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Il Berlusconi del 94, oggi, scenderebbe in campo contro se stesso

– La missione – originaria ed unica – del Berlusconi politico consisteva di due obiettivi: a) renderci un paese libero e b) intrattenerci con un po’ di cabaret. Ci ha fatto ridere, per un po’, ma di liberarci dalle patologie di una democrazia fattasi Stato, anche nelle sue più intangibili occorrenze private, niente di niente. Alla conferenza stampa di venerdì, anzi, l’un tempo alter-sistemico Cavaliere si è presentato come il più illegittimo degli occupatori-coatti-di-spazio-pubblico. Vuole il Colle, adesso. Quello presidenzializzato, naturalmente. Vuole arrivare ad assumere la più alta carica dello Stato per i certificati, ed ampiamente riconosciuti, demeriti acquisiti sul campo. Un Berlusconi partitocratico Doc.

Si guardasse oggi con gli occhi di vent’anni fa, il Cavaliere, metterebbe su un Cln, altro che un franchising di club, ma contro il sé (ed i suoi dipendenti) di adesso. Oppure farebbe quello che la gente civile fa in questi casi: chiamare l’ambulanza. Berlusconi-il-vecchio è un problema. Ma non è il solo e non è, purtroppo, neppure il più grave. Più grave della indisponibilità del nostro ad assumere la realtà a misura delle cose, c’è la disponibilità dei berlusconidi a perpetuare il disavanzo politico, culturale, democratico, economico della inetto-crazia. La propensione sistemica, cioè, a sottoscrivere un ‘pagherò’, in bianco, che reca in calce le firme di tutti noi – cittadini, volenti o nolenti, dell’immobilità fatta sistema; della non-libertà fattasi patologia, endogena ed auto-immune. È la “sindrome di Carlo d’Inghilterra” nella diagnosi del prof. Ricolfi, quella da cui i giovani-dentro di adesso hanno la legittima ansia di correre a farsi vaccinare. Ok, ma la profilassi?

La profilassi evidentemente non è il ‘serrare le fila’ urlato nel sanatorio secondo-repubblicano – l’Instagram della meno gioiosa, ma altrettanto patetica, macchina bellica varata nelle officine di Vasto; la formattazione di quel fallimento storico chiamato Pdl con la re-installazione del sistema operativo buggato; le rotture che non rompono nulla; e poi l’aia elettorale fondata sul Porcellum, perché è inutile sottilizzare: la democrazia la fanno le regole e se le regole hanno una ratio suina…

La profilassi è il liberi-tutti, cioé il tutti-responsabili, il tutti-impegnati. È fare ciascuno, individualmente ed insieme, quello che Berlusconi non ha fatto né nel 94 né poi; quello che il rassemblement de gauche non si pone neanche il problema di fare; quello che Casaleggio, di Casaleggio&Associati, il business creator di Beppe Grillo, farà di tutto per non fare: farci italiani, prima di improvvisarci rifacitori d’Italia. Farci liberi, della libertà altrui.

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Twitter @kuliscioff

 

 

 

 

 

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

2 Responses to “Il Berlusconi del 94, oggi, scenderebbe in campo contro se stesso”

  1. lupettoblu scrive:

    l’ennesima invettiva carica d’odio che vorrebbe darsi dignità sociologica

  2. creonte scrive:

    ma io credo che nessuno qui provi odio, al massimo pena

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