– La parata del 2 Giugno? Si deve fare. Più sobria e più bella di sempre. Proprio ora che l’Emilia piange per il terremoto. Anzi, va fatta per gli emiliani. E le ragioni sono semplici.

Prima di tutto: i soldi per la ricorrenza e per la classica celebrazione sono stati già spesi. È già tutto pronto. Ogni vite di ogni palchetto lungo via dei Fori Imperiali tra un paio di giorni deve stare al suo posto e gli operai, i vigili, le persone che hanno lavorato e lavorano alla manifestazione vanno pagate. Ovvio. Se c’è qualche politico che in cattiva fede predica la solidarietà attraverso l’abolizione delle spese dello Stato allora cominci a praticarla: devolva il proprio stipendio del mese prossimo, tutto intero, alle popolazioni colpite dal terremoto. Farà una buona azione, acchiapperà qualche voto in più e avrà qualcosa di cui parlare per davvero la prossima volta, su Twitter.

Oltre alle banali ragioni economiche, però, valgono quelle ideali. Il 2 Giugno è, si perdoni l’ovvietà dell’affermazione, la festa della Repubblica italiana. Il momento in cui abbiamo scelto di diventare quello che siamo, abbiamo imboccato una strada, iniziato un cammino politico. È la festa della nostra comunità. Alla quale ciascuno di noi, e ciascun emiliano, dovrebbe sentire di appartenere. È proprio nel momento delle tragedie collettive che la comunità si unisce, che le persone collaborano per fronteggiare l’imprevisto e per darsi una mano. In nome, anche, di un destino comune. Allora la Repubblica italiana va festeggiata con ancora più convinzione nei momenti di difficoltà. È il 2 giugno, e non solo il 10, quando la nazionale giocherà la prima partita degli europei, che vanno tirate fuori le bandiere. Anche per dare un segnale agli emiliani: siamo uniti, soprattutto nel momento della difficoltà.

Il tema, allora, è un altro, e non vale solo per quest’anno, in cui il momento della festa è coinciso con quello del dramma. Non ha più senso ricordare la nascita della Repubblica con una parata militare. Nessuno si sente partecipe, non provoca un clima allegro e partecipato, ricorda un paese d’altri tempi, distante dal vissuto comune. Si potrebbe quindi porre la questione con più forza ora per declinare la celebrazione in maniera diversa, più sentita, renderla un’esperienza per gli italiani.

L’hashtag tanto in voga su Twitter, allora, #bloccare2giugno, andrebbe cambiato in #festeggiare2giugno, per davvero, in un altro modo. Per quest’anno l’idea potrebbe essere quella di devolvere, ogni cittadino, un euro agli emiliani. Trasformare i tweet in monete, rinunciare a una preoccupata retorica per compiere un gesto concreto. Più utile per l’Emilia, più necessario per il paese e per un certo, più vitale, spirito nuovo.

Il tweet di Vittorio Sgarbi «La parata del 2 giugno deve essere fermata. Diamo i soldi all’Emilia. RT senza sosta fino a quando non verrà annullata. #no2giugno», è un esercizio di vanità. Vedere quante volte, fino ad ora 1500, il suo messaggino verrà condiviso. Una robetta da piccoli sciacalli delle emozioni collettive, cosa da poco in fondo.

Non aboliamo, allora, il 2 giugno. Ripensiamolo, va bene. Ma festeggiamolo, stavolta, donando anche solo un euro. In nome di una comunità ferita, ma capace, proviamo a dimostrarlo, di unirsi quando serve.

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Twitter: Fedecolonna