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Predazione contro cooperazione: purtroppo anche in democrazia vince la prima

– I rapporti tra uomini si possono dividere in due categorie: quelli cooperativi e quelli predatori. Nei primi, le persone lavorano per produrre qualcosa che ha valore per ognuno di loro. Nei secondi, il frutto del lavoro di alcuni va a vantaggio di altri. Il liberalismo si basa sulla nozione di scambio mutualmente vantaggioso: la divisione del lavoro di Adam Smith, la società come istituzionemutuamente benefica di Hume, i vantaggi comparati di Ricardo. L’esposizione migliore di questa teoria è stata data nel XX secolo da Mises.

D’altra parte, il liberalismo si basa sulla concezione del potere come predazione, ben evidente nell’analisi di Adam Smith di molte politiche, e negli scritti di Madison sulle ‘fazioni’. L’idea è stata sviluppata poi da Bastiat, e successivamente dall’elitismo e dalla public choice.
Lungi dall’essere un’irrazionale idiosincrasia, la distinzione tra società basata su scambi mutuamente benefici e politica basata sulla coercizione descrive un aspetto fondamentale della società umana, anche se a volte è stata banalizzata, ad esempio in Rothbard.

Ci sono giochi a somma positiva e a somma negativa. In teoria tutti i giochi del primo tipo andrebbero sfruttati e quelli del secondo evitati. In pratica, ogni giorno si perdono ‘benefici della cooperazione’ perché gli uomini non sono in grado di cooperare, e si distribuiscono costi della predazione perché avvantaggiarsi degli altri è una tentazione irresistibile.

Un ‘bene pubblico’ è un bene che non è facile produrre perché nessuno ha incentivi a contribuire alla sua produzione. Un esempio è un elettorato informato: dato che nessun singolo elettore può influenzare le decisioni pubbliche, nessuno usa le sue facoltà intellettive. Da qui la teoria della ‘ignoranza razionale’. I beni pubblici esistono anche nel mercato, ma è istruttivo realizzare che rappresentano un problema universale. I benefici della cooperazione sono resi difficili da realizzare perché beni pubblici.

Per comprendere il mondo politico è però più importante il concetto di ‘male pubblico’: un male che non è facile evitare perché chi ne subisce il costo non ha il potere di evitarlo, e chi ha il potere di decidere è beneficiario della sua produzione. Gran parte della politica è un ‘male pubblico’: le regole contro la concorrenza, i sistemi previdenziali ‘paygo’, ildebito pubblico, la pressione fiscale, la burocratizzazione. Chi ha interesse a non creare questi problemi non può impedirlo, e spesso non sa di esserne danneggiato (‘ignoranza razionale’), mentre chi può evitare di produrne – politici, burocrati e lobbysti – ha interesse a predare la cittadinanza.

La dicotomia tra cooperazione e predazione non va interpretata manicheisticamente. È possibile cooperare per predare, come le orde barbariche, le lobby, le organizzazioni malavitose, i cartelli tra imprese. La democrazia ne è piena: le organizzazioni professionali, i sindacati, i partiti, le associazioni di imprese sono spesso giochi a somma positiva per il gruppo, ma negativa per la società nel suo complesso.
La predazione non coincide con l’uso della coercizione. Coartare un ladro impedisce la predazione, ed è fondamentale per rendere possibile la cooperazione. D’altra parte, è plausibile che in un bene pubblico tutte le persone interessate siano favorevoli a venire punite nel caso defezionino, per invogliare tutti a contribuire.

Come temeva Olson, ci siamo organizzati troppo bene per la predazione, e quasi tutta la politica, dalla spesa pubblica alla legislazione, è la lotta legale di tutti contro tutti (come diceva Leoni) per vivere a spese degli altri. Quando la predazione diventa più importante della cooperazione, nessuno produce abbastanza per coprire i costi della prima, e l’economia e la società ristagnano e declinano.
Culturalmente è poi difficile capire la logica della cooperazione: tutti credono che per guadagnare di più occorre togliere agli altri, cosa vera nei giochi a somma nulla o negativa, cioè gran parte della politica, ma falsa in generale. Chi produce ricchezza beneficia tutti.

Il nostro futuro dipende da quanto saremo bravi a frenare la predazione e liberare le forze della cooperazione. Questo significa porre vincoli alla politica, e aprire le porte allo scambio, agli “atti di capitalismo tra adulti consenzienti” di Nozick. I liberali moderni, però, spesso si illudono che la politica democratica sia un gioco a somma positiva, consustanziale allo scambio di mercato. Ma edulcorare la realtà non l’ha mai resa migliore: lo stato è il male da cui dobbiamo guarire.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

3 Responses to “Predazione contro cooperazione: purtroppo anche in democrazia vince la prima”

  1. Franco Cardinali scrive:

    Sono abbastanza d’accordo sull’anlisi. Non condivido o meglio diciamo che non ho capito le conclusioni.

  2. Pietro M. scrive:

    Riscrivo per chiarezza l’ultimo paragrafo.

    Il nostro futuro dipende da quanto saremo bravi a frenare la predazione e liberare le forze della cooperazione. La ricchezza va prodotta, non predata, e la predazione distrugge ricchezza e dunque benessere.

    Questo significa porre vincoli alla politica, perché la politica degenera facilmente nella lotta di tutti contro tutti per vivere a spese degli altri, e una società che compra il consenso degli elettori con i soldi degli elettori è una società servile, corrotta, inefficiente, paludata.

    Occorre aprire le porte allo scambio, agli “atti di capitalismo tra adulti consenzienti” di Nozick. Solo la libertà genera infatti la responsabilità che spinge a comportarsi bene e a produrre anziché predare.

    I liberali moderni, però, spesso si illudono che la politica democratica sia un gioco a somma positiva, come fosse equivalente allo scambio di mercato. In realtà la politica è l’uso della coercizione contro i propri concittadini per ottenere vantaggi a loro spese. E’ così quasi sempre, e per un vero servizio pubblico prodotto dallo stato, ci sono nove esempi di predazione distruttrice di ricchezza ed iniqua.

    Edulcorare la realtà non l’ha mai resa migliore: lo stato è il male da cui dobbiamo guarire, non la soluzione ai nostri problemi.

  3. Nicola Marangoni scrive:

    In democrazia tutti possono convincere qualcuno a supportare un’organizzazione di cui in realtà quel qualcuno non ha bisogno, al fine di depredarlo. Questo fa la politica: pubblicizza molto bene la propria utilità e la propria importanza per vendere un prodotto inutile e costoso.

    Gli individui tendono però a mettersi in condizioni di bisogno anche senza stato: mettono al mondo più figli di quanto si possono permetere, aprono aziende facendo mari di debiti. Si pongono obiettivi di crescita irrealistici e insostenibili, così diventano il target di predoni parassiti e schiavisti.

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