I terremotati e le assicurazioni

– Verrebbe da dire che piove sul bagnato, oppure che quando tutto va male accade qualcosa che rende le cose peggiori. Il decreto legge di riordino della Protezione Civile è stato appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale (16 maggio) ed ecco che la santa madre terra decide 5 giorni dopo di metterlo alla prova.

I contenuti più significativi, ai quali rimando, si trovano all’art. 1 comma 2 e all’art. 2 comma 1, recanti rispettivamente disposizioni in ordine alla durata dello stato di emergenza, ora limitato a 60 giorni, e la stipula di idonee coperture assicurative su base volontaria contro i rischi derivanti da calamità naturali.

Il primo articolo ci dice che lo Stato farà fronte alle emergenze con attività di primo intervento (allestimento di tendopoli, assistenza alle popolazioni colpite) finanziando queste attività con l’introduzione di accise sui carburanti fino a 5 centesimi, un classico; il secondo trasferisce il peso economico della ricostruzione dei beni danneggiati dalla calamità naturale sulle persone colpite dall’evento e sulle compagnie assicurative. In cambio promette non meglio identificati vantaggi fiscali purché nel rispetto dell’ “invarianza di gettito”.

Le compagnie assicurative, sulle quali ricadrebbe il peso maggiore degli oneri di ricostruzione, anni fa commissionarono al CNR una mappatura del rischio sismico al fine di identificare in modo puntuale i costi assicurativi della copertura terremoto. Ad oggi si può dire che tanto il mercato assicurativo quanto quello riassicurativo sono pronti ad emettere polizze contro tale calamità. I costi sono relativamente contenuti; si muovono infatti all’interno di una forbice che va dallo 0,10 allo 0,80 pro mille del costo di ricostruzione dell’immobile.

Alla garanzia così declinata va però aggiunto il costo per i cosiddetti rischi elementari, ovvero quello incendio, di cui la voce terremoto è parte. Ai tassi sopra citati va dunque aggiunto un ulteriore 0,50 pro mille di media per gli immobili civili e un tasso molto variabile per quelli industriali. In sostanza la polizza per un bene immobile del valore di 100.000 euro costerebbe fra i 60 e i 250 euro all’anno a seconda della zona e della destinazione, tutto sommato valori contenuti.

Purtroppo però non finisce qui. Le compagnie di assicurazioni operano giustamente in regime di salvaguardia del loro equilibrio tecnico, per cui le polizze oggi disponibili prevedono degli stop loss. In caso di calamità naturale che provochi la rovina totale dell’immobile la loro esposizione non è mai per il valore intero; il risarcimento sarà nella maggior parte dei casi compreso fra il 50 e il 70% del valore di ricostruzione.

Altre clausole contrattuali impongono un ulteriore limite assoluto secondo la formula del limite massimo di risarcimento. Nel caso del nostro esempio di prima potrebbe essere: somma assicurata 100.000 con scoperto 30% e limite 50.000. Ragion per cui il risarcimento spettante al terremotato sarebbe pari alla metà del valore dell’immobile.
C’è poi un altro problema. La prima stima dei danni dei terremoti del 20 e 29 maggio parla di 2 miliardi. Il terremoto dell’Abruzzo del 2009 è costato 10 miliardi. Sono cifre che metterebbero in difficoltà qualunque soggetto privato. Per qualcuno, in caso di concentrazione del rischio, sarebbe il dissesto finanziario.

Tirando le somme, senza un intervento chiarificatore del governo, la coperta rischia di essere troppo corta tanto per le popolazioni vittime del terremoto, quanto per gli assicuratori.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

4 Responses to “I terremotati e le assicurazioni”

  1. michele vitolo scrive:

    bel pezzo, costantino!!!

  2. creonte scrive:

    l’importante è apire che un stterremoto con periodo medio di ritorno di 476 anni è assolutamente standard da prendere in considerazione.

    qui non si tratta di imprevista, ma mera probabilità, rimanendo nel lessico del monopoli

  3. Piccolapatria scrive:

    Fino ad oggi da quel che la mia ignoranza in materia mi permette di conoscere e/o sapere le assicurazioni escludono dalle polizze la possibilità di garantirsi e di essere risarciti per danni da eventi di catastrofi “naturali”. Lo stato diventato patrigno come non mai , mentre ci prosciuga di ogni sostanza per spendere e spandere a iosa quanto e come vuole, ci dice “arrangiatevi” e grattatevi le pettole vostre.

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