con la sola differenza che io ci debbo campare esattamente
    40 mesi con due figli a carico e 40 rate di contribuzione .
    Onorevole Cazzola ma mi faccia il piacere !!!!

  22. robertocar scrive:

    Esodati esodati esodati, ma scusate ne hanno salvati 65.000 pare e in questi ci sono contemplati anche chi si versa per mille ragioni i contributi volontari, sono stato licenziato nel 2006 e adesso che credevo di essere arrivato sono nel calderone degli esodati con una differenza di noi non parla nessuno però i soldi li abbiamo messi noi di tasca nostra e non abbiamo mai preso un euro dall’inps perche apparteniamo a una cooperativa che non paga per la disoccupazione, per favore tanto di rispetto per gli esodati ma onorevole pensate a chi si è pagato con i propri soldi la pensione

  23. Francesco scrive:

    Buongiorno On. Cazzola.
    Io penso che la colpa NON sia dello STATO ma di parlamentari come Lei o industriali alla sua pari. E ne siete tanti. I Vs. sono diritti acquisiti. I Ns. cosa sono ? “Lavorate” per qualche annetto o mese e vi portate a casa pensioni da capogiro (per Noi miseri mortali). Abbiamo lavorato per anni per dare dignità a Noi ed alle Famiglie che rappresentiamo oltre a soddisfare i Vs. “stipendi” e i molteplici personaggi voluti dalla politica che hanno fatto “buon uso” delle ns tasse derubando malati, non realizzando opere di pubblica utilità e quant’altro si possa aggiungere. Lei è laureato in Giurisprudenza esperto del diritto del lavoro ….io sono un semplice diplomato e penso che ci siano tutti i requisiti per denunciare la posizione dello Stato nei confronti degli esodati. Ha letto la finanziaria 2007 ? – Legge 27.12.2006 n° 296 , G.U. 27.12.2006 – in essa ci sono tutti i presupposti per fare causa allo Stato (o a chi la rappresenta) inoltre le Società hanno dovuto contribuire versando anticipatamente gli importi richiesti dallo Stato e dall’INPS per il maturarsi della pensione. Meraviglia è che il “Sindacato” non proponga agli esodati una causa “cumulativa” contro lo Stato ….. forse anche “Loro” partecipi. Vorrei salutarla cordialmente ma NON riesco

  24. Gianfranco scrive:

    Caro onorevole Cazzola
    ho visto piangere il ministro Fornero illustrando la riforma delle pensioni,
    Ho visto piangere il Presidente Napolitano mentre parlava dello stato diritto,
    (non so se Lei ne abbia mai sentito parlare) ed una domanda forse ce la stiamo
    ponendo in tanti , vuoi vedere che i cattivi siamo noi ?.
    Forse non ci rendiamo conto da quanti problemi siete
    oberati giornalmente, tra presenze tv , radio ,cene di
    lavoro , raccomandazioni , poi bisogna anche andare
    al lavoro in parlamento ed e’ naturale che il pianto prenda
    il sopravvento e tutto questo per il nostro bene .
    Siamo veramente degli ingrati noi che non abbiamo niente da
    fare tutto il giorno abbiamo anche da criticare .
    On Cazzola non vorremmo veder piangere anche lei
    e allora accetti il nostro consiglio , firmi una bella lettera di dimissioni,
    rinunci ai suoi privilegi pensionistici e vedra’ sara’ come rinascere ,
    si sentira’ talmente bene da potersi considerare uno di noi .

  25. Carmelo Palma scrive:

    Esistono temi e protagonisti “sensibili”, che rendono rischiosa l’apertura e una moderazione di manica larga. Fedeli ad un’impostazione libertaria in cui la tutela del diritto di parola prevale su qualunque considerazione di qualità e di decenza, non selezioniamo i commenti, se non escludendo l’istigazione a delinquere, l’apologia di reato e le esplicite minacce di violenza. Non ci scusiamo quindi con Giuliano Cazzola, che è una persona sportiva e sa che, scrivendo qui, queste cose rischia: una denigrazione invidiosa e un livore nichilistico, che attenta al massimo al suo umore. Rischia quotidianamente molto di peggio, Cazzola a questo mare di fango e di odio sopravviverà ampiamente. Ma ora, almeno su questo pezzo, col fango facciamo stop.

  26. Filippo scrive:

    Onorevole Cazzola,
    concordo con lei: la tecnica usata per gli esodati delle Poste (e anche tante cose simili) è uno spreco di denaro pubblico. Le dirò di più: è anche uno spreco di risorse umane visto che vengono pagati per non far niente persone che possono invece ancora produrre e anzi nelle attuali intenzioni della nuova Previdenza Fornero devono produrre fino a quasi 70 anni.
    Mi trovo, invece, in completo disaccordo con lei su a chi attribuire le colpe. Migliaia di impiegati pagati per non far niente e rottamati sono una responsabilità del loro management e dei politici che hanno permesso ed avallato cose del genere.
    Gli stessi politici che oggi, in situazione difficile, tolgono a questi lavoratori rottamati la passarella verso la pensione che loro stessi avevavo precedentemente steso, lasciandoli cadere nel vuoto. Una vergogna ed una vigliaccata.

    Siete la peggiore classe dirigente-politica che un paese possa avere e su questo, ma solo siu questo ha ragione; gli italiani che vi hanno votato e messo ai posti di comando devono prendersi una parte di responsabilità.

    Un saluto formale

  27. Mario Rossi scrive:

    Egregio direttore,
    Anch’io non amo gli insulti e se legge i miei post non ne troverà di certo.
    Inoltre non ho nulla di personale contro l’on. Cazzola.

    Però cerco di mettermi nei panni di chi crede di aver subito un’ingiustizia e reagisce a questa, non potendo far altro,
    in maniera scomposta ed eccedendo.

    Invece mi sembrano insulti i Suoi: “moderazione di manica larga”, “denigrazione invidiosa”, “livore nichilistico”.
    Anche se scritti in maniera elegante, insulti restano.

  28. elisabetta scrive:

    Concordo pienamente con te, anche io mi trovo nella tua stessa situazione. Ma sei proprio sicura che per un breve “contratto a progetto” non rientreremo nei 65.000 “salvati”? Con il termine “senza successiva rioccupazione” non vorranno intendere “senza nuova riassunzione”?
    NON CI POSSO CREDEREEEEEEEE!!!!!!!!! Nel 2007 ho accettato una attività di collaborazione per un imponibile di € 641,00 e per questo ora dovrò aspettare 4 anni prima di prendere la pensione? Ho un marito disoccupato, aspettavo con ansia di avere 60 anni per poter avere la pensione, mi ero illusa di rientrare nei “salvaguardati” e ora nulla?
    Possibile che si preoccupino di più di coloro che hanno lavorato fino a poco tempo fa e hanno avuto una sostanziosa buonauscita per arrivare alla pensione, e non si preoccupino invece di persone come noi, non tutelate dall’art. 18, quindi obbligate ad accettare al massimo 12 mesi di retribuzione e da tanti anni senza lavoro?

  29. Laura Dessupoin scrive:

    Egregio Dottor Cazzola,
    dopo tre anni di mobilità, in seguito alla ristrutturazione aziendale per esubero di personale a causa della crisi di settore, ora mi ritrovo senza lavoro e senza pensione. Di incentivo neanche a parlarne perchè l’azienda non aveva soldi. Secondo me non è questo il problema e non sono quelli delle superliquidazioni gli esempi da portare perchè sono sicuramente minoritari. La situazione di crisi porta le aziende a ridurre il personale se non a delocalizzare. E’ vero che avrei avuto ancora molto da insegnare, ma le pongo la domanda:Sarebbe stato giusto, secondo lei, che io fossi rimasta in ufficio (se avessi potuto scegliere) e fosse finito disoccupato un giovane con figli e/o famiglia a carico? Io che ero a ridosso della pensione?Tre anni fa la riforma era stata fatta e niente lasciava supporre che ce ne sarebbe stata un’altra.Ma ora mi ritrovo così con una legge cambiata e senza prospettive per me e anche per mio figlio che frequenta con ottimi voti l’università e che vorrebbe continuare a studiare (perchè no?) anche all’estero!Spero di averle dato un ulteriore spunto di riflessione e grazie per avermi letto.

  30. giuliano scrive:

    Volevo far sapere all’onorevole cazzola,che nessuno di noi si è alzato un bel giorno e ha deciso di fare un passo così importante della sua vita,cioè quello di accettare un esodo incentivato dalla sua azienda,se mai c’era un minimo dubbio di quello che poteva succedere in futuro.Abbiamo fatto tutto nel rispetto delle regole vigenti al momento della firma,pertanto se poste italiane hanno fatto un uso indiscriminato di esodi,la colpa è tutta dello stato che non ha vigilato ed impedito ad una sua azienda che tale fenomeno diventasse di natura incontenibile.Sig. On la cosa più grave è che poste italiane continuano ancora ad esodare personale e nessuno si preoccupa di farli smettere,perciò la colpa è nostra o dello stato?La cosa che mi fà rabbia è che tutti riconoscono l’errore politico per aver votato la legge, il ministro lo ha dichiarato apertamente dicendo che la legge è stata fatta in tutta fretta,allora a questo punto mi chiedo e vi chiedo! quando la smettete di giocare con la nostra vita? tirateci quantoprima fuori da questo tunnel,credo che la nostra pazienza stia per finire,poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità.
    giuliano

  31. Giuliano Cazzola scrive:

    Ringrazio Marianna, la sola su di una trentina di commenti che ha capito il senso del mio articolo. Per me e’ un successo. Perché – evangelicamente parlando – e’ sufficiente che un solo seme cada in una fessura del terreno perché nasca la pianta della verità. Tra gli esodati, tanti non hanno avuto alternative. Altri hanno condiviso una scelta che li vedeva fuori dal mercato del lavoro per anni a parità di stipendio. Avrebbero potuto dire di no. Non lo hanno fatto perché hanno ritenuto conveniente accettare la proposta.

  32. lina scrive:

    non mi pare onesto portare come esempio la situazione di un funzionario, tra i 65.000 esodati penso che il numero dei funzionari sia esiguo mentre la maggior parte di loro siano semplici operai o impiegati che non hanno potuto sciegliere di uscire dal lavoro come nel mio caso poichè la ditta ha dichiarato il fallimento. Inoltre non abbiamo ricevuto nessun incentivo ma abbiamo dovuto pagare anche un avvocato per avere il TFR che ci è stato liquidato dall’INPS pertanto
    voglio dirle che non si fa di tutta un’erba un fascio.

  33. Filippo scrive:

    Onorevole Cazzola
    la sua risposta a Marianna dimostra che però è lei che non ha capito.
    Il lavoratore del suo esempio che dice “SI” ha scelto su vari fattori, compreso il mobbing che oggi viene esercitato sui dipendenti “indesiderati”.
    E’ possibile come lei dice che alla fine il dipendente valuti l’insieme delle cose in modo positivo, fra cui anche la qualità della vita negli ultimi mesi prima della pensione.
    Se dice “SI” lo dice anche perchè c’è un capo del Governo, di cui lei faceva parte, che rassicura tutti, insieme al famoso Tremonti sulla sicurezza del nostro sistema previdenziale. Non bisogna credere al Presidente del Consiglio? ed al Ministro Tremonti?
    Adesso lo Stato non può fare marcia indietro. Perchè nella maggioranza dei casi la convenienza si fermava al periodo intercorrente fra l’esodo e l’inizio della pensione. Come le vuole chiamare? una specie di vacanze a mezzo stipendio.
    La riforma allunga questo periodo anche di molti anni. Con cosa pensa possano pagarsi questo periodo gli esodati?
    E poi volete dimostrare che non siete dei furbastri ma degli onesti politici in buona fede? vogliamo incastrare solo quelli che conosce lei e che hanno avuto enormi vantaggi economici con l’esodo?
    Bene la soluzione l’ha messa sul tavolo inopinatamente un tecnico in TV. e vale almeno per le società a controllo pubblico (come Poste ed Enel). Queste società davano subito la possibilità di rinunciare all’esodo a chi aveva firmato e non era ancora stato esodato al 6/12/2011.
    Questo non è successo a dimostrazione delle “buona fede” del complesso Azienda Pubblica e Stato.

    Pensi che invece una Multinazionale lo ha fatto. Dopo il decreto SalvaItalia ha reso ritrattabili gli esodi non ancora consolidati.

    Ah dimenticavo: “un solo seme che cade in una fessura del terreno” forse non basta “perché nasca la pianta della verità”.
    La gente non vi crede più e come PDL state scomparendo, e meno male!

  34. Mario Rossi scrive:

    On. Cazzola,

    potrebbe indicare un metodo certo per distinguere i costretti all’esodo, da coloro che si sono offerti spontaneamente – cosi da poter dare la giusta priorità ai primi?
    Quanto ai secondi. Di cosa sono colpevoli? Di aver accettato l’offerta da un’azienda in difficoltà? Se fossero rimasti al
    lavoro non lo sarebbe stata di più?

    Nel 2010 le cosidette “finestre” vennero portate – per i lavoratori dipendenti – a 12 mesi. Solo 10.000 ex lavoratori,
    su una platea molto più ampia, vennero salvaguardati. Gli esclusi
    in quell’occasione diedero prova di maturità e, se Lei ricorda,
    non ci furono proteste eccessive.

    La manovra Salvaitalia, invece, alzando un muro, anziché gradini,
    ha trasformato un diritto “non esistente” (il diritto a pensione
    avviene solo al momento della maturazione dei requisiti, quindi fino a quel momento ci si possono aspettare modifiche), in uno
    “esistente”, unica soluzione al nuovo problema sociale, problema rilevante per il numero di cittadini coinvolti e l’aggravamento
    delle situazioni economiche di molte famiglie.

  35. ivano scrive:

    o perso il lavoro 5 anni fa dopo 3anni di moblita credevo che era il momento di andare in pensine però non mi pagono 18 mesi e mison ritrovato 2 anni senza lavoro e senza mobilita,totale per lostato esisto solo per pagre le tasse e non posso nemmeno detrarre le spese del mutuo e qelle sanitarie ecc.oramai non so come fare per anndare avanti dopo aver lavorato una vita. qualcuno mi puo dire qalcosa,e se sono un esodante ci sono dentro.

  36. Giuliano Cazzola scrive:

    A Lina, se lei legge con attenzione il mio scritto io faccio delle precise distinzioni. Il caso delle Poste viene da documenti ufficiali. Per il suo caso non sono previste tutele, per gli esodati si. Io ci trovo una differenza sostanziale.

  37. picchia scrive:

    ON. cazzola lei e tanti del pdl siete andati avanti tutta l’estate del 2011 a parlare di alungare le pensione, ma il versamento dei 40 anni di contributi erano Ok per Mastopasqua, cominciate voi ad avere 40 anni , ma non tutti in politica

  38. lorena scrive:

    Poste Italiane non ha costretto nessuno a lasciare il lavoro e non,purtroppo,avrebbe licenziato nessuno.C’è stata una vera e propria
    rincorsa agli incentivi con lavoratori che trattavano come al mercato.
    Sono una postale e sono informata.Le Poste hanno distribuito un sacco di soldi a gente che non vedeva l’ora di starsene a casa a far niente o
    a fare a tempo pieno quello che era il secondo lavoro,ora si facciano bastare quello che hanno intascato.Per una volta devo dare ragione a Cazzola.

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