Rifiuta di sottoporsi al più elementare contraddittorio. Accusa i conduttori di ogni talk-show esistente (da Floris a Paragone) di essere dei Dodo sulla via dell’estinzione, dei “pappagalli dimenticati dal padrone” ed ingiunge agli eletti del M5S di non presenziare a nessuna trasmissione televisiva. Etichetta i giornalisti, nel migliore dei casi, come “aria fritta”, oppure (più frequentemente) come dei consapevoli diffamatori prezzolati, i cui scritti sono precipuamente diretti ad infangare il M5S.

Il “portavoce-megafono” del Movimento Cinque Stelle non smette di far parlare su di sé sulle prime pagine sui quotidiani; la recente polemica che dilania la neo-conquistata Parma è solo una delle numerose vicende che si sono susseguite in questi mesi. Unire questo dato di “gestione interna al Movimento” alle visioni economiche, culturali, politiche e antropologiche di cui le Cinque Stelle sono foriere, è assai più utile che amplificare a mo’ di cassa risonanza le  contorsioni dietrologico-complottiste-anticapitaliste che Beppe Grillo ci ha regalato in questi mesi. La domanda principe è una sola. Qual è la “visione del mondo” propugnata dai grillini?

E’ una guerra tra esagerazioni e banalità, tesa a proclami ora al livello di un intrattenitore circense, ora con disordinati strepiti anticapitalistici ed ingenuità che – nei fatti – mettono in mostra una profonda incomprensione del Web (dove l’ignoranza si diffonde e circola tanto quanto in real). Nella visione grillina, Internet sembra divenire un alveare, un surrogato di Mente Collettiva capace di canalizzare e filtrare asetticamente i pensieri dei singoli, così da risolvere in maniera immediata, realistica, ecologica, sostenibile, (ovviamente) anticapitalista e “democratica” ogni problema dell’esistente.

Questo significa “ognuno vale uno”. In questa ottica deve leggersi la ferma condanna che Grillo lancia dal suo blog nei confronti della politica rappresentativa, dell’inutile Parlamento, nei confronti di ogni corpo intermedio (i partiti). La narrazione del M5S si traduce in un tecno-utopismo fuori da ogni criterio e da ogni ragionamento, piegato alle più basse e pruriginose volontà di (giusta) rivalsa e (giusto) riscatto nei confronti di un’immarciscita casta politica che non smette di esibirsi in spettacoli semplicemente vergognosi e scollegati dalla realtà. Ma i danni di una simile idea rischiano di essere di gran lunga superiori al supposto morbo che si vuole abbattere. Anzi: i danni rischiano di essere irreversibili. Per i diritti individuali e per la libertà.

Il sogno – il peccato capitale – di voler sostituire tout court la democrazia rappresentativa con la democrazia diretta, mediante il Web (il quale, come già realizzò Norberto Bobbio, deve essere finalizzato al miglioramento della democrazia rappresentativa, non alla sua distruzione), è un agnello mascherato da lupo. E’ un incubo spaventoso che ha le fattezze del Sonno della Ragione. Solo i regimi totalitari si sono arrogati (“nel nome del popolo”) di voler abbattere ogni corpo intermedio tra cittadino e Stato; solo la democrazia diretta condanna la “politica” a un’ordalia continua sui temi sociali scottanti, costringendo i cittadini ad esprimersi tramite estenuante, perpetui e continui “referendum” che rendono impossibili le (vitali) decisioni impopolari.

In un sistema del genere, lo spazio per l’autodeterminazione e il giudizio individuale viene pressoché azzerato in nome di un’inquietante funzionalizzazione democratica. E in tutto questo, si investe la “maggioranza” di un potere decisorio pressoché illimitato nei confronti di una sparuta minoranza. Quello della democrazia diretta è un mondo estremamente pericoloso; è il mondo del “processo mediatico”, degli istinti prurigonisi, dei complotti a buon mercato, della cialtroneria dilagante, della tuttologia applicata. E’ il mondo dove le garanzie costituzionali (per loro natura slegate dal mero consenso della maggioranza) diventano fastidiose palle al piede, di cui è possibile sbarazzarsi, magari con una semplice votazione online. Come può esistere il garantismo, in un mondo simile? In estrema sintesi, la democrazia diretta trova la sua emblematica immagine nell’acclamazione del popolo ebraico che scelse di liberare Barabba per condannare Gesù Cristo alla croce.

Fino ad oggi il M5S ha (localmente) spopolato in quanto novità; composto da ragazzi freschi lontani dalla politica “ufficiale”, che della “trasparenza” hanno fatto una delle proprie parole chiave, in antitesi a una casta sempre più spendacciona ed irresponsabile, ha avuto successo. Alla luce dell’attuale “momentum“, il successo alle politche del 2013 appare scontato; l’affermazione trionfale di Grillo secondo cui “arriveremo al 20%” dipinge una stima di voto tutt’altro che inverosimile.

I partiti avrebbero dovuto prendere il meglio dal M5S (più partecipazione, più trasparenza), stritolato da tecno-utopismi, mancanza di democrazia interna, folli idee psuedo-economiche improntata alla sovranità monetaria-MMT-signoraggismo-decrescita, e da un linguaggio di bossiana memoria. I partiti avrebbero dovuto sapere colmare quel vuoto che i grillini hanno sapientemente (e a ragione) occupato. Avrebbero potuto raccogliere quella profonda voglia di “nuovo”, di trasparenza, di pulito, di novità. Così non è stato, e non vi sono segni che ciò avverrà in tempi brevi.

E dunque, adesso, rischiamo di prenderci il peggio. Rischiamo di prenderci Barabba.

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