di LUCIO SCUDIERO – Scusate…ehm…, ma qui avremmo un’idea per evitare l’ ennesimo aumento di accisa, per quanto nobile sia la ragione di stavolta, e cioè il terremoto in Emilia Romagna. Il concetto, né nuovo né rivoluzionario, è quello di destinare l’otto per mille dell’Irpef assegnato allo Stato alla ricostruzione di capannoni, chiese e campanili emiliani.

Come? Quanto? Facciamo un passo indietro.

Ogni anno i contribuenti italiani possono scegliere a chi destinare l’otto per mille dell’Irpef che pagano. Il meccanismo, introdotto nel 1985, consente di ripartire un certo ammontare di risorse fiscali tra Stato e confessioni religiose. In tutto, sono 7 i possibili destinatari, i più importanti dei quali, per volume di gettito attratto e presenza, sono lo Stato italiano e la Chiesa Cattolica. Il fondo ripartito negli ultimi tre anni è stato di circa un miliardo di euro in media.

Ora, siccome non esiste alcun obbligo per i contribuenti italiani di indirizzare la scelta, accade che meno del 50% del gettito da otto per mille sia espressamente destinato a qualcuno (rispetto ai fondi erogati nel 2010, solo il 43,5% dipendeva da un’opzione esplicita), il restante essendo invece ripartito tra i beneficiari proporzionalmente, in base alle preferenze espresse. Un meccanismo che ha sempre premiato la Chiesa Cattolica, capace di attrarre il maggior numero di preferenze e di accaparrarsi buona parte dell’inoptato. Tra i contribuenti che scelgono a chi destinare l’otto per mille, più di 3 su 4 scelgono la Chiesa Cattolica, che quindi incassa anche più dei 3/4 dell’otto per mille di chi non sceglie. Ma questo è argomento di polemica annosa, che qui non interessa rinfocolare.

Si tenga presente che nel 2011 lo Stato Italiano ha usato i 145 milioni di otto per mille di competenza statale per la protezione civile e l’emergenza carceraria.  Il mondo del volontariato e quello dei beni culturali, lasciati a bocca asciutta, hanno apertamente protestato. Il fatto è che lo Stato raccoglie poco otto per mille dai contribuenti, ma non fa campagne promozionali per incrementare le risorse ricavabili. Probabilmente, sussurrano i maligni, per non rompere il patto tacito stipulato coi prelati di Oltretevere, a cui uno Stato Italiano più competitivo sull’otto per mille sottrarrebbe certamente risorse.

Ma a volte accadono sciagure, come il sisma che ha messo in ginocchio una grande regione produttiva italiana, che si sommano a sciagure, qual è la crisi economico finanziaria che sta strozzando l’Italia e i suoi contribuenti.  I quali ultimi, siamo sicuri, destinerebbero molto più che volentieri allo Stato la propria quota di otto per mille, che è già nelle tasse che pagano, piuttosto che sopportare l’ennesimo ritocco delle accise sul carburante, da cui si attende una cifra intorno ai 500 milioni di euro fino a fine anno per finanziare l’emergenza in Emilia.

Siamo sicuri che, con un po’ di sana e robusta comunicazione pubblicitaria, se Monti chiede agli italiani una staffetta di solidarietà per l’Emilia Romagna via otto per mille, quei 500 milioni li trova in un mese e senza aumentare le tasse.

Per fare 500 milioni di euro con l’otto per mille, partendo da un’ipotesi di fondo fissato a un miliardo (stima prudente) e a parità di preferenze per la Chiesa Cattolica (per cui hanno optato, rispetto ai fondi erogati nel 2010, il 37% dei contribuenti) lo Stato Italiano dovrebbe raccogliere circa il 42% delle preferenze espresse, da cui caverebbe 420 milioni. Altri 80 milioni verrebbero più o meno dalla ripartizione proporzionale dell’inoptato, che in questa ipotesi si ridurrebbe – al netto di quanto destinato in forma espressa alle altre confessioni religiose, complessivamente pari a poco più dell’1% – ad una percentuale di circa il 20 per cento, approssimativamente 200 milioni. Ovvio che a pagare di più sarebbe la Cei in termini di gettito mancante, anche se ad essa non sarebbero tolte risorse assegnate direttamente dal contribuente, ma quote di gettito inoptato che finiscono nel bilancio dei vescovi italiani per “trascinamento”.

Eppure, anche quello potrebbe esser raccontato come un contributo alla ricostruzione dell’Emilia Romagna, delle sue chiese e dei suoi campanili distrutti, da parte della Chiesa Cattolica.

Il momento è difficile e richiede la solidarietà di tutti.

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