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Le dimissioni del sindaco di Siena: una storia di partitocrazia bancaria

– 21 Maggio 2012: Siena ha un sindaco dimissionario. In tarda mattinata, quando ormai la notizia era trapelata e presente già sui siti di numerosi quotidiani, sulla homepage del comune appare una nota: ”Dopo aver profuso, fino a pochi istanti fa, un impegno incessante alla ricerca della continuità del mandato amministrativo, con rammarico devo prendere atto che, all’interno del Consiglio Comunale, non esiste più la maggioranza uscita dal responso elettorale dodici mesi fa. Per questo ho deciso di consegnare al Segretario Generale del Comune di Siena le mie dimissioni da Sindaco, per rispetto istituzionale di fronte ai cittadini e all’intera città, firmato Franco Ceccuzzi”.

Non è il primo caso di dimissioni, ma Siena non è una città qualsiasi: pochi residenti e un grande potere finanziario proveniente dalla terza banca del Paese. Alcuni la chiamano solo Monte, altri Mps, i senesi più orgogliosi precisano che il nome completo è Monte dei Paschi di Siena, a indicare che il “padrone” è la città.

Quelle di Ceccuzzi non sono dimissioni del tutto impreviste, ma il segno che lo strappo interno al Partito Democratico senese tra ex Ds ed ex Margherita non era ricucibile. C’è chi dice che ex comunisti e ex dc non possono “ontologicamente” andar d’accordo, dopo decenni di lotte, c’è chi evidenzia le tante incomprensioni del passato recente. Ma il passo indietro dell’ex primo cittadino senese è comunque significativo, frutto delle conseguenze politiche della bocciatura del bilancio del comune della città del Palio.

Ma Siena è la Banca. Il potere politico e le lotte che ne derivano girano intorno agli assetti del Monte dei Paschi di Siena. Il recentissimo rinnovo dei vertici dell’istituto –  presidente, amministratore delegato e consiglio di amministrazione – sarebbe il casus belli che scatena il conflitto che poi degenererà nello scontro e la bocciatura del bilancio dell’ente locale. Le nomine per i vertici bancari che poi escono da piazza del Campo, sede del comune, ed entrano in piazza Salimbeni, sede della Banca, sarebbero quelle volute dal sindaco e dal presidente della provincia.  L’area cattolica del Pd, il presidente della Fondazione Mps Mancini e il presidente del consiglio regionale Monaci avrebbero preferito nomine diverse, dice qualcuno.

Tra fine aprile 2012 e inizio maggio le posizioni degli ex Ds e degli ex Margherita si allontanano, la votazione del bilancio del comune vede il palesarsi dello scontro e il Pd si spacca. I consiglieri comunali della ex Margherita, fedeli a Monaci e Mancini, votano contro, non c’è più la maggioranza, nonostante l’unico consigliere comunale dell’Udc voti a favore del bilancio. I tentativi di riavvicinamento falliscono e Ceccuzzi, tra la notte di domenica 20 maggio e la mattina di lunedì 21 decide di lasciare. In piazza del Campo, teatro di matrimoni famosi ora si consuma un divorzio.

Chissà in quanti avranno ripensato agli affreschi del XIV secolo di Ambrogio Lorenzetti raffiguranti “l’Allegoria e gli effetti del buono e del cattivo governo” riprodotti sulle mura del Palazzo Pubblico, ma la realtà a volte supera la storia e la storia dell’arte.


Autore: Chiara Masini

Nata nel 1978 sotto il segno dei gemelli, vive e lavora tra la Toscana e Bruxelles. Laureta in Lingue e Letterature Straniere e, successivamente anche in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali, ha lavorato nel marketing in Inghilterra. Dopo la specializzazione in Relazioni Internazionali e Diplomatiche, scrive per quotidiani, riviste e siti web.

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