Candidiamo Luca Bolognini al Garante Privacy, sfacciatamente, apertamente

– Domani la Camera dei deputati dovrebbe votare per il rinnovo del Garante della privacy. Regna la confusione tra i partiti sui nomi. Una decisione tanto importante come la scelta del collegio di persone che si dovrà occupare di tutelare il diritto alla riservatezza degli italiani, regolando settori complessi e vitali per l’economia nazionale, viene condizionata da logiche spartitori e piazziste. Circolano ipotesi di degnissimi ed esperti professionisti, con poche chance di ricevere la preferenza parlamentare, accanto ad esponenti chiaramente di “parte” (o di partito, direttamente), per definizione esponenti di “parte” e poco adatti a ricoprire un ruolo per il quale la condizione pregiudiziale dovrebbe essere la terzietà, oltre che la competenza tecnica.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini ha posto un argine importante – la presentazione dei curricula dei candidati – ma non ha potuto, in assenza di un quadro regolamentare o di prassi consolidate, imporre una procedura chiara di valutazione pubblica dei candidati, con audizioni parlamentari e screening feroce dei media, come avviene nella democrazie più mature (e serie) della nostra. D’altronde, in troppi hanno interesse ad aprire e chiudere la partita in pochi minuti prima delle votazioni, con pizzini di carta ed sms con ordini di scuderia: “Si voti questo!“. E il gioco, come sovente è accaduto, è fatto: poco importa se poi ci si ritrova con emerite capre alla guida di un’autorità indipendente, tanto l’indignazione in Italia dura poche settimane al massimo.

Come potrebbe accadere per l’Autorità Garante per le Comunicazione con la candidatura di Stefano Quintarelli (nata da una pluralità di esperti e protagonisti del dibattito in Rete sulla comunicazione e le nuove tecnologie, poi assunta direttamente da Linda Lanzillotta, Benedetto Della Vedova e altri come propria), anche per il Garante Privacy c’è forse un modo per far saltare il banco, in nome di quella ricerca del cambiamento e della meritocrazia di cui troppi si riempiono a vanvera la bocca. O, se preferite, a squarciare il velo dell’ipocrisia e a “sfidare” i tentativi di riciclo e pizzinaggio dei partiti con la scelta di un professionista serio e riconosciuto. Una persona “terza” rispetto ai partiti, alle imprese e alle associazione dei consumatori, la cui chiave di lettura delle grandi questioni di diritto e libertà connesse alla privacy è facilmente reperibile sul web, con una ricerca che estrapoli l’enorme quantità di articoli, opinioni e iniziative che lo stesso ha organizzato in materia. Parliamo di Luca Bolognini, 32 anni (è troppo giovane?), presidente dell’Istituto Italiano per la Privacy, un’organizzazione indipendente che associa molti dei più dinamici giuristi e professionisti della riservatezza.

Bolognini è un “vecchio” frequentatore di Libertiamo, sul cui webmagazine ha più volte scritto e alle cui iniziative ha partecipato, ma è soprattutto stato un “alleato” nella ricerca di un equilibrio possibile e pragmatico tra diritto alla riservatezza e libertà di mercato, forse la vera grande sfida che oggi l’economia moderna pone ad un’istituzione come il Garante e al legislatore.

Con questo articolo sottoscriviamo la candidatura di Luca Bolognini, sfacciatamente, apertamente.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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