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In mezzo ai gameti, una giurisprudenza col passo del gambero

– “Il perder tempo a chi più sa, più spiace”.  Così scriveva Dante nella Divina Commedia, e di tempo se ne è perso e continuerà a perdersi a causa dell’ultima pronuncia della Corte Costituzionale che rinvia ai Tribunali di Milano, Firenze e Catania i ricorsi presentati per la presunta illegittimità costituzionale dell’art. 4 della legge n. 40/2004, che vieta le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) di tipo eterologo.

Dell’argomento avevo già avuto modo di occuparmi, sempre su Libertiamo.it, qualche tempo fa. L’ultimo pronunciamento della Corte Costituzionale  lascia, per varie ragioni, alquanto perplessi.

Infatti, con entusiasmo avevamo accolto la pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) del 1 aprile 2010, nella quale si stabiliva che non esisteva alcun obbligo dei governi di garantire l’accesso alla procreazione medicalmente assistita, tuttavia qualora uno Stato membro decidesse di legiferare in tal senso, non potrebbe limitarsi a consentire la fecondazione di tipo omologo.

In altri termini, alla stregua della sentenza CEDU del 2010,  si poteva scegliere se disciplinare la materia o meno; se la procreazione medicalmente assistita era consentita, doveva esserlo in tutte le sue forme (omologa ed eterologa); tertium non datur.

Ma poi la giurisprudenza di quella corte è cambiata, poichè la Grande Camera della CEDU (adita dai governi Austriaco, Tedesco e Italiano) ha completamente stravolto il giudizio emesso dalla Camera Prima.

La sentenza del 3 novembre 2011, richiamata dalla Corte Costituzionale nella sua decisione,  stabilisce infatti che “vi è una chiara tendenza nella legislazione degli stati contraenti verso l’approvazione della donazione di gameti, tendenza che rispecchia un emergente consenso europeo. Tale emergente consenso non è, tuttavia, basato su principi consolidati stabiliti nel diritto degli Stati Membri ma riflette piuttosto una fase di sviluppo all’interno di un campo del diritto particolarmente dinamico, e non limita in modo decisivo il margine di discrezionalità dello Stato”.

Quindi, secondo la Grande Camera, considerate le esigenze e le prerogative della società civile europea, alla luce delle questioni etiche sollevate e dei relativi progressi medici, ciascuno Stato membro ritrova un ampio margine di decisone normativa sulla materia.

Per queste ragioni la Consulta in data 22 maggio ha restituito gli atti ai giudici remittenti italiani, affinché, in forza dell’incostante e rinnovata giurisprudenza europea, i Tribunali competenti possano riesaminare e valutare nuovamente la sussistenza di violazioni dei principi Costituzionali e dei Diritti dell’Uomo.

In sostanza, nulla è cambiato. Poiché se rimangono in vigore le disposizioni italiane, come quelle austriache, rimangono le perplessità e le insoddisfazioni delle parti lese da queste pronunce, che avranno modo di avanzare nuovamente le loro ragioni in futuro, con altri ricorsi.

In effetti, non è stato raggiunto nessun risultato, né tantomeno è stato risolta la questione della legittimità e dei limiti alle tipologie di procreazione medicalmente assistita, su cui da tempo si dibatte e che ancora non trova soluzione.

Non a caso, le soluzioni adottate dai vari paesi europei sono le più disparate: c’è chi vieta solola PMA eterologa, ma consente l’omologa (Italia, Lituania, Turchia); chi vieta solo la donazione di ovuli (Germania, Norvegia, Svizzera), ma consente la donazione di spermatozoi; e c’è chi non ha legiferato affatto, ma pratica indistintamente tutte le forme contemplate (Polonia; Portogallo; Finlandia).

L’aspirazione che dovrebbe alimentare il dibattito a livello europeo, e anche i suoi giudici, è quella di definire una cornice normativa unitaria che possa orientare concretamente i legislatori nazionali nella formulazione delle discipline interne, con l’obbiettivo di rimuovere la disparità, che in questo caso coincide con l’ingiustizia, tra chi può permettersi il “turismo procreativo” e chi no, ed evitare anche situazioni paradossali di discriminazioni tra gameti (ci sfugge il perché alcuni ritengano che si possa donare il gamete maschile e non quello femminile..).

La pronuncia della Consulta ha solo rinviato una questione destinata a ripresentarsi.


Autore: Francesco Scordo

Nato a Roma nel 1988, è un Ex-Allievo della Scuola Militare Nunziatella, oggi studente presso la facoltà di Giurisprudenza dell' Università Roma 3.

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