Rappresentanza legittima e influenza illecita

– Il ddl anti-corruzione presentato dal governo ed attualmente in discussione in Commissione giustizia definisce, tra l’altro, il reato di ‘traffico di influenze illecite’. Il testo originariamente licenziato dal Ministro Severino, all’articolo 9, recitava:

Art. 346-bis. – (Traffico di influenze illecite). – Chiunque, fuori dai casi di concorso nei reati di cui agli articoli 318, 319 e 319-ter, avvalendosi di relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità, come prezzo della propria mediazione, ovvero per remunerare il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, è punito con la reclusione da uno a tre anni. La stessa pena si applica a chi indebitamente da o promette denaro o altra utilità.
La pena è aumentata se il soggetto che indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio.

Il problema che questa formulazione determinava stava nell’avverbio “indebitamente”, attribuito alla corresponsione di denaro nel corso di una mediazione volta al conseguimento di un interesse, ma non altrimenti precisato rispetto al confine del “debito”, cioè di quel lecito rispetto a cui si definisce l’illecito. Fino a che punto la mediazione svolta in cambio di denaro può rivelarsi lecita?
Un sindacalista stipendiato che media presso i decisori svolge attività lecita o indebita? Ed un rappresentante di un’associazione imprenditoriale, di un’organizzazione professionale, di un’azienda, di una società di lobbying che eroga, appunto, servizi di mediazione altrimenti detti Public Affairs?
Ecco, questo il ddl non lo diceva, presumendo piuttosto una generica illiceità nell’attività di mediazione remunerata, ovvero dell’attività cardine delle società democratiche: la rappresentanza di interessi. La notizia è che quell’articolo è stato riformulato. Così:

«Art. 346-bis. – (Traffico di influenze illecite). – Chiunque, fuori dai casi di concorso nei reati di cui agli articoli 318, 319 e 319-ter, sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita, ovvero per remunerare il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, è punito con la reclusione da uno a tre anni. La stessa pena si applica a chi indebitamente da o promette denaro o altro vantaggio patrimoniale. La pena è aumentata se il soggetto che indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altra utilità riveste la qualifica di pubblico ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio. Le pene sono altresì aumentate se i fatti sono commessi in relazione all’esercizio di attività giudiziarie. Se i fatti sono di particolare tenuità, la pena è diminuita».

(in nero le modifiche rispetto al testo precedente)

La questione di fondo, tuttavia, sostanzialmente rimane. Il testo regolatorio cui il ddl Severino ambisce a dare esecuzione normativa anche in Italia è la Criminal Law Convention on Corruption redatta dal Consiglio d’Europa e sottoscritta anche dal nostro paese. La Convenzione perimetra l’illegittimità al verificarsi di un “vantaggio indebito” (undue advantage) ed all’accertamento di una “influenza impropria” (improper influence), escludendo esplicitamente dalla sfera di applicazione del reato tutte le pratiche di lobbying legittimamente riconosciute. Nelle linee-guida indirizzate al legislatore Nazionale, il Consiglio d’Europa infatti precisa:

“Improper” influence must contain a corrupt intent by the influence peddler: acknowledged forms of lobbying do not fall under this notion.

Un modello normativo ancora più illuminante rispetto alla esigenza di precisare i confini di un reato così astrattamente estendibile alla molteplicità delle interconnessioni tra interessi è il Bribery Act britannico. L’illecita mediazione, qui, si configura se a) l’azione o la promessa è svolta per indurre il pubblico ufficiale (corruzione in atti pubblici) o la persona con rilevanti responsabilità (atti privati) ad agire impropriamente nell’ufficio di cui è titolare; e b) se solo si ritiene che il vantaggio sia dovuto all’azione impropria commessa nell’esercizio della funzione. La legge contro la corruzione adottata in Gran Bretagna riconosce come “indebito” il vantaggio che si vuole ottenere grazie al comportamento di una persona con incarico rilevante nello svolgimento della propria funzione:

A person (“P”) is guilty of an offence if either of the following cases applies.

Case 1 is where:
(a)P offers, promises or gives a financial or other advantage to another person, and
(b)P intends the advantage—
(i)to induce a person to perform improperly a relevant function or activity, or
(ii)to reward a person for the improper performance of such a function or activity.

Case 2 is where:
(a)P offers, promises or gives a financial or other advantage to another person, and
(b)P knows or believes that the acceptance of the advantage would itself constitute the improper performance of a relevant function or activity.

La rappresentanza degli interessi è tutt’altro che un’azione indebita: è, anzi, azione auspicabile – ed infatti auspicata da organismi internazionali come OCSE e Ue – oltre che giuridicamente legittimata anche dalla Corte Costituzionale, chiama ad esprimersi – diversi decenni orsono – sulla presunta illegittimità ricattatorio dell’azione di sciopero. Distorsiva è la scarsa (o assente) trasparenza della decisione; la non universale accessibilità alla rappresentanza.

Il gioco democratico è mediazione tra interessi diversi: perché questi siano legittimi, legittimamente rappresentati e lealmente riconosciuti devono poter essere oggetto di un negozio chiaro, controllato, esteso e fruibile.

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Twitter @kuliscioff

 

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

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