Tutti i lavoratori sono uguali, ma quelli pubblici sono più uguali degli altri?

di PIERCAMILLO FALASCA – Elsa Fornero, ministro della Repubblica dice una cosa banale, a proposito di riforma dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori: “Non è possibile che noi diciamo certe cose sul settore privato e poi non le applichiamo nel pubblico”. Replicano indignati alcuni rappresentanti sindacali, definendo le parole del ministro “davvero inopportune e fuorvianti“, accusando l’esponente di governo di anelare “con fervore degno di miglior causa si augura di veder crescere la possibilità di licenziare i lavoratori pubblici”.

Basterebbe contrapporre le due dichiarazioni virgolettate, riportate ieri da Corriere.it, per formarsi un’opinione sulla vicenda: da un lato si avanza un principio di eguaglianza (l’allineamento delle regole sul licenziamento individuale per tutti i lavoratori dipendenti), dall’altro si rivendica la conservazione di una rendita di posizione.

Esistono delle peculiarità di alcuni settori del pubblico impiego, relative alla tutela della necessaria terzietà di ogni funzionario civile nello svolgimento del proprio lavoro, ma queste non possono – né formalmente, né concretamente e nemmeno retoricamente – fungere da scudo ad un miglioramento dell’efficienza e del grado di meritocrazia della pubblica amministrazione. L’opzione del licenziamento del dipendente pubblico fannullone, improduttivo o dannoso – prima di ogni altra considerazione – è e appare un elemento di giustizia nei confronti della gran massa di lavoratori pubblici onesti e operosi.

Accanto a questo, c’è poi una fondamentale e palese esigenza di contenimento della spesa pubblica in Italia che porta chi governa, a livello centrale e territoriale, a porsi il problema del dimensionamento della forza lavoro degli enti pubblici: come in qualsiasi piccola o grande azienda, la struttura dei costi non è una variabile indipendente. Si dice: non c’è in Italia un numero di dipendenti pubblici superiore a quello delle maggiori realtà europee. Ma non si ammette che il salato “conto” che l’Italia paga per il suo stratosferico debito pubblico o il macigno della spesa pensionistica impone la sfida della razionalizzazione delle risorse umane.

Ciò che nel dibattito pubblico non viene quasi mai ricordato, peraltro, è che già oggi, dopo un lungo processo iniziato negli anni Novanta con la cosiddetto “privatizzazione” del pubblico impiego, è de iure possibile il licenziamento nella PA. Il vero ostacolo è fattuale, risiede nella complessa politicizzazione e sindacalizzazione dei rapporti di lavoro negli enti pubblici, la scarsa tutela di chi gode quel dirigente che volesse licenziare un dipendente, la pressione dei partiti o le ritorsioni sindacali.

Insomma, tra la Fornero e chi l’attacca, tra chi ritiene banale buon senso quanto dice il ministro e chi si strappa le vesti denunciando supposti attentati ai diritti dei lavoratori, c’è un racconto molto efficace dell’Italia di oggi e della profonda “frattura” culturale e politica tra riformatori e guardiani dello status quo.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

9 Responses to “Tutti i lavoratori sono uguali, ma quelli pubblici sono più uguali degli altri?”

  1. Randolph Carter scrive:

    Sono convinto dell’inutilità della norma a tal punto che invito la Fornero a farla… Risparmiamo dibattiti,discussioni e aggiungiamo una norma alla montagna di provvedimenti inapplicati che già abbiamo…
    Perché dico così?
    Perché i dipendenti pubblici non vengono licenziati nemmeno quando ci sarebbero già i presupposti per farlo, perché i veri costi insostenibili sono gli stipendi di dirigenti ed affini, legati da contratti “precari” e perché mediamente nelle P.A. non ci sono grandi esuberi di personale.

  2. diegoxte scrive:

    Ma io mi domando perchè i lavoratori pubblici devono avere privilegi e stipendi migliori di quelli delle aziende private, vuoi risolvere i problemi…dovrebbe essere il contrario…perchè tu che dai un servizio ma realmente non produci un cazzo dovresti essere felice di farlo e di farlo nel migliore dei modi….anche per rispetto di chi lo fa comunque, siamo al punto che i lavoratori del settore privato che sgobbano col fiato sul collo minuto per minuto sono delle merde, invece chi timbra il cartellino in un ente o azienda pubblica poi va a fare il cazzo che vuole e hanno anche il coraggio di dire lo faccio io perchè lo fanno tutti…è disdicevole…certa gente merita di zappare …non la terra ma i sassi dal mattino alla sera e poi prendere anche due calci nel culo….voi dipendenti pubblici onesti e laboriosi dovreste essere i primi ad alzare questa bandiera altrimenti per colpa degli altri ( i furbi) ci rimetterete parecchio.

  3. annarita scrive:

    Se si vuole l’uguaglianza tra lavoratori privati e pubblici si devono, però, anche eliminare le norme sulle incompatibilità, cumuli di impieghi e incarichi extraistituzionali, che limitano la libertà dei dipendenti pubblici rispetto ai privati (vedi art. 60 DPR 3/1957, art. 53 DLgs 165/2001, L. 662/96 art. 1 – norme sul part-time, più variegate leggi speciali, ovviamente condite da sanzioni disciplinari e peciniarie).

  4. Vincenzo scrive:

    …Che bello, il ministro(n)zo di turno che si cucca milionate di euro dai contribuenti, spara una “profonda verità” e subito tutti a dire “è vero, i dipendenti pubblici tutti fannulloni, mangiapane a tradimento, (brunetta docet) nel privato non ci sono privilegi e si muore di fame” (meglio morire tutti di fame che mangiare tutti!), ma, riflettere un po’ prima di farsi usare il cervello è chiedere troppo? Informatevi bene su chi ha sulla coscienza tutta questa macelleria… una visita al sito di Paolo Barnard, forse vi potrebbe schiarire le idee (sempre che ve ne sia rimasta qualcuna delle vostre)!
    infine mi vengono in mente tre parole…GUERRA TRA POVERI!!!
    Cittadino italiano Vincenzo Criscione

  5. Marianna Mascioletti scrive:

    Gentilissimo signor Vincenzo, una visita al sito di Paolo Barnard l’ho fatta, credo, un paio di anni fa, ed effettivamente mi ha (s)chiarito le idee.

    Da allora, infatti, nella mia pur obnubilata mente risalta chiarissima una certezza: devo ringraziare ogni giorno la vita, Dio, il Caso, l’Invisibile Unicorno Rosa, Manitù e Padre Maronno per non avermi fatta diventare come Paolo Barnard.

  6. Paolo scrive:

    Il nocciolo sta tutto nel penultimo paragrafo.

    Gli unici, “veri” dipendenti pubblici intoccabili e non licenziabili sono poliziotti, forze armate, magistratura e diplomatici.

    Tutti gli altri, e sono la maggioranza (dipendenti di ministeri, regioni, province, comuni, aziende USL, camere di commercio, scuole, università, eccetera) fin dagli anni ’90, fanno parte del cosiddetto pubblico impiego privatizzato, che è regolato dalle norme del diritto privato e dal d.lgs. 165/2001.

    Il loro licenziamento è possibile da almeno venti anni.

    Guarda caso, ogni governo tace questa semplice e chiara verità e ripetutamente sentiamo annunciare nuove norme per licenziare gli “statali” senza che nessuno applichi quelle che già lo permettono…

    Allora, il problema è politico o giuridico?

  7. Andrea De Pisis scrive:

    Sono un funzionario tecnico di un comune di medie dimensioni.
    Nel mio lavoro, incontro quotidianamente professionisti privati seri e competenti. Sinceramente, non mi sembra di essere al di sotto delle loro capacità, né di lavorare con minor passione e senso di responsabilità; anzi, tra noi c’è una chiara stima reciproca. Rispetto i ritmi e i livelli produttivi richiesti dal mio dirigente e mi sottopongo volentieri alle sue valutazioni. Né più né meno, faccio il mio dovere, anche quando ciò comporta spiegare al consigliere comunale di turno che “quel” garqage è abusivo e “no, non si può chiudere un occhio”.
    Ecco, in un Paese civile non dovrebbe esserci bisogno di discutere per anni di “fannulloni” o di “protetti”: io mi assumo le mie responsabilità, se il mio lavoro è necessario al datore di lavoro e io sono in grado di svolgerlo, bene. Altrimenti, arrivederci e grazie.
    Così dovrebbe essere, così non è.

  8. marcello scrive:

    “mi vengono in mente tre parole…GUERRA TRA POVERI!!!”

    E’ quello che dico sempre.

  9. marcello scrive:

    Ma hai risposto sul merito?

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