– “L’idiota è colui che non distingue. Le sirene del potere hanno già preso fiato e ci dicono che la repubblica è così importante che non si può non festeggiare… difatti, è proprio così, la repubblica italiana è fondata sul lavoro e non su militari e armamenti… imparate a distinguere IDIOTI.”

Questa frase non l’ha pubblicata un pericoloso anarco insurrezionalista, ma uno stimato giovane docente universitario, che studia estetiche e linguaggi sociali, e mio fraterno amico.
E mi sono sentito chiamato in causa, in qualità di idiota.

Leggo in giro, a destra e a manca, di appelli de “il popolo del web” atti all’annullamento della parata del 2 giugno. Una soppressione che avrebbe due finalità. La prima è pragmatica, e prevede l’invio dei soldi risparmiati, con la mancata parata, alle vittime del tragico terremoto di questi giorni. La seconda è di tipo simbolico, nella sua accezione di morale, ossia, l’assunto per il quale la Festa della Repubblica va sospesa perché, giustamente, nei giorni del dolore per le vittime del terremoto “non c’è niente da festeggiare”. Secondo me, poi, questi appelli sono motivati, ulteriormente, da una terza motivazione, ma parleremo dopo.

Prima di tutto.
Annullando la parata di soldi se ne risparmierebbero ben pochi. Cari amici. Una parata che movimenta migliaia di uomini e che prevede la costruzione di strutture e infrastrutture, implica che le spese, alte, siano relative non solo al momento della parata in quanto tale, il 2 giugno, ma anche e soprattutto a tutta una serie di operazioni che vengono effettuate (costruzione delle infrastrutture, movimentazione degli uomini, esercitazioni, ecc. ecc.) prima, e non durante la parata. I soldi sono già stati spesi, quelli risparmiabili sarebbero ben pochi. Ma questo è un discorso ozioso – il discorso concreto è quello di principio. Un paese, e uno Stato, colpito da un disastroso terremoto non può in alcun modo risolvere, o migliorare, la situazione con le i pochi euro risparmiati annullando una parata (già nel pieno della preparazione, attiva) a pochi giorni dalla data prefissata. Questi soldi non risolverebbero nulla, i soldi che lo Stato deve (!) e dovrà spendere per aiutare la popolazione emiliana son ben altri… e ben più cospicui.

Allora, rimane la questione morale. “Non c’è niente da festeggiare”.
Cari amici. Con Festa della Repubblica, non si intende “festa” nel senso di “divertimento”. Festa in questo caso, e mi fa specie doverlo ricordare, vuol dire raccordarsi intorno alla dimensione simbolica di un concetto, ossia, di un grappolo di valori. In questo caso il concetto è “Repubblica”. Le ricorrenze non servono solo a buttar soldi nei loro festeggiamenti, ma soprattutto a ricordare, testimoniare e riattualizzare, mediante l’atto rituale del festeggiamento, il valore simbolico in questione. Festeggiare un compleanno, un matrimonio, la vittoria di una squadra, sono atti che volendo possono essere sospesi in una contingenza drammatica, ma festeggiare la Repubblica vuol dire (solo e semplicemente) riconoscersi (di nuovo, e per l’ennesima volta) in quel valore che è la radice stessa della nozione attuale di Italia, e che è la ragione stessa di quel “senso di solidarietà” che spinge gli italiani e lo Stato a riconoscersi nel dramma del terremoto, ed a intervenire. Una comunità esiste solo se raccordata da atti simbolici. Senza di essi il senso di appartenenza è una scatola vuota.

Famiglia Cristiana ha titolato “Niente parata, abbiamo altri problemi”. E allora mi verrebbe da rispondere: bene, il prossimo natale non lo festeggeremo perché abbiamo perso il posto di lavoro… la Pasqua neppure perché nel mondo ci sono ogni anno milioni di morti per guerre e carestie, e questi non risorgeranno mai… e alla prossima Immacolata Concezione faremo finta di niente perché certamente l’umanità in crisi l’8 dicembre avrà ben altri cazzi per la testa a cui pensare. E allora, le questioni simboliche vanno festeggiate solo quando fanno comodo a certe culture e non ad altre?

Mi sorge il dubbio, però, che chi si scaglia contro la festa della Repubblica non sia mosso solo da solidarismo o da moralità, ma anche da altro. Guardatevi dentro le coscienze.
Quanti di voi, negli anni passati, non hanno, in fondo in fondo, provato fastidio per la festa della Repubblica? Per la sua retorica? Certo, la festa della Repubblica, come tutti i riti, è pregna di una insopprimibile retorica, e questa non ci è mai piaciuta, né a voi né a me. Ma adesso, a mio parere, avete finalmente trovato il pretesto per inficiare una festa, un valore, nel quale non credete. Non siete né morali, né moralisti, siete solo e semplicemente pretestuosi.

Alla pomposa retorica del 2 Giugno opponete la pomposa retorica dell’indignazione per un evento che ora, più che mai, disprezzate. Ma questo atteggiamento puzza di demagogia. Mi ricorda quelli che si scagliarono contro l’allora presidente del Napoli perché spese miliardi per comprare Maradona in una città in cui mancavano gli ospedali. Ma un presidente di una squadra di calcio… è lui a dover costruire gli ospedali? Questa gente, in realtà, odiava il calcio, e finalmente aveva trovato un argomento strumentale per inficiarlo.
Anch’ io da ragazzino amavo l’internazionalismo. Ricordo che Patria e Repubblica erano valori da considerare di destra ed ostacoli per la rivoluzione generale delle masse occidentali. Ero lì, ma questa teoria mi è sempre stata sulle balle. Con i fascisti mi ci prendevo a botte, vero, ma non ho mai messo in dubbio la fertilità del concetto di Nazione, e di Repubblica.

In ultimo la questione del militarismo. Cari amici, “militarismo” e “militari” sono questioni socialmente, culturalmente e politicamente diverse. Studiatele.
Un militare può essere militarista e può non esserlo. Così come la polizia può essere reazionaria, o non esserlo. Estirpiamo l’orrida bestia del militarismo, certo (!), ma non facciamo demagogia dicendo che dovremmo eliminare l’esercito. E poi, forse, non sapete che la parata del 2 Giugno da moltissimi anni è stata riformata. Sfilano i militari e pure tutti i corpi civili dello stato. Protezione Civile, Croce Rossa incluse. Lo sapevate?

Sentirmi dire dal popolo del web che chi crede nel concetto di comunità repubblicana sia un idiota, è una cosa che mi lascia interdetto.
E allora adeguiamoci al vostro qualunquismo. Caro popolo del web, in molti ci conosciamo, siamo amici, ma voi sabato 2 giugno… invece di andare al cinema, o a magnà… o al mare… o a spendere in alcol, teatri, gite… ecc. ecc., voi, perché non devolvete i soldi che spendereste nel sabato italiano alle vittime del terremoto in Emilia? Lo deve fare lo Stato? Vero, ma lo stato siamo noi, lo sapete (?), e allora perché non lo fate (i più)?

E lo Stato, quello Istituzionale, il suo lo farà (speriamo). E se non lo farà protesteremo sotto le sue finestre, incazzati neri, e lì faremo la nostra parata.
Ma per adesso lasciamo perdere la demagogia e la pretestuosità, e se vi sta così sulle balle il concetto di Repubblica, bene, compitevi nell’internazionalismo ed emigrate, che qui siamo già troppi e senza lavoro.

P.S. Questa storia del popolo del web è buffa – ormai fa parte, giustamente e per fortuna, del nostro marketing politico. E quindi si vedono vecchi politici che fino a ieri manco sapevano usare l’email che adesso, se il popolo del web dice una cosa sacrosanta, loro dicono “beh, prendiamola in considerazione”; se il popolo del web dice “A”, loro dicono “beh, A è una giusta istanza sociale”. E, se il popolo del web petta, loro scoreggiano.